La Nuova Ferrara

Sport

IL LIBRO DI SERGIO BRIO 

«Parlo del calcio vero E il ritorno della Spal è una bella novità»

di Davide Bonesi
«Parlo del calcio vero E il ritorno della Spal è una bella novità»

POROTTO. L’occasione è la festa dello sport “Porotto insieme”, venerdì 15 settembre alle 19 salirà sul palco Sergio Brio, 61enne ex calciatore professionista leccese che ha legato il suo nome e la...

5 MINUTI DI LETTURA





POROTTO. L’occasione è la festa dello sport “Porotto insieme”, venerdì 15 settembre alle 19 salirà sul palco Sergio Brio, 61enne ex calciatore professionista leccese che ha legato il suo nome e la sua prestigiosa carriera alla Juventus, uno dei pochi giocatori nella storia che sono riusciti a vincere Coppa dei Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa Uefa. Insomma, Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea... «Era la filastrocca che tutti conoscevano a memoria - ci racconta Brio, ora opinionista di Rai Radio 1 -, non solo gli juventini ed è bello quando vado in giro riscuotere ancora tanti complimenti».

Brio a Porotto sarà accompagnato dalla dottoressa Luigia Casertano, con la quale ha scritto la propria biografia intitolata L’ultimo 5topper (Grauseditore e al posto della ‘S’ c’è proprio il 5), uscita quest’anno con la prefazione di Giampiero Boniperti e l’intero ricavato devoluto alla Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro onlus.

«Dobbiamo aiutare chi sta peggio di noi. Io ho giocato 16 anni nella Juventus, sono stato fortunatissimo, così questo è un modo per dare un piccolo sostegno, tanto a me non cambierebbe la vita, ad altra gente malata sì. Anche la proprietà della Juventus ha dato un importante contributo e non posso che esserne felice. E devo dire che ho aperto una pagina Facebook per presentare la biografia e colloquiare con i tifosi, ho ricevuto complimenti per come è scritta. Io e Luigia abbiamo avuto qualche problema con il titolo, poi parlandone con Sabatini (attuale ds dell’Inter, ndr) mi ha risposto che il titolo “È semplicissimo, l’ultimo stopper”. In effetti aveva ragione, adesso sono tutti difensori centrali. Anche Luigia è stata d’accordo. Con questo libro, in fondo, faccio tornare indietro le persone a quello che a mio parere era il calcio vero».

Ecco, come è cambiato il calcio, sono passati trent’anni ma a pensarci bene sembrano molti di più. «Secondo me sono cambiate soprattutto la passione e l’attaccamento ai colori - risponde Brio -; tanto per fare un esempio noi di quella Juventus non abbiamo mai avuto bisogno di giurare fedeltà ai tifosi o fare proclami da un balcone, l’attaccamento lo dimostravamo con i fatti e basta, nessuno di noi ha mai preso in giro i tifosi».

Ma esiste in giro un erede di Brio? O sono proprio tutti difensori centrali e non stopper? «Chiellini. Sotto l’aspetto difensivo e della marcatura è il migliore, Bonucci ha caratteristiche meno difensive rispetto a Barzagli e Chiellini, quest’ultimo mi assomiglia di più».

Impossibile non parlare di Juventus: cosa le manca per completare il cerchio e vincere in Europa? «Io sono innamorato della Juventus ma sono sempre equilibrato nel dare giudizi, visto il mestiere che faccio oggi. La Juventus in Italia continuerà a vincere lo scudetto, ma in Europa il gap è ancora alto. Se pensiamo all’ultima finale di Champions League e confrontiamo uno ad uno i giocatori di Juventus e Real Madrid si trovano differenze di valore notevoli, per non parlare del monte ingaggi, 150 contro 300 milioni. La Juventus lo scorso anno acquistò Dani Alves, Khedira, Higuain, e Mandzukic, tutti giocatori che non trovavano spazio nei principali club europei».

Insomma, il nostro campionato non tornerà ad essere il più bello del mondo come ai suoi tempi? «Quest’anno c’è stata una notevole inversione di tendenza, vedi Milan e Inter che hanno voglia di tornare protagoniste, come riuscivano ad esserlo non tanto tempo fa. Il Napoli confida nel gioco e nel valore dell’allenatore, mentre la Roma mi sembra più da scoprire. Per questo vedo la Juventus ancora favorita, seppure con un vantaggio meno evidente degli ultimi anni. Ma in Champions League, almeno ad oggi con il mercato ancora da chiudere, il gap della Juve con le altre rimane».

Poi in Europa c’è chi riesce a far follie, si veda il passaggio di Neymar dal Barcellona al Paris Saint Germain: «È stata un’operazione commerciale, non solo calcistica. Neymar è uomo immagine, dietro ci sono mille interessi, ma è stata una trattativa anomala e le cifre in ballo sono esagerate. Credo che con l’arrivo delle proprietà cinesi dovremo abituarci a questi colpi, anche in Italia».

Tra le squadre che commenterà quest’anno ci sarà anche la Spal, tornata in serie A dopo quasi mezzo secolo. «E ho detto subito che era una bella notizia, perché la città è bellissima e la Spal ha fatto la storia del calcio, a partire dal presidente Mazza per arrivare ai vari Capello e Reja. È una squadra simpatica a tutti gli appassionati italiani, per questo penso sia una bella novità per la serie A. Ora il mondo cambia totalmente, la nuova avventura sarà molto più complicata e anche in questo caso credo si debba aspettare la fine del mercato per vedere le rose complete e fare pronostici. So che per la Spal sarà dura, nelle ultime stagioni le neopromosse hanno sempre faticato e molte sono retrocesse, si è salvato solo il Crotone all’ultima giornata. Ma a favore della Spal giocano tanti aspetti, il grande entusiasmo in città, i lavori di rinnovamento dello stadio e le qualità di mister Semplici, me ne hanno parlato tutti bene».

Ah, per la cronaca la filastrocca si completa con Boniek, Tardelli, Rossi, Platini, Bettega... «Bei tempi. Ormai viviamo tutti lontano e come ci manca il povero Gaetano (Scirea, ndr), ma quando ci ritroviamo è sempre una festa, l’amicizia tra noi è rimasta e i tifosi lo sanno. Ne approfitto - conclude Brio - per salutare gli juventini di Ferrara, spero di vederne tanti alla presentazione del libro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google