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«Amo la pazza Inter e il triplete è unico Però questa Spal...»

di Marco Nagliati
«Amo la pazza Inter e il triplete è unico Però questa Spal...»

Mascellani per 12 anni è stato presidente del Basket Club Segue il calcio e ci racconta il suo derby personale

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FERRARA. Prima o poi l’appuntamento arriva, quello che mette nello stesso frullatore le tue passioni sportive. Ne esce un vortice mica da niente. Per Roberto Mascellani, la data segnata nel calendario è domenica 10 settembre. Appassionato di calcio, tifoso dell’Inter. Nonché imprenditore ferrarese che segue con attenzione e discreta partecipazione le vicende della Spal. L’amore vero è sempre la pallacanestro, of course. Mascellani è stato presidente del Basket Club dodici anni, portandolo nel 2009 al punto più alto della sua storia: ottavo posto in serie A. Ora, la storia, la stanno riscrivendo i Colombarini e la truppa biancazzurra del pallone. Okay, tra sei giorni a pranzo c’è Inter-Spal e Mascellani (che ancora ha il gusto del triplete nerazzurro: era a Madrid per finale di Champions col Bayern) inizia il conto alla rovescia per il suo personalissimo derby. Come, in fondo, accadrà a tanti ferraresi ogni volte che i biancazzurri dovranno affrontare gli squadroni.

Mascellani, come nasce la sua simpatia per l’Inter?

«Dai tempi giovanili. All’epoca abitavo vicino allo stadio, molto meno invasivo con chi ci viveva rispetto ad ora. Vedo arrivare una Jaguar, scende Angelo Moratti (presidente dell’Inter dal ’55 al ’68; ndr) con i figli. Mi incuriosii: quel giorno la Spal ospitava appunto i nerazzurri. Dopo poco l’Inter vinse la Coppa Campioni a Vienna (1964; ndr) e ricordo le immagini in bianco e nero alla televisione, i gol di Mazzola contro il Real Madrid. E poi c’era Picchi che dalla Spal era finito alla corte di Herrera: il mio tifo interista è nato dalla somma di questi meccanismi».

Amala, pazza Inter...

«Già, una squadra di “matti” che di fondo accompagna questa passione. E io, evidentemente, non sono molto stabile. Abbiamo avuto grandi soddisfazioni, alternate a momenti di bassi. Certo, il fiore all’occhiello del triplete con Mourinho fa dimenticare tutto. Diciamo che l’Inter soffre di mancanza di programmazione e quindi vive di alti e bassi».

Continua a seguirla anche in salsa cinese?

«Il calcio è sempre presente nella mia vita, al di là di quello che ho combinato nel basket. Marattin (consigliere economico di palazzo Chigi; ndr) mi rompe sempre le scatole con la sua Juventus, ma quello con Mourinho è stato un anno che i bianconeri ancora non hanno vissuto. Nel 2010, peraltro, per me è stata l’unica soddisfazione visto che ho avuto l’infarto e col Basket Club siamo retrocessi in A2».

Nel maggio 2010 lei, col figlio Corrado, era al Bernabeu per la finale col Bayern: doppietta di Milito.

«Per una serie di coincidenze assistetti a San Siro ai quarti col Cska Mosca e alla semifinale col Barcellona. A quel punto decisi di andare anche per la finale. Fu un’esperienza nell’esperienza: un muro umano. Quello stadio è una sorta di plaza de toros».

Ora un po’ di questi brividi toccano agli spallini.

«Beh, forse il vero avvenimento sarà quando Juve, Milan, Inter verranno a Ferrara. Quindi per ora rimane la consapevolezza di un anno molto difficile. Però, per me, domenica con l’Inter la Spal farà bene. L’orario insolito, lo stadio che magari non sarà pieno... I biancazzurri hanno mezzi e opportunità per disputare una gara onorevole».

Questa Inter la convince poco?

«Spalletti è stato bravo a rivitalizzare l’ambiente e, al momento, i nerazzurri sembrano effettivamente una schiacciasassi. Ma la settimana è stata condizionata dalle Nazionali: l’Inter ne ha tanti in giro per il mondo. Credo che la partita con la Spal possa essere più equilibrata di quanto si possa pensare. Un bel pari andrebbe bene a tutti. Prima o poi, l’Inter in casa qualche punto lo perderà e allora meglio con i biancazzurri».

Lei è stato presidente del Club in A, consigli per Mattioli?

«Macché, esperienza diversa. Bravi i Colombarini e Mattioli a tenere sempre la barra a dritta. Non è vero che nel calcio si vive solo laddove ci sono grandi risorse economiche. Impegno e serietà programmatiche pagano, a prescindere dalle finanze che si mettono in campo».

Lei la massima serie la inseguì.

«Dopo diversi anni di A2 sì, ci eravamo strutturati per programmare la promozione. Ma nel basket, una volta saliti, le risorse che si mettono in moto sono percentualmente maggiori rispetto al calcio. Dieci anni fa era così. Rispetto all’A2 ci servì quasi il doppio del budget. La Spal ha lavorato bene, ma la A non era un obiettivo che s’era posta. È arrivata per un lavoro splendido di tutti e Vagnati è stato molto bravo».

Anche nel calcio, però, il divario economico conta.

«Forse meno rispetto al basket. Comunque, eccellente la società a trattenere Semplici e il diesse. Per noi la massima serie fu una salita ripidissima verso l’Everest, mentre per come funziona il calcio economicamente per la Spal le cose possono essere un po’ più semplici tra sponsor ed introiti televisivi. Inoltre esiste quello che chiamano paracadute economico che ti permette di poter programmare. Se sai farlo, e i Colombarini lo sanno fare, il salto lo senti meno».

Quindi per lei può soffiare il vento dell’ottimismo in ottica salvezza?

«Noi alla fine restammo due anni al tavolo della A, la Spal la vedo reggere bene. Se togliamo le prime 5-6 della A, due terzi delle squadre formano un gruppone indistinto in cui i biancazzurri ci possono stare. Ferrara, inoltre, ha una grande opportunità in termini di visibilità ed entusiasmo: vedo bene il tutto».

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