Un cordoglio immenso per Pantaleoni
Tanti i messaggi e i ricordi del coach di volley Un suo ex allievo: è una schiacciata livello 10
Oggi pomeriggio alle 16, nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena, sarà dato l’ultimo saluto a Pietro Pantaleoni, 68 anni, allenatore di pallavolo, insegnante di educazione fisica, “il” coach del Gruppo Sportivo Fruvit, dove ha allenato per 29 anni ininterrottamente. Dal momento della sua prematura scomparsa, l’altra notte, è stato un susseguirsi continuo di messaggi di cordoglio e vicinanza alla moglie (e sua vice in panchina) Giuliana Perilli e al figlio Federico. Tanti i ricordi che gli amici, i colleghi, le sue giocatrici di ieri e dell’altro ieri hanno postato sui social network. Uno, in particolare, ci ha colpito e, con il consenso dell’interessato, ve lo proponiamo a ricordo del “Panta”.
«Pedro, mettiti qui di fronte e fai vedere a tutti come si fa il bagher»
«E chi è che schiaccia?»
«Io». Ahia.
Poi diceva “Livello 1” e schiacciava piano. “Livello 2”, un po’ meno piano. “Livello 3”, forte. “Livello 4”, fortissimo.
«Profe, il livello 5 non c'è vero?»
«Come no? Livello 5!» e partiva una castagna a tutto braccio da tre metri che ti pulsava nei polsi per mezza giornata.
Il Panta era così. Mi adorava perché sapevo fare il bagher nonostante fossi un calciatore. Odiava il calcio e i calciatori. Gli altri professori di educazione fisica facevano giocare a calcetto nel campo nuovo di trinca che avevamo fuori dalla palestra. Lui no.
«Profe, oggi cosa facc...»
«Pallavolo»
«Ma veram...»
«Pallavolo»
«Ma non è che per una vol...»
«Pallavolo».
Con la sua voce da Alberto Lupo, il look da Magnum P.I. e quei silenzi che usava per scrutarti.
Mi convocò nella squadra della scuola che sfidava gli altri istituti in una sorta di campionato.
«Profe, sono alto un metro e un barattolo e non sono un gran palleggiatore»
«Sei un portiere, giusto?»
«Sì, ma di calcio»
«Fai il portiere di calcio, ma a pallavolo. Tuffati, vai sulle palle perse. Para». Il libero. E guardate che non era mica stato ancora introdotto quel ruolo.
Tutti i giorni da casa sua in bicicletta con le braghe della tuta infilate nei calzettoni. Sole, pioggia, neve, sempre. E abitava a 10 km.
Era introverso e criptico. Apparentemente inespressivo. Io lo intravedevo quel mondo là dentro, da quegli occhi di ghiaccio che stringeva mentre ti osservava e ti diceva qualcosa senza muovere la bocca. Nonostante ne facessi l'imitazione in sua assenza - trasformandolo in un personaggio celebre ben al di fuori della scuola, “Stretching-Collo-Delicato” - mi suscitava una stima e un calore che difficilmente so quantificare.
Ma è fissato con la pallavolo, mi vorrà bene solo perché so fare il bagher anche al Livello 5, pensavo. Poi un giorno capita che metto le mani addosso a un professore, capita un consiglio di classe straordinario, capita che ci sia quasi un plebiscito per votare la mia espulsione dall’istituto a tre mesi dalla maturità. Capita che quel “quasi” sia lui.
«Grazie profe»
«Ho fatto quello che andava fatto. Non volevo che nessuno ti rallentasse il tragitto. Non a te», e poi via in bicicletta, col giornale nel portapacchi e le braghe nei calzettoni. E io a pensare a quel “Non a te” per ore. Fu il suo “Ti voglio bene”. Mi sentii protetto da quell’omone impassibile coi baffi. Aiutato. Capito. Senza orpelli coreografici. Capito davvero, come raramente poi mi sarebbe accaduto.
Stamattina leggo che il Panta è andato. Hanno iniziato a pulsarmi i polsi. Questa è una schiacciata intorno al livello 10.
Leggo il cordoglio doveroso e sincero dell’intero mondo pallavolistico locale. Leggo tante parole e ricordi splendidi.
“Sono qui per rendervi tranquille”, disse alle ragazze che allenava. Che è una frase stupenda e fondamentale. Un po’ come quel “Non a te”.
Questo era il Panta. Una frase stupenda e fondamentale al momento giusto. Un silenzio al momento perfetto.
Un omone col mondo dentro, che ti abbracciava con gli occhi. Uno che era qui per renderci tranquilli. Che sono soprattutto loro che alla fine servono qua in mezzo a ’sto casino.
Ciao Profe, è stato un privilegio.
Il tuo Pedro
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