Kalinic sospira: «Finalmente sono al Milan»
Finisce uno dei tormentoni del mercato. Il croato: «Volevo solo questa maglia, ora dobbiamo vincere»
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MILANO. Nikola Kalinic all'ingresso del Museo Mondo Milan guarda la gigantografia del suo idolo d'infanzia Andriy Shevchenko, sospira, si gira verso i giornalisti che aspettano le sue prime parole e dice in maniera composta e con un filo di voce: «Finalmente».
Lo ha cercato, lo ha voluto: al punto di dichiararlo pubblicamente a inizio luglio, al punto di forzare la mano con la Fiorentina presentando un certificato medico per non allenarsi più perché «emotivamente inquieto». «Volevo solo il Milan - ammette il croato - e ora dobbiamo vincere. Sono molto felice, molto contento, sono finalmente qui. Ora devo dare il massimo in campo, per me è molto importante giocare per la squadra». Proprio per questo lo ha scelto Montella, chiedendolo a gran voce a Fassone e Mirabelli. Sono i due dirigenti ad accoglierlo a Casa Milan, sono loro a fargli firmare il contratto fino al 2021 in prestito con obbligo di riscatto, sono loro a presentarlo in diretta social, con tanto di battuta-gaffe del ds (‘adesso se non segni torni là’) e scuse alla Fiorentina inbufalita, ai tifosi con la maglia n.7. Quella che fu di Shevchenko ma non presa per questa ragione: lui avrebbe preferito la 9 ma è già occupata da André Silva. Un centinaio di tifosi aspetta Kalinic sotto la sede per foto, selfie e autografi. Una scena che si replica anche a Milanello nel pomeriggio, dove di tifosi se ne vedono ancora di più. Si respira entusiasmo dopo 11 acquisti e le prime vittorie. Un entusiasmo che Montella non vuole vedere trasformata in troppa euforia, ritenuta dannosa. Forse anche per questa ragione Fassone spegne ogni voce su possibili nuovi arrivi sul mercato: «La rosa è completa». Si lavora in uscita: Paletta può finire alla Lazio, Sosa al Fenerbahce che invece si ritira alla corsa per Gustavo Gomez dopo il summit del pomeriggio. E poi c'è il caso Niang: il Milan ha l'accordo con lo Spartak Mosca ma il francese non è affatto convinto. E il suo agente Mino Raiola lavora per portarlo al Torino. Ma Fassone accoglie Kalinic con il sorriso: «È il giocatore che volevamo per esperienza e qualità. Abbiamo sempre parlato di mix e completiamo la spina dorsale che prevede anche Bonucci e Biglia. Per Kalinic è stata una storia lunga e difficile. Ma se siamo qui a poterla raccontare è perché lui ha voluto così fortemente diventare rossonero. Ha un amore sconfinato e storico per la nostra maglia che ha permesso di sbloccare questa lunga contrattazione che io e Mirabelli abbiamo avuto con la Fiorentina».
Kalinic non seguirà oggi la squadra a Skopje per la trasferta di Europa League contro lo Shkendija: non è iscritto alla lista Uefa e resterà a Milanello ad allenarsi per cercare la migliore condizione.
Lo ha cercato, lo ha voluto: al punto di dichiararlo pubblicamente a inizio luglio, al punto di forzare la mano con la Fiorentina presentando un certificato medico per non allenarsi più perché «emotivamente inquieto». «Volevo solo il Milan - ammette il croato - e ora dobbiamo vincere. Sono molto felice, molto contento, sono finalmente qui. Ora devo dare il massimo in campo, per me è molto importante giocare per la squadra». Proprio per questo lo ha scelto Montella, chiedendolo a gran voce a Fassone e Mirabelli. Sono i due dirigenti ad accoglierlo a Casa Milan, sono loro a fargli firmare il contratto fino al 2021 in prestito con obbligo di riscatto, sono loro a presentarlo in diretta social, con tanto di battuta-gaffe del ds (‘adesso se non segni torni là’) e scuse alla Fiorentina inbufalita, ai tifosi con la maglia n.7. Quella che fu di Shevchenko ma non presa per questa ragione: lui avrebbe preferito la 9 ma è già occupata da André Silva. Un centinaio di tifosi aspetta Kalinic sotto la sede per foto, selfie e autografi. Una scena che si replica anche a Milanello nel pomeriggio, dove di tifosi se ne vedono ancora di più. Si respira entusiasmo dopo 11 acquisti e le prime vittorie. Un entusiasmo che Montella non vuole vedere trasformata in troppa euforia, ritenuta dannosa. Forse anche per questa ragione Fassone spegne ogni voce su possibili nuovi arrivi sul mercato: «La rosa è completa». Si lavora in uscita: Paletta può finire alla Lazio, Sosa al Fenerbahce che invece si ritira alla corsa per Gustavo Gomez dopo il summit del pomeriggio. E poi c'è il caso Niang: il Milan ha l'accordo con lo Spartak Mosca ma il francese non è affatto convinto. E il suo agente Mino Raiola lavora per portarlo al Torino. Ma Fassone accoglie Kalinic con il sorriso: «È il giocatore che volevamo per esperienza e qualità. Abbiamo sempre parlato di mix e completiamo la spina dorsale che prevede anche Bonucci e Biglia. Per Kalinic è stata una storia lunga e difficile. Ma se siamo qui a poterla raccontare è perché lui ha voluto così fortemente diventare rossonero. Ha un amore sconfinato e storico per la nostra maglia che ha permesso di sbloccare questa lunga contrattazione che io e Mirabelli abbiamo avuto con la Fiorentina».
Kalinic non seguirà oggi la squadra a Skopje per la trasferta di Europa League contro lo Shkendija: non è iscritto alla lista Uefa e resterà a Milanello ad allenarsi per cercare la migliore condizione.
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