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Spal e Lazio, incroci tra esordio e affari

di Paolo Negri
Spal e Lazio, incroci tra esordio e affari

Domenica la sfida all’Olimpico. Intanto si tratta Djordjevic

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FERRARA. Lazio-Spal. In campo e non solo. Certo, c’è grandissima attesa per la partita di domenica alle 20.45 all’Olimpico, prima di campionato, ritorno della Spal in serie A dopo 49 anni e spiccioli. Sfida impossibile per i biancazzurri?

No, non impossibile. Certamente molto ardua, soprattutto alla luce di quanto si è visto l’altra sera nella gara di Supercoppa contro la Juventus. Impressionante. Ritmi pazzeschi, differenza siderale rispetto a Spal-Renate. Ma possono essere (almeno parzialmente) impressioni, dettate anche dal contesto, dalla cornice degli stadi, dalla rilevanza del match. Evidente che la Lazio si era preparata in maniera mirata per il confronto con i bianconeri, lo ha anche ammesso mister Inzaghi: «È dal 4 luglio che lavoriamo per la Supercoppa...».

Certo la sensazione è stata che esista un gap non indifferente tra la Lazio dell’altra sera e la Spal attuale. I biancazzurri da oggi devono lavorare per ridurre questa differenza, e giocarsela. Al netto di ciò, una variabile da considerare: l’ambiente romano. Come verrà gestita l’euforia post Juve? La Spal verrà snobbata? Le polemiche interne ai biancocelesti (caso Keita, rischio di perdere anche De Vrij a sua volta corteggiato dai bianconeri) avranno un peso? Gli infortuni ridurranno il potenziale di Lulic e soci? Tutti interrogativi che è lecito porsi.

Ma molto, chiaro, dipenderà dalla Spal. L’amichevole del 22 luglio ad Auronzo (2-0 per la Lazio) non deve e non può far testo, per 45 minuti la Spal aveva retto alla pari, nella ripresa Paloschi aveva sfiorato l’1-1, il raddoppio laziale era giunto solo allo scadere della ripresa e su rigore. Altri tempi, gara tipica del periodo di preparazione. Domenica la Spal dovrà avere compattezza, forza, ritmo, concentrazione: a Finocchio puoi concedere mezzo metro, a Immobile no. Tutte cose che in casa biancazzurra sanno alla perfezione.

Detto ciò, Lazio-Spal propone una partita anche fuori dal campo. Quella del mercato. È noto che il d.s. spallino Vagnati tratta con il suo collega laziale Tare per ottenere il centravanti serbo Filip Djordjevic, fuori dal progetto biancoceleste ed in lista di cessione. Il presidente Lotito ha più volte ribadito di essere pronto ad accogliere una richiesta della Spal, se richiesta ci fosse stata. Ci siamo. Si lavora. Di complicato però ci sono vari aspetti. Djordjevic va a scadenza di contratto nel giugno del 2018: non accetta un prestito senza garanzia di prolungamento del contratto stesso. Ma è improbabile che la Lazio contempli una soluzione del genere. Dovrebbe quindi lavorarci la Spal, trovando le giuste alchimie. Prestito con obbligo di riscatto in caso di salvezza. In quel modo Djordjevic sarebbe tutelato, se invece andasse male si troverebbe svincolato e libero di accasarsi dove vuole. Nessuno verrebbe penalizzato da due soluzioni di questo tipo. C’è poi l’aspetto economico. Djordjevic alla Lazio guadagna 2.160.000 euro. La Spal non può sobbarcarsi una cifra del genere. Luglio e agosto li corrisponde la Lazio, e togliamoli. Ma servirebbe un ulteriore contributo - corposo - dei biancocelesti. Alla Lazio converrebbe comunque.

Ultima variabile: Djordjevic guarda all’estero, valuta chiamate da Grecia (Olympiakos) e altrove. Ma la Spal ha buone carte da giocarsi.

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