Gomis “regista” nel suo Senegal
Il portiere durante le vacanze ha realizzato un emozionante documentario
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FERRARA. Salif Diao è stato un grande centrocampista, uno dei principali protagonisti della Nazionale del Senegal, i mitici Leoni della Teranga. Diao, un giorno, in una bellissima intervista al quotidiano sportivo francese L’Equipe, disse tra le altre cose: «Quand tu ne sais plus où tu vas, retourne-toi et regarde d'où tu viens». Che significa: quando non sai più dove vai, voltati e guarda da dove vieni. È uno dei più celebri proverbi senegalesi. Lo sa bene Alfred Gomis, portiere della Spal, originario proprio di quello straordinario Paese (è nato a Ziguinchor, come il grande e compianto Jules Bocande). Durante le scorse vacanze è tornato in Senegal a distanza di quindici anni dall’ultima volta. Ed ha fatto qualcosa di straordinario nella sua semplicità. Si è trasformato in regista, ha girato, realizzato e montato un documentario che poi nelle ultime ore ha diffuso attraverso il suo profilo Twitter (con foto e riflessioni) e che è stato ripreso da varie testate nazionali. Gomis ha raccontato il suo viaggio alla riscoperta delle radici, e lo ha fatto con emozionante sensibilità. È stato a Gorée, e ha postato: «È un'isola al largo delle coste di Dakar, nota per essere stata fino a metà ’800 il punto di partenza per gli schiavi africani diretti in America. Vederla coi miei occhi e conoscerne la storia è stato davvero un pugno nello stomaco, pur con la consapevolezza che, per fortuna, l'uomo è riuscito a porre fine a questo vergognoso fenomeno. Oggi, però, resta ancora molto da fare, e il razzismo continua a essere il nemico numero uno da sconfiggere per cominciare a pensare di vivere in un mondo unico, aperto e senza barriere». Chapeau, Alfred.
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