Spal, impianto da serie A Contro la Lazio la differenza l’hanno fatta i dettagli
dall’inviato Paolo Negri
La squadra ha retto bene il confronto ed è parsa solida e organizzata Poteva finire 0-0 o 1-1 ma a certi livelli si paga la minima disattenzione
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AURONZO DI CADORE (BL). La differenza la determinano i dettagli. A maggior ragione in serie A. Piccole cose che però possono fare la differenza. Anzi, la fanno. La Spal sabato ad Auronzo contro la Lazio ha perso per questo motivo. Perchè ha concesso quel qualcosina che a certi livelli costa caro. Inevitabilmente.
La squadra di mister Semplici non ha sfigurato al cospetto di quella di Inzaghi. Anzi, si può ben affermare che il confronto è stato sostanzialmente equilibrato, a dispetto della prevedibile e logica supremazia territoriale della Lazio. Un maggior possesso però sostanzialmente sterile, anche a causa della ordinata, attenta, compatta, solida disposizione della Spal. Linee vicine, copione tattico ben chiaro, Floccari leggermente più arretrato rispetto ad Antenucci, che così non ha avuto il sostegno di un partner a lui vicino ma è stato sovente cercato con il lancio lungo, in profondità. Robusta dietro, la Spal era avviata ad un logico 0-0 finale al termine del primo tempo quando è bastata una disattenzione, un intercetto, la palla dentro per Immobile affinchè scaturisse il gol laziale. Sono situazioni in cui certi giocatori non perdonano. Felipe Anderson ed il Ciro nazionale, gli uomini più qualitativi (passo e grana di spessore ben diverso da quello degli altri) della Lazio, non se la sono lasciata sfuggire. Una piccola-grande lezione che verrà appresa. Per il resto la Spal non ha di che dolersi. La prestazione è stata confortante, e certo in linea con i parametri del momento. Squadra visibilmente pesante, imballata dal lavoro, come è naturale. Da qui un ritmo monocorde ed una certa difficoltà nel velocizzare la manovra. Pochi sfoghi laterali, con Costa a sinistra più vivace e propositivo di un Lazzari quasi mai azionato a destra e – di suo – in ritardo di condizione. Tutto normale. Così come Viviani in mezzo al campo è parso a sua volta appesantito dai carichi e di conseguenza non sempre lucido e preciso negli appoggi, nella distribuzione.
Con l’ingresso di Rizzo e lo spostamento di Schiattarella al centro il gioco è corso più rapido, pur se in realtà il secondo tempo ha presentato scarsi parametri di attendibilità a causa del continuo ciclo di sostituzioni da una parte e dall’altra. Ma è anche vero che l’inserimento di Paloschi ha dato più peso all’attacco spallino e che proprio il centravanti ha avuto l’occasionissima per il gol del pareggio, però Vargic – maturo gigante croato – l’ha spuntata. I dettagli che fanno la differenza, dicevamo. L’1-1 avrebbe dato altri contorni all’amichevole, pur se in questo periodo contano maggiormente altri aspetti. Ma il risultato, oltre a far presa sui tifosi, aiuta anche ad acquisire fiducia, autostima. Invece, allo scadere (ancora una volta) del tempo, l’ingenuità del rigore concesso che ha consentito al partente Keita (direzione Inter, assicurava l’impressionante legione di cronisti romani al seguito della Lazio) di fissare il 2-0. E adesso? La Spal deve proseguire con calma e convinzione il suo lavoro, il processo di crescita. Il materiale c’è. Teniamo presente che sabato mancava Felipe, il difensore di maggior esperienza e qualità, da lungo tempo aduso alle battaglie della serie A. Ricordiamo ancora la condizione complessiva logicamente non ancora ottimale (sarebbe preoccupante il contrario). Teniamo presente che vanno inserite altre pedine (Grassi è ormai preso, probabile anche un altro centrocampista, arriverà almeno un attaccante ma più facilmente due, il laterale sinistro Konate è sulla scaletta dell’aereo e potrebbe esserci spazio per un ulteriore difensore centrale). Che Paloschi ha giocato solo la ripresa, che l’appena sbarcato Vaisanen non ha debuttato, che Meret è pronto al ritorno in biancazzurro ma andrà aspettato il suo ritorno in condizione post-pubalgia. Insomma, un cantiere ancora vasto sia pure con fondamenta già solide. Ci sono il gruppo portante (Lazzari, Vicari, Costa, Schiattarella, Mora, Antenucci, Floccari), la mano di Semplici, l’organizzazione della società. E i nuovi?
Gomis è parso portiere attento, sicuro, felino, di personalità. Oikonomou un signore, in campo (e fuori). Il greco ha fisico, gioca a testa alta, sa chiudere e impostare, non esita a inserirsi. Sabato ha commesso un pericoloso errore in disimpegno ma si è trattato dell’unica disattenzione. Di Viviani abbiamo già detto, Rizzo ha frequenza e qualità tecniche evidenti, Paloschi ovviamente può incidere assai. Mattiello va atteso con calma. Adesso sarà importante riavere disponibile Felipe (dovrebbe riaggregarsi normalmente da oggi) e scongiurare il rischio di problemi seri per Vicari (molto preoccupato quando è uscito dopo aver sentito uno sconforto muscolare) e in parte per Paloschi (ingombrante borsa del ghiaccio sul ginocchio sinistro, a fine partita). Ma ci sembra che stia nascendo una buona Spal, sicuramente competitiva per l’obiettivo salvezza.
