«Cara Spal, ti avevo sfiorata e ti ho raggiunta adesso grazie a mio genero Felipe»
di Paolo Negri
La storia. Giampaolo Gobetti è il papà di Caterina, moglie del difensore «Provai davanti a Mazza poi il trasferimento dalla Tarcentina non si fece»
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FERRARA. Il calcio è metafora della vita, e come tale ci offre storie che hanno qualcosa di inusuale, magico. Coincidenze ed incroci non frutto del caso. C’è un disegno, sicuramente.
Bella, bellissima, questa storia. Quella del signor Giampaolo Gobetti, friulano di Tarcento, classe 1941. In gioventù è stato vicino ad essere acquistato dalla Spal. Il Friuli, si sa, era bacino privilegiato di Paolo Mazza. Quell’approdo in biancazzurro non si concretizzò, per un insieme di circostanze, di misteri, di verità controverse. Ma, adesso, a distanza di quasi sessant’anni, il sogner Gobetti può sentirsi in qualche modo spallino. Anzi, lo è. Grazie a Felipe, difensore centrale brasiliano, rinforzo di spicco dei biancazzurri per la serie A. Il perchè ce lo spiega lui stesso.
«Felipe è mio genero, il marito di mia figlia Caterina. Un ragazzo speciale, bravo, molto educato, molto sincero. E uno che in campo dà tutto, un leader, un punto di riferimento per allenatore e compagni».
Ma partiamo dall’inizio. Dalla Spal solo sfiorata: «Avevo 17/18 anni, giocavo in serie D nella Tarcentina, la squadra del mio paese. Ho sempre amato il calcio, giocavo in collegio, poi approdai giovanissimo in una formazione vera. Caratteristiche? Mediano di rottura, avevo fiato, ero... cattivo. Un Benetti, per dare un’idea. Paolo Mazza qui in Friuli era di casa, aveva occhi fidàti. Mi segnalò e mi accompagnò Mario Boldi, tarcentino come me, ex giocatore del Palermo e fratello di Benito, che era stato in A con la Spal di Mazza, e di Luciano, che a sua volta giocò in biancazzurro. Così venni a Ferrara».
Come andò lo racconta sempre il signor Gobetti:
«Eravamo a fine anni ’50, in maggio, mancavano tre giornate al termine del campionato, ricordo che nella Spal c’era Pandolfini. Giocammo allo stadio. Una mista di Primavera e ragazzi in prova, contro la prima squadra. Nel primo tempo quasi li mettevamo sotto, erano un po’ svogliati, lottavano per non retrocedere e credo pensassero alle partite in arrivo. Dopo circa dieci minuti dall’inizio del secondo tempo sentimmo un urlo... bestiale. Tutti si fermarono, proprio Pandolfini si voltò e si chiese “ma cosa succede?”. Era stato Paolo Mazza, infuriato, dalla tribuna. Ci dicemmo “vediamo cosa capita”. La squadra rientrò negli spogliatoi e Mazza ordinò che in trenta minuti fossero tutti pronti a salire sulla corriera. Boldi voleva parlare con Mazza, chiedergli come ero andato. Ci avvicinammo. Il presidente rispose: “Ora non posso dirti, sono nei pasticci. Riportamelo giù e vediamo”. Io salutai. Mazza incuteva timore».
E dopo?
«Eh - ricorda Gobetti -, non ho mai saputo come sia andata veramente. Avevo quasi 18 anni, forse era tardi per venire in Primavera. Forse la Tarcentina chiedeva troppo e non si era messa d’accordo con la Spal, c’era il Chieti, ero già stato in Abruzzo una settimana. Mi cercava anche la Fiorentina ma le pretese economiche del mio club erano appunto alte. Insomma, mi sono rotto le scatole, avevo bisogno di lavorare e me ne sono andato in Svizzera».
Niente più calcio?
«In un certo senso. Mi sono limitato a giocare in D e in C, prima a Basilea e poi a Zurigo dopo aver fatto il servizio militare in Italia. A 26/27 anni tornai definitivamente in Friuli, giocando nella Tarcentina ed in altre squadre, ma ormai mi ero lasciato andare. Eh, tempi passati... Ma parliamo della Spal».
Certo, che ne dice?
«L’ho sempre seguita, anche in C. Il lunedì cercavo subito il risultato. Mi era rimasta dentro. E adesso ecco che è arrivato Felipe. Una persona speciale, arrivato in Friuli da ragazzino, ha fatto tanti sacrifici per imporsi. Mia figlia è già stata a Ferrara, la città le è piaciuta molto, quando avranno l’appartamento verrà giù con Beatrice, la mia nipotina di 10 anni. Verrò anch’io, ma quando sarò qui a casa seguirò la Spal in tv, tanti locali della zona opteranno per i biancazzurri e non per l’Udinese, ce l’hanno con i bianconeri che non si sono comportati bene con Felipe. Tiferò Spal, non Udinese, anche se spero che si salvino entrambe. Vedrete, Felipe conquisterà tutti. Adesso spero che recuperi in fretta dall’infortunio, lui mi dice “sto bene” ma sento che ha bisogno di carica psicologica. Non vedo l’ora di vederlo giocare con la Spal».
