Il volley piange Pantaleoni coach e prof
di Sergio Armanino
Pietro, 68 anni, è mancato l’altra notte Una vita in panchina, poi anche con la moglie
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FERRARA. «È con profonda tristezza che diamo l’annuncio della scomparsa di Pietro. Tutto il Gruppo Sportivo Fruvit, esprime il proprio cordoglio alla famiglia». Ieri mattina, sulla pagina Facebook della società pallavolistica di Santa Maria Maddalena, l’annuncio: Pietro è coach Pantaleoni, “da sempre” l’allenatore di quella società. Null’altro, se non una sua citazione: “Ragazze, io sono qui per rendervi tranquille”.
“Panta”, così come lo chiamavano tutti nel mondo del volley, era malato da molto tempo e l’altra notte ci ha lasciati. Negli ultimi mesi era costretto su una sedia a rotelle, ma non per questo aveva smesso di allenare. E lo scorso 5 agosto tutti a fargli gli auguri di compleanno, sempre su Facebook, per le sue 68 primavere. Panta e la pallavolo, un tutt'uno. Ed è dal suo mondo che in questi momenti sta arrivando un immenso cordoglio.
Come sul gruppo Facebook “Volley a Ferrara e dintorni ieri oggi domani”: «È morto Pietro Pantaleoni, uomo di pallavolo, ma soprattutto di sport. Se n’è andato per un male incurabile, ma che non l’ha allontanato dalla sua più grande passione nemmeno per un secondo. Anzi, la palestra l’ha tenuto in vita, fino all’ultimo, nonostante l’immobilità, ha gestito la composizione della prima squadra, quella creatura cui ha dedicato gli ultimi trent’anni. Pietro lascia un grande vuoto, soprattutto dal lato umano. Chi l’ha conosciuto ha saputo apprezzare le sue doti e i suoi difetti, facendone la tara, come diceva lui. Tanti gli “avversari” che in questi minuti ne riconoscono il valore, ma moltissimi quelli che ne hanno condiviso l’affetto. Ciao Panta», post accompagnato da una foto che lo ritrae assieme alle sue ragazze in una delle ultime partite condotte dalla panchina.
Già, la sua panchina: 29 stagioni alla guida del Fruvit, un record, tanto da trasferirsi, oltre 20 anni fa, a Santa Maria Maddalena. Ma non erano state le prime, anzi. Pantaleoni iniziò la sua carriera di allenatore a 19 anni appena, dopo aver smesso di giocare, prima nel ruolo di schiacciatore e poi centrale. I suoi primi passi da allenatore li ha mossi nella 4 Torri Ferrara, trovandosi a dare istruzioni a ragazzi appena più giovani di lui: tra questi anche Cesare Zanolli, ancora l’unico ferrarese ad aver vestito la maglia della Nazionale (e a vestirla ancora negli over...), con alle spalle 10 anni in serie A, ma anche Mauro Albini (poi in A2 con la maglia di Ferrara, molto dopo allenò anche sua figlia...) e Marco Breviglieri, poi divenuto suo collega e approdato ai vertici nazionali e internazionali del volley. Da allora, 47 anni di panchine, 42 nel settore femminile.
Dal 1985 al 1988 Pantaleoni è sulla panchina del Gs Volpe di Fiesso Umbertiano in serie B, prima di essere chiamato al Gs Fruvit di Santa Maria Maddalena dal ds Donata Cova: stagione strepitosa in serie D, vincendo tutte le partite e lasciando appena 5 set alle avversarie. Poi, dalla C2 subito in C1, grazie al secondo posto. A seguire, altri 10 anni fra alti e bassi, riportando il Fruvit in B2. Il tutto, senza dimenticare l’insegnamento a scuola: il professore di educazione fisica, così come il coach, è pianto da tanti suoi ex allievi.
Ma era la pallavolo sua vita e non poteva che conoscere sua moglie, Giuliana Perilli, sotto rete: il fatidico incontro nel giugno del 1980 a un torneo misto 3 contro 3 a Narni e fu amore a prima vista: lei era una centrale che militava in C1 nel Narni, Pantaleoni se la portò al Fruvit, dove chiuse la sua carriera di giocatrice e intraprese quella di vice allenatore di Pietro. Con lei una lunga convivenza, poi il matrimonio il 4 luglio 1998: «Non c’è più bisogno che io e lei ci parliamo, perché oramai siamo in simbiosi e quello che vuole fare uno sul campo viene messo in pratica dall’altro, senza prima esserci accordati», rivelava “Panta” qualche anno fa.
