Baby Face è tornato «Sarò il vero Moreno»
Basket A2. Il play Bondi: i tifosi cambieranno idea su di me
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FERRARA. Baby Face è tornato per riprendersi l’onore. Quell’onore smarrito in una stagione strana quanto maldestra, condotta sempre sul filo del rasoio, tra buone partite e altre piene di tensione, per finire con una collezione di quattro giornate di squalifica rimediate per proteste nei confronti degli arbitri. Un nervosismo che ha fatto persino vacillare la posizione di Moreno in squadra, che però non ha avuto effetti sul progetto tecnico dell’attuale Bondi. Nonostante un campionato pieno di storie tese Ferrara ha deciso di dargli una seconda possibilità. Cosa che l’ha riempito di orgoglio.
L’anno scorso Moreno era arrivato alla Bondi anche per il suo carattere guascone. S’era scommesso su di lui, che sotto l’ala di Tony Trullo aveva sempre dosato con saggezza il suo carattere pirotecnico. Un rischio calcolato quello di metterlo in regia, lui che playmaker puro non lo è mai stato, ma che ha dimostrato di saper tenere il ruolo. Poi, per un motivo o per l’altro, la stagione ha preso una piega sinistra. Trullo se n’è andato, in panchina è arrivato Furlani, che in quanto a disciplina non ha certo tanti rivali, e Moreno ha continuato a fare bene, adattandosi spesso a ricoprire più ruoli, compiendo anche missioni speciali, ma avendo sempre questo brutta abitudine: ovvero quella di perdere la testa contro le decisioni arbitrali. Di non riuscire a controllarsi e tenere a freno la lingua. Prima un’espulsione e due giornate di squalifica a inizio dicembre. Un caso, s’era pensato. Poi Moreno ci ricasca: offese a un arbitro dalla panchina e altra squalifica. Per finire, lo sfogo contro la terna nel tunnel degli spogliatoi a Piacenza che gli è costato altre due giornate di stop forzato. Insomma, un ruolino di marcia non certo da dieci in condotta.
Ma questo non ha influito sulla decisione di coach Martelossi e del ds Pasi di confermarlo per la nuova stagione.
L’incapacità di controllarsi di Moreno non ha offuscato le sue doti tecniche. La capacità di difendere con ardore, la concretezza che spesso ha dato al suo gioco e l’agonismo contagioso. In fondo, nella scorsa stagione, in 32’ di media a partita, ha segnato quasi otto punti e servito ben sei assist. Numeri di tutto rispetto per un giocatore che ha convinto la Bondi a confermarlo.
Arrivato a Ferrara in perfetta forma fisica dopo un’estate passata a Genova con la famiglia, l’italo-cubano ha le idee chiare: «Ho accettato con piacere la proposta di Ferrara e sono rimasto per dimostrare ai tifosi e alla società che il vero Moreno non è quello dell’anno scorso. Devo anche dimostrare a me stesso che la scorsa stagione è stata particolare, piena di eccessi e con troppo nervosismo. Purtroppo le espulsioni e le partite saltate sono rimaste nella mente dei tifosi, ma io voglio che cambino idea». Moreno vuole girare pagina, dunque: «Sarà sicuramente una stagione diversa rispetto a quella scorsa – ha tenuto a precisare -. Prima di firmare ho parlato con coach Martelossi e mi ha detto che a 28 anni è arrivato il momento di fare il salto di qualità. Devo maturare, non pensare agli arbitri, ma solo al gioco e a restare tranquillo. In fondo l’anno scorso ho dimostrato di saper difendere e passare bene la palla ai compagni, e così farò anche quest’anno». «Ma non solo - chiude - perché Martelossi mi ha chiesto anche maggior pericolosità al tiro. Giocando anche da guardia dovrò prendermi responsabilità in più anche in attacco in un campionato competitivo. Già l’anno scorso si era capito che il nostro girone era quello più difficile e quest’anno sarà ancora così. Noi vogliamo farci trovare pronti fin dalla prima partita, per partire col piede giusto davanti al nostro pubblico».
Mauro Cavina
L’anno scorso Moreno era arrivato alla Bondi anche per il suo carattere guascone. S’era scommesso su di lui, che sotto l’ala di Tony Trullo aveva sempre dosato con saggezza il suo carattere pirotecnico. Un rischio calcolato quello di metterlo in regia, lui che playmaker puro non lo è mai stato, ma che ha dimostrato di saper tenere il ruolo. Poi, per un motivo o per l’altro, la stagione ha preso una piega sinistra. Trullo se n’è andato, in panchina è arrivato Furlani, che in quanto a disciplina non ha certo tanti rivali, e Moreno ha continuato a fare bene, adattandosi spesso a ricoprire più ruoli, compiendo anche missioni speciali, ma avendo sempre questo brutta abitudine: ovvero quella di perdere la testa contro le decisioni arbitrali. Di non riuscire a controllarsi e tenere a freno la lingua. Prima un’espulsione e due giornate di squalifica a inizio dicembre. Un caso, s’era pensato. Poi Moreno ci ricasca: offese a un arbitro dalla panchina e altra squalifica. Per finire, lo sfogo contro la terna nel tunnel degli spogliatoi a Piacenza che gli è costato altre due giornate di stop forzato. Insomma, un ruolino di marcia non certo da dieci in condotta.
Ma questo non ha influito sulla decisione di coach Martelossi e del ds Pasi di confermarlo per la nuova stagione.
L’incapacità di controllarsi di Moreno non ha offuscato le sue doti tecniche. La capacità di difendere con ardore, la concretezza che spesso ha dato al suo gioco e l’agonismo contagioso. In fondo, nella scorsa stagione, in 32’ di media a partita, ha segnato quasi otto punti e servito ben sei assist. Numeri di tutto rispetto per un giocatore che ha convinto la Bondi a confermarlo.
Arrivato a Ferrara in perfetta forma fisica dopo un’estate passata a Genova con la famiglia, l’italo-cubano ha le idee chiare: «Ho accettato con piacere la proposta di Ferrara e sono rimasto per dimostrare ai tifosi e alla società che il vero Moreno non è quello dell’anno scorso. Devo anche dimostrare a me stesso che la scorsa stagione è stata particolare, piena di eccessi e con troppo nervosismo. Purtