«Finalmente si gioca Vorrei mettere radici in questo mondo»
di Marco Nagliati
Colombarini aspetta con curiosità e orgoglio il debutto Tra gli ultimi acuti di mercato e la voglia di stupire
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FERRARA. In viaggio verso caput mundi. Un passo alla volta verso un sogno che diventa realtà. Il 46enne Simone Colombarini, proprietario della Spal, oggi tocca con mano e rende vive storie e leggende. Foto in bianco e nero, legate ai racconti dei nonni, diventano united colors of serie A. La Beneamata rimette piede nella massima serie a 49 anni dall’ultima volta, quando Colombarini junior neppure era nato. Il patron sta trascorrendo qualche giorno di ferie, ogni giorno una tappa di avvicinamento verso Roma.
Simone, il conto alla rovescia è finito...
«Era ora. È un bel po’ che aspetto questo momento: il giorno dell’esordio. Gli ultimi giorni sono stati intensi, pareva non passassero mai. Ora, finalmente, si gioca. Non vedo l’ora di vedere la squadra all’opera. Finché non si scende in campo non ci si rende davvero conto che siamo sbarcati in serie A».
Un debutto tra l’altro non banale: all’Olimpico contro la Lazio.
«Beh, dopo 49 anni è piacevole esordire su un palcoscenico così prestigioso. Poi, chiaro, le nostre avversarie per la salvezza sono altre. Saremo emozionati, ci sta. Ma le nostre carte ce le giochiamo».
La mission della sua azienda è “si può sempre migliorare”.
«E così proveremo a fare anche con la Spal nella massima serie. Pensiamo a crescere, di settimana in settimana, in questo mondo nuovo. Poi vediamo dove saremo capaci di arrivare».
Un debutto con una sorpresa che esce dalla torta: Marco Borriello.
«Abbiamo colto un’opportunità che è uscita dalle pieghe del mercato. Si sapeva da tempo che stavamo cercando un attaccante per completare l’organico, nelle ultime ore è emersa questa occasione e l’abbiamo colta al volo».
Borriello tempestivamente ingaggiato ma anche tesserato.
«Vagnati è stato bravo e reattivo. Tutta la società s’è fatta trovare pronta per mettere subito a disposizione l’attaccante e Salamon. Il nostro budget è stato centellinato in questi mesi proprio per non farci trovare impreparati a fronte di possibili occasioni. Che si sono presentate e abbiamo potuto tuffarci nell’operazione. Sempre nel pieno rispetto dell’equilibrio economico».
Antenucci resta?
«Come Spal rispediamo al mittente l’offerta dell’Empoli. Se anche Antenucci ritiene di poterlo fare, beh, non vedo motivi per cui il cammino assieme non possa continuare».
Il mercato per voi è quasi chiuso...
«In linea di massima sì. Forse manca ancora un centrocampista, ma per il resto ci siamo».
Hallfredsson o Kasami?
«Sono nomi in lista».
Inizia il viaggio e sarà bene aumentare il volume del paracadute.
«È chiaro che ci attende un cammino piuttosto duro e complicato. Difficoltà ce ne saranno: molte. L’unione sarà fondamentale e alla lunga farà la differenza: lavorare sodo e mantenere la compattezza, questa è la ricetta per conquistare la salvezza. La città sente molto questa avventura, sta rispondendo con calore e passione. Speriamo che questi sentimenti ci accompagnino sempre. Perché in realtà noi non vogliamo questa sia una semplice avventura, un cammino passeggero. Semmai si trasformi in un viaggio stabile e di lunga durata».
Mettere radici il primo anno, quanto la pianticella è debole, è il compito più duro.
«Se superi la stagione da matricola, poi puoi consolidarti. Penso a realtà come Udinese e Chievo che sono da anni in serie A. Nella prima stagione gestire il budget ed essere competitivi è difficile: devi elargire soldi alle società di B per la “solidarietà” e sul mercato acquisti tanto e vendi poco. Se superi questa fase, poi hai maggiori introiti e anche nella campagna acquisti-cessioni puoi realizzare plusvalenze. Comunque, pensiamo al presente e alla Lazio. Loro fortissimi, però si parte da 0-0».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Simone, il conto alla rovescia è finito...
«Era ora. È un bel po’ che aspetto questo momento: il giorno dell’esordio. Gli ultimi giorni sono stati intensi, pareva non passassero mai. Ora, finalmente, si gioca. Non vedo l’ora di vedere la squadra all’opera. Finché non si scende in campo non ci si rende davvero conto che siamo sbarcati in serie A».
Un debutto tra l’altro non banale: all’Olimpico contro la Lazio.
«Beh, dopo 49 anni è piacevole esordire su un palcoscenico così prestigioso. Poi, chiaro, le nostre avversarie per la salvezza sono altre. Saremo emozionati, ci sta. Ma le nostre carte ce le giochiamo».
La mission della sua azienda è “si può sempre migliorare”.
«E così proveremo a fare anche con la Spal nella massima serie. Pensiamo a crescere, di settimana in settimana, in questo mondo nuovo. Poi vediamo dove saremo capaci di arrivare».
Un debutto con una sorpresa che esce dalla torta: Marco Borriello.
«Abbiamo colto un’opportunità che è uscita dalle pieghe del mercato. Si sapeva da tempo che stavamo cercando un attaccante per completare l’organico, nelle ultime ore è emersa questa occasione e l’abbiamo colta al volo».
Borriello tempestivamente ingaggiato ma anche tesserato.
«Vagnati è stato bravo e reattivo. Tutta la società s’è fatta trovare pronta per mettere subito a disposizione l’attaccante e Salamon. Il nostro budget è stato centellinato in questi mesi proprio per non farci trovare impreparati a fronte di possibili occasioni. Che si sono presentate e abbiamo potuto tuffarci nell’operazione. Sempre nel pieno rispetto dell’equilibrio economico».
Antenucci resta?
«Come Spal rispediamo al mittente l’offerta dell’Empoli. Se anche Antenucci ritiene di poterlo fare, beh, non vedo motivi per cui il cammino assieme non possa continuare».
Il mercato per voi è quasi chiuso...
«In linea di massima sì. Forse manca ancora un centrocampista, ma per il resto ci siamo».
Hallfredsson o Kasami?
«Sono nomi in lista».
Inizia il viaggio e sarà bene aumentare il volume del paracadute.
«È chiaro che ci attende un cammino piuttosto duro e complicato. Difficoltà ce ne saranno: molte. L’unione sarà fondamentale e alla lunga farà la differenza: lavorare sodo e mantenere la compattezza, questa è la ricetta per conquistare la salvezza. La città sente molto questa avventura, sta rispondendo con calore e passione. Speriamo che questi sentimenti ci accompagnino sempre. Perché in realtà noi non vogliamo questa sia una semplice avventura, un cammino passeggero. Semmai si trasformi in un viaggio stabile e di lunga durata».
Mettere radici il primo anno, quanto la pianticella è debole, è il compito più duro.
«Se superi la stagione da matricola, poi puoi consolidarti. Penso a realtà come Udinese e Chievo che sono da anni in serie A. Nella prima stagione gestire il budget ed essere competitivi è difficile: devi elargire soldi alle società di B per la “solidarietà” e sul mercato acquisti tanto e vendi poco. Se superi questa fase, poi hai maggiori introiti e anche nella campagna acquisti-cessioni puoi realizzare plusvalenze. Comunque, pensiamo al presente e alla Lazio. Loro fortissimi, però si parte da 0-0».
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