Ilaria, gli ultimi passi «Sto arrivando ma quanta fatica»
di Sergio Armanino
La Corli a giorni terminerà “The Longest Triathlon” L’arrivo a Ferrara previsto entro il fine settimana
2 MINUTI DI LETTURA
FERRARA. Siamo alla “volata” finale. Ilaria Corli sta per completare la sua impresa, il suo infinito triathlon ((210 km a nuoto, 5425 km in bicicletta e 1365 podistici) che le varrà l’ingresso nel Guinness dei primati mondiali.
«La parte montuosa non credo rallenterà molto il mio cammino. In salita e in discesa tengo più o meno la stessa velocità. In bici sarebbe completamente diverso. Ma ragiono giorno per giorno», ci raccontava al suo ingresso in Austria. E infatti se l’è “bevuta” come acqua fresca, così come le Alpi: per lei, vedere da lontano il confine naturale con l’Italia è stata un’ulteriore spinta. Ma non è stato tutto facile, anzi... Prima la frazione a nuoto “è andata”, poi quella in bicicletta, che è la sua specialità e il mezzo delle sue precedenti imprese. Ma i 1365 chilometri a piedi sono stati, talvolta, drammatici: «Questa parte è la più difficile di tutte. Sembra banale - spiega Ilaria - ma camminare non è cosi semplice come sembra. Zaino di 10 chili sulle spalle, cammino e corricchio per 8 o 10 ore al giorno. Problemi di vesciche, caldo, freddo, pioggia, sole, piccole crisi psicologiche. Non sto facendo un cammino già esistente, lungo la mia strada è difficile che incontri qualcuno, se non qualche ciclista con cui scambio due parole: hallo, hallo. Fine. Per il resto sono sempre sola sola. Non che mi dispiaccia, ma a volte è davvero dura. Una prova contro me stessa, un motivo di crescita in un mondo in cui ormai non siamo più abituati a stare tanto tempo esclusivamente da soli».
Così, almeno nei primi giorni, ha provato a tenersi compagnia da sé: «Ho messo le cuffiette, ho provato ad ascoltare un po’ di musica, ma, soprattutto, ho imparato un po’ di tedesco: spesso, specie nei paesini, incontravo persone che non sapevano una parola d’inglese, così ho trovato il modo di farmi capire. Poi ho smesso: penso, mi guardo attorno, cammino, lotto contro i momenti più bui. È una conquista immensa riuscirne a venirne fuori. Sempre da sola».
Ma, varcato il confine italiano, la musica è cambiata. Persone che le andavano incontro, che facevano un pezzo di strada assieme a lei, persino Giorgio Musseu Murari, di ritorno dalla Appenninica (2200 km con 38.000 metri di dislivello, completata in poco più di 7 giorni. Ieri l’incontro anche con due ferraresi, Fabio e Simone, per farle sentire il profumo di casa.
«La parte montuosa non credo rallenterà molto il mio cammino. In salita e in discesa tengo più o meno la stessa velocità. In bici sarebbe completamente diverso. Ma ragiono giorno per giorno», ci raccontava al suo ingresso in Austria. E infatti se l’è “bevuta” come acqua fresca, così come le Alpi: per lei, vedere da lontano il confine naturale con l’Italia è stata un’ulteriore spinta. Ma non è stato tutto facile, anzi... Prima la frazione a nuoto “è andata”, poi quella in bicicletta, che è la sua specialità e il mezzo delle sue precedenti imprese. Ma i 1365 chilometri a piedi sono stati, talvolta, drammatici: «Questa parte è la più difficile di tutte. Sembra banale - spiega Ilaria - ma camminare non è cosi semplice come sembra. Zaino di 10 chili sulle spalle, cammino e corricchio per 8 o 10 ore al giorno. Problemi di vesciche, caldo, freddo, pioggia, sole, piccole crisi psicologiche. Non sto facendo un cammino già esistente, lungo la mia strada è difficile che incontri qualcuno, se non qualche ciclista con cui scambio due parole: hallo, hallo. Fine. Per il resto sono sempre sola sola. Non che mi dispiaccia, ma a volte è davvero dura. Una prova contro me stessa, un motivo di crescita in un mondo in cui ormai non siamo più abituati a stare tanto tempo esclusivamente da soli».
Così, almeno nei primi giorni, ha provato a tenersi compagnia da sé: «Ho messo le cuffiette, ho provato ad ascoltare un po’ di musica, ma, soprattutto, ho imparato un po’ di tedesco: spesso, specie nei paesini, incontravo persone che non sapevano una parola d’inglese, così ho trovato il modo di farmi capire. Poi ho smesso: penso, mi guardo attorno, cammino, lotto contro i momenti più bui. È una conquista immensa riuscirne a venirne fuori. Sempre da sola».
Ma, varcato il confine italiano, la musica è cambiata. Persone che le andavano incontro, che facevano un pezzo di strada assieme a lei, persino Giorgio Musseu Murari, di ritorno dalla Appenninica (2200 km con 38.000 metri di dislivello, completata in poco più di 7 giorni. Ieri l’incontro anche con due ferraresi, Fabio e Simone, per farle sentire il profumo di casa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
