Spal, orgoglio e autostima Ed è una valanga emotiva che fa innamorare Ferrara
di Marco Nagliati
In duemila all’Olimpico e poi locali pubblici affollati per assistere alla gara Il debutto di domenica all’Olimpico ha dato forza alla battaglia salvezza
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FERRARA. Un’onda trasversale e un filo di magia stanno accompagnando la Spal nel suo cammino. La marea dell’entusiasmo ha aperto una via più che evidente: la riscoperta della passione in chi l’aveva smarrita attraverso anni di delusioni, la scoperta di un nuovo mondo in quei giovani e giovanissimi che stanno vivendo “i migliori anni della nostra vita”. Così, attorno agli irriducibili che non hanno mai lasciato sola la Beneamata, sta crescendo un popolo. Duemila erano domenica a Roma per fare parte della storia sportiva cittadina: il ritorno in serie A dopo quarantanove anni. Ma infiniti si sono ritrovati accendendo la sera di speranza ed orgoglio. Non ci sono stati ritrovi pubblici sintonizzati su Sky che non fossero colmi di avventori, occhi incollati al teleschermo. In città e in provincia. Di tutte le età. La partita era l’evento.
E all’Olimpico, sul prato che la settimana precedente aveva visto la Lazio dominare la Juventus in Supercoppa, la Spal ha tenuto la testa alta. Il timore maggiore che si potesse accostare alla matricola era la mancanza di autostima, la paura reverenziale. Accade ad inizio stagione, oppure sfidando una big, che la truppa di provincia parta battuta prima ancora di giocare. Perché subisce il carisma degli avversari. I ragazzi di Semplici, domenica, hanno superato in fretta questo step. Compatti, attenti, ma pronti a controbattere. Non è stata una gara catenacciara, anzi: ogni volta che ha potuto, la Spal ha effettuato sortite nell’accampamento altrui. Poi, essendo la prima, ovvio che non tutti gli automatismi siano stati perfetti; evidente che la condizione atletica va migliorata e che il processo di adattamento ad una categoria molto fisica deve proseguire. Però, se il carattere è questo, la fiducia non può che crescere.
Va poi ricordato che l’undici messo in campo era orfano di elementi acquistati per alzare il tasso tecnico, agonistico e di esperienza. Felipe fuori per infortunio, Borriello arrivato da poche ore... Senza trascurare Oikonomou in imperfette condizioni, Paloschi e Floccari apparsi ancora in ritardo. Insomma, il mercato orchestrato da Vagnati ha portato in ogni ruolo giocatori funzionali al progetto. Senza doppioni che si sovrappongono, semmai due calciatori per ogni ruolo ed innestati in un impianto tecnico molto chiaro. E lo stesso Semplici, coerente nel proporre le due punte anche a Roma, ha dato un bel segnale: ci si salva col coraggio e con la propria identità. Non arroccandosi.
E, va sottolineato, con la totale partecipazione emotiva dell’ambiente. Ha fatto un certo effetto, nella vastità dell’Olimpico, sentire per lunghi tratti i canti della curva estense. In quei momenti vibrava l’orgoglio di esserci, il sogno si sentirsi parte attiva di una grande avventura. Non solo quello, però. Perché mentre la squadra prendeva campo, reggeva e restituiva colpo su colpo, cresceva la consapevolezza di non essere dei parvenu. La Spal ha la piena titolarità per sedere al tavolo dei grandi, giocarsi la salvezza. E anche questo, s’è capito, ha fatto vibrare le corde emozionali dei ferraresi. Il primo punto è d’oro, rimane scolpito. Ora, però, si gira pagina. Testa bassa e lottare, come contro l’aquila biancoceleste.
E all’Olimpico, sul prato che la settimana precedente aveva visto la Lazio dominare la Juventus in Supercoppa, la Spal ha tenuto la testa alta. Il timore maggiore che si potesse accostare alla matricola era la mancanza di autostima, la paura reverenziale. Accade ad inizio stagione, oppure sfidando una big, che la truppa di provincia parta battuta prima ancora di giocare. Perché subisce il carisma degli avversari. I ragazzi di Semplici, domenica, hanno superato in fretta questo step. Compatti, attenti, ma pronti a controbattere. Non è stata una gara catenacciara, anzi: ogni volta che ha potuto, la Spal ha effettuato sortite nell’accampamento altrui. Poi, essendo la prima, ovvio che non tutti gli automatismi siano stati perfetti; evidente che la condizione atletica va migliorata e che il processo di adattamento ad una categoria molto fisica deve proseguire. Però, se il carattere è questo, la fiducia non può che crescere.
Va poi ricordato che l’undici messo in campo era orfano di elementi acquistati per alzare il tasso tecnico, agonistico e di esperienza. Felipe fuori per infortunio, Borriello arrivato da poche ore... Senza trascurare Oikonomou in imperfette condizioni, Paloschi e Floccari apparsi ancora in ritardo. Insomma, il mercato orchestrato da Vagnati ha portato in ogni ruolo giocatori funzionali al progetto. Senza doppioni che si sovrappongono, semmai due calciatori per ogni ruolo ed innestati in un impianto tecnico molto chiaro. E lo stesso Semplici, coerente nel proporre le due punte anche a Roma, ha dato un bel segnale: ci si salva col coraggio e con la propria identità. Non arroccandosi.
E, va sottolineato, con la totale partecipazione emotiva dell’ambiente. Ha fatto un certo effetto, nella vastità dell’Olimpico, sentire per lunghi tratti i canti della curva estense. In quei momenti vibrava l’orgoglio di esserci, il sogno si sentirsi parte attiva di una grande avventura. Non solo quello, però. Perché mentre la squadra prendeva campo, reggeva e restituiva colpo su colpo, cresceva la consapevolezza di non essere dei parvenu. La Spal ha la piena titolarità per sedere al tavolo dei grandi, giocarsi la salvezza. E anche questo, s’è capito, ha fatto vibrare le corde emozionali dei ferraresi. Il primo punto è d’oro, rimane scolpito. Ora, però, si gira pagina. Testa bassa e lottare, come contro l’aquila biancoceleste.
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