La Nuova Ferrara

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L’addio del volley a “Panta”

di Sergio Armanino
L’addio del volley a “Panta”

Tre generazioni riunite al funerale di coach Pietro Pantaleoni. Le sue ragazze in lacrime

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SANTA MARIA MADDALENA (RO). «Avevo conosciuto Pietro nel 1973 all’Isef. Poi ci siamo persi di vista, fino a ritrovarci allenatori avversari in questi ultimi anni. Non mi ero accorto della sua malattia. Poi, lo scorso maggio, mi ha telefonato, per chiedermi se ci fossero delle ragazze da visionare a Ravenna, dov’era in corso uno stage: “sì”, gli dissi, mi rispose che allora sarebbe venuto, se qualcuno lo avesse accompagnato; ci scherzai su, gli chiesi “che fai, giri con l’autista adesso?” “no, sono in carrozzina” “ma hai avuto un incidente?” “no, sono alla fine di un percorso”. A quel punto mi bloccai. Poi, quando venne a Ravenna, trascorremmo assieme la serata, con sua moglie e il ragazzo che li aveva accompagnati. Mi raccontò il suo percorso, quel tumore scoperto anni prima per caso, perché aveva mal di schiena».

A raccontare è Daniele Ricci, a Ferrara allenatore della Conad di Paolo Tofoli e tanti altri campioni nel primo anno di A1. Ricci è arrivato da Ravenna, ieri, per dare l’ultimo saluto al “Panta”. Così come tanti altri volti noti del volley ferrarese: da Luca Bruttomesso ai fratelli Sergio e Franco Gnudi, Cesare Zanolli, Ruggero Tosi, Massimo Magnani, Massimo Calabresi, Alessandro Bratti con la moglie Rita Rubinucci, Andrea Zambelli, Roberto Poli, Andrea Zappaterra, Vittorio Borri, Marco Trimurti, Matteo Bernard, la famiglia Albini al completo, l’arbitro internazionale Giorgio Gnani, il presidente della Fipav provinciale ferrarese Alessandro Fortini, l’assessore allo sport occhiobellese Davide Diegoli. E qualcuno sarà sfuggito in quella folla.

Tutti a stringersi attorno a una bara chiara con posato sopra un mazzo di rose rosse. E alla moglie del Panta, Giuliana, e al figlio Federico. Proprio lui, trentenne, ha raccontato del riavvicinamento a suo padre e della passione comune per la musica.

Tutto attorno, le ragazze del Fruvit, quelle di ieri e quelle di oggi, schierate nei primi banchi, molte in divisa. Una di loro ha preso la parola, ma, francamente, s’è sentito poco: si è visto, invece, che è scoppiata in lacrime. Tante lacrime hanno solcato le gote di quelle ragazzine, rimaste orfane del loro allenatore. Giovani e giovanissime, per la maggior parte al primo impatto con un evento luttuoso che le ha toccate fino in fondo al cuore. Sorrisi, invece, fra quegli uomini maturi che conoscevano Pantaleoni sin dalla giovinezza, che con lui hanno condiviso altri percorsi e così, al suo funerale, si sono ritrovati e hanno potuto ricordarlo assieme: sorrisi come carezze all’amico che non c’è più.

Il “Panta” ha riunito tre generazioni, perché a salutarlo c’era anche quella di mezzo: tanti ex allievi, a scuola o in palestra. Tutti lì, davanti a quella bara in legno chiaro con un mazzo di rose rosse appoggiato sopra, in un torrido pomeriggio di fine agosto, per l'ultimo saluto, per dirgli grazie.

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