La squadra di mister Semplici non ha sfigurato al cospetto di quella di Inzaghi. Anzi, si può ben affermare che il confronto è stato sostanzialmente equilibrato, a dispetto della prevedibile e logica supremazia territoriale della Lazio. Un maggior possesso però sostanzialmente sterile, anche a causa della ordinata, attenta, compatta, solida disposizione della Spal. Linee vicine, copione tattico ben chiaro, Floccari leggermente più arretrato rispetto ad Antenucci, che così non ha avuto il sostegno di un partner a lui vicino ma è stato sovente cercato con il lancio lungo, in profondità. Robusta dietro, la Spal era avviata ad un logico 0-0 finale al termine del primo tempo quando è bastata una disattenzione, un intercetto, la palla dentro per Immobile affinchè scaturisse il gol laziale. Sono situazioni in cui certi giocatori non perdonano. Felipe Anderson ed il Ciro nazionale, gli uomini più qualitativi (passo e grana di spessore ben diverso da quello degli altri) della Lazio, non se la sono lasciata sfuggire. Una piccola-grande lezione che verrà appresa. Per il resto la Spal non ha di che dolersi. La prestazione è stata confortante, e certo in linea con i parametri del momento. Squadra visibilmente pesante, imballata dal lavoro, come è naturale. Da qui un ritmo monocorde ed una certa difficoltà nel velocizzare la manovra. Pochi sfoghi laterali, con Costa a sinistra più vivace e propositivo di un Lazzari quasi mai azionato a destra e – di suo – in ritardo di condizione. Tutto normale. Così come Viviani in mezzo al campo è parso a sua volta appesantito dai carichi e di conseguenza non sempre lucido e preciso negli appoggi, nella distribuzione.
Con l’ingresso di Rizzo e lo spostamento di Schiattarella al centro il gioco è corso più rapido, pur se in realtà il secondo tempo ha presentato scarsi parametri di attendibilità a causa del continuo ciclo di sostituzioni da una parte e dall’altra. Ma è anche vero che l’inserimento di Paloschi ha dato più peso all’attacco spallino e che proprio il centravanti ha avuto l’occasionissima per il gol del pareggio, però Vargic – maturo gigante croato – l’ha spuntata. I dettagli che fanno la differenza, dicevamo. L’1-1 avrebbe dato altri contorni all’amichevole, pur se in questo periodo contano maggiormente altri aspetti. Ma il risultato, oltre a far presa sui tifosi, aiuta anche ad acquisire fiducia, autostima. Invece, allo scadere (ancora una volta) del tempo, l’ingenuità del rigore concesso che ha consentito al partente Keita (direzione Inter, assicurava l’impressionante legione di cronisti romani al seguito della Lazio) di fissare il 2-0. E adesso? La Spal deve proseguire con calma e convinzione il suo lavoro, il processo di crescita. Il materiale c’è. Teniamo presente che sabato mancava Felipe, il difensore di maggior esperienza e qualità, da lungo tempo aduso alle battaglie della serie A. Ricordiamo ancora la condizione complessiva logicamente non ancora ottimale (sarebbe preoccupante il contrario). Teniamo presente che vanno inserite altre pedine (Grassi è ormai preso, probabile anche un altro centrocampista, arriverà almeno un attaccante ma più facilmente due, il laterale sinistro Konate è sulla scaletta dell’aereo e potrebbe esserci spazio per un ulteriore difensore centrale). Che Paloschi ha giocato solo la ripresa, che l’appena sbarcato Vaisanen non ha debuttato, che Meret è pronto al ritorno in biancazzurro ma andrà aspettato il suo ritorno in condizione post-pubalgia. Insomma, un cantiere ancora vasto sia pure con fondamenta già solide. Ci sono il gruppo portante (Lazzari, Vicari, Costa, Schiattarella, Mora, Antenucci, Floccari), la mano di Semplici, l’organizzazione della società. E i nuovi?
Gomis è parso portiere attento, sicuro, felino, di personalità. Oikonomou un signore, in campo (e fuori). Il greco ha fisico, gioca a testa alta, sa chiudere e impostare, non esita a inserirsi. Sabato ha commesso un pericoloso errore in disimpegno ma si è trattato dell’unica disattenzione. Di Viviani abbiamo già detto, Rizzo ha frequenza e qualità tecniche evidenti, Paloschi ovviamente può incidere assai. Mattiello va atteso con calma. Adesso sarà importante riavere disponibile Felipe (dovrebbe riaggregarsi normalmente da oggi) e scongiurare il rischio di problemi seri per Vicari (molto preoccupato quando è uscito dopo aver sentito uno sconforto muscolare) e in parte per Paloschi (ingombrante borsa del ghiaccio sul ginocchio sinistro, a fine partita). Ma ci sembra che stia nascendo una buona Spal, sicuramente competitiva per l’obiettivo salvezza.
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