L’addio a Pietro Pantaleoni sarà dato domani alle 16 nella chiesa di Santa Maria Maddalena.
“Panta”, così come lo chiamavano tutti nel mondo del volley, era malato da molto tempo e l’altra notte ci ha lasciati. Negli ultimi mesi era costretto su una sedia a rotelle, ma non per questo aveva smesso di allenare. E lo scorso 5 agosto tutti a fargli gli auguri di compleanno, sempre su Facebook, per le sue 68 primavere. Panta e la pallavolo, un tutt'uno. Ed è dal suo mondo che in questi momenti sta arrivando un immenso cordoglio.
Come sul gruppo Facebook “Volley a Ferrara e dintorni ieri oggi domani”: «È morto Pietro Pantaleoni, uomo di pallavolo, ma soprattutto di sport. Se n’è andato per un male incurabile, ma che non l’ha allontanato dalla sua più grande passione nemmeno per un secondo. Anzi, la palestra l’ha tenuto in vita, fino all’ultimo, nonostante l’immobilità, ha gestito la composizione della prima squadra, quella creatura cui ha dedicato gli ultimi trent’anni. Pietro lascia un grande vuoto, soprattutto dal lato umano. Chi l’ha conosciuto ha saputo apprezzare le sue doti e i suoi difetti, facendone la tara, come diceva lui. Tanti gli “avversari” che in questi minuti ne riconoscono il valore, ma moltissimi quelli che ne hanno condiviso l’affetto. Ciao Panta», post accompagnato da una foto che lo ritrae assieme alle sue ragazze in una delle ultime partite condotte dalla panchina.
Già, la sua panchina: 29 stagioni alla guida del Fruvit, un record, tanto da trasferirsi, oltre 20 anni fa, a Santa Maria Maddalena. Ma non erano state le prime, anzi. Pantaleoni iniziò la sua carriera di allenatore a 19 anni appena, dopo aver smesso di giocare, prima nel ruolo di schiacciatore e poi centrale. I suoi primi passi da allenatore li ha mossi nella 4 Torri Ferrara, trovandosi a dare istruzioni a ragazzi appena più giovani di lui: tra questi anche Cesare Zanolli, ancora l’unico ferrarese ad aver vestito la maglia della Nazionale (e a vestirla ancora negli over...), con alle spalle 10 anni in serie A, ma anche Mauro Albini (poi in A2 con la maglia di Ferrara, molto dopo allenò anche sua figlia...) e Marco Breviglieri, poi divenuto suo collega e approdato ai vertici nazionali e internazionali del volley. Da allora, 47 anni di panchine, 42 nel settore femminile.
Dal 1985 al 1988 Pantaleoni è sulla panchina del Gs Volpe di Fiesso Umbertiano in serie B, prima di essere chiamato al Gs Fruvit di Santa Maria Maddalena dal ds Donata Cova: stagione strepitosa in serie D, vincendo tutte le partite e lasciando appena 5 set alle avversarie. Poi, dalla C2 subito in C1, grazie al secondo posto. A seguire, altri 10 anni fra alti e bassi, riportando il Fruvit in B2. Il tutto, senza dimenticare l’insegnamento a scuola: il professore di educazione fisica, così come il coach, è pianto da tanti suoi ex allievi.
Ma era la pallavolo sua vita e non poteva che conoscere sua moglie, Giuliana Perilli, sotto rete: il fatidico incontro nel giugno del 1980 a un torneo misto 3 contro 3 a Narni e fu amore a prima vista: lei era una centrale che militava in C1 nel Narni, Pantaleoni se la portò al Fruvit, dove chiuse la sua carriera di giocatrice e intraprese quella di vice allenatore di Pietro. Con lei una lunga convivenza, poi il matrimonio il 4 luglio 1998: «Non c’è più bisogno che io e lei ci parliamo, perché oramai siamo in simbiosi e quello che vuole fare uno sul campo viene messo in pratica dall’altro, senza prima esserci accordati», rivelava “Panta” qualche anno fa.
L’addio a Pietro Pantaleoni sarà dato domani alle 16 nella chiesa di Santa Maria Maddalena.
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