E di immaginarsi con quella maglia indossata solo per un provino.
Bella, bellissima, questa storia. Quella del signor Giampaolo Gobetti, friulano di Tarcento, classe 1941. In gioventù è stato vicino ad essere acquistato dalla Spal. Il Friuli, si sa, era bacino privilegiato di Paolo Mazza. Quell’approdo in biancazzurro non si concretizzò, per un insieme di circostanze, di misteri, di verità controverse. Ma, adesso, a distanza di quasi sessant’anni, il sogner Gobetti può sentirsi in qualche modo spallino. Anzi, lo è. Grazie a Felipe, difensore centrale brasiliano, rinforzo di spicco dei biancazzurri per la serie A. Il perchè ce lo spiega lui stesso.
«Felipe è mio genero, il marito di mia figlia Caterina. Un ragazzo speciale, bravo, molto educato, molto sincero. E uno che in campo dà tutto, un leader, un punto di riferimento per allenatore e compagni».
Ma partiamo dall’inizio. Dalla Spal solo sfiorata: «Avevo 17/18 anni, giocavo in serie D nella Tarcentina, la squadra del mio paese. Ho sempre amato il calcio, giocavo in collegio, poi approdai giovanissimo in una formazione vera. Caratteristiche? Mediano di rottura, avevo fiato, ero... cattivo. Un Benetti, per dare un’idea. Paolo Mazza qui in Friuli era di casa, aveva occhi fidàti. Mi segnalò e mi accompagnò Mario Boldi, tarcentino come me, ex giocatore del Palermo e fratello di Benito, che era stato in A con la Spal di Mazza, e di Luciano, che a sua volta giocò in biancazzurro. Così venni a Ferrara».
Come andò lo racconta sempre il signor Gobetti:
«Eravamo a fine anni ’50, in maggio, mancavano tre giornate al termine del campionato, ricordo che nella Spal c’era Pandolfini. Giocammo allo stadio. Una mista di Primavera e ragazzi in prova, contro la prima squadra. Nel primo tempo quasi li mettevamo sotto, erano un po’ svogliati, lottavano per non retrocedere e credo pensassero alle partite in arrivo. Dopo circa dieci minuti dall’inizio del secondo tempo sentimmo un urlo... bestiale. Tutti si fermarono, proprio Pandolfini si voltò e si chiese “ma cosa succede?”. Era stato Paolo Mazza, infuriato, dalla tribuna. Ci dicemmo “vediamo cosa capita”. La squadra rientrò negli spogliatoi e Mazza ordinò che in trenta minuti fossero tutti pronti a salire sulla corriera. Boldi voleva parlare con Mazza, chiedergli come ero andato. Ci avvicinammo. Il presidente rispose: “Ora non posso dirti, sono nei pasticci. Riportamelo giù e vediamo”. Io salutai. Mazza incuteva timore».
E dopo?
«Eh - ricorda Gobetti -, non ho mai saputo come sia andata veramente. Avevo quasi 18 anni, forse era tardi per venire in Primavera. Forse la Tarcentina chiedeva troppo e non si era messa d’accordo con la Spal, c’era il Chieti, ero già stato in Abruzzo una settimana. Mi cercava anche la Fiorentina ma le pretese economiche del mio club erano appunto alte. Insomma, mi sono rotto le scatole, avevo bisogno di lavorare e me ne sono andato in Svizzera».
Niente più calcio?
«In un certo senso. Mi sono limitato a giocare in D e in C, prima a Basilea e poi a Zurigo dopo aver fatto il servizio militare in Italia. A 26/27 anni tornai definitivamente in Friuli, giocando nella Tarcentina ed in altre squadre, ma ormai mi ero lasciato andare. Eh, tempi passati... Ma parliamo della Spal».
Certo, che ne dice?
«L’ho sempre seguita, anche in C. Il lunedì cercavo subito il risultato. Mi era rimasta dentro. E adesso ecco che è arrivato Felipe. Una persona speciale, arrivato in Friuli da ragazzino, ha fatto tanti sacrifici per imporsi. Mia figlia è già stata a Ferrara, la città le è piaciuta molto, quando avranno l’appartamento verrà giù con Beatrice, la mia nipotina di 10 anni. Verrò anch’io, ma quando sarò qui a casa seguirò la Spal in tv, tanti locali della zona opteranno per i biancazzurri e non per l’Udinese, ce l’hanno con i bianconeri che non si sono comportati bene con Felipe. Tiferò Spal, non Udinese, anche se spero che si salvino entrambe. Vedrete, Felipe conquisterà tutti. Adesso spero che recuperi in fretta dall’infortunio, lui mi dice “sto bene” ma sento che ha bisogno di carica psicologica. Non vedo l’ora di vederlo giocare con la Spal».
E di immaginarsi con quella maglia indossata solo per un provino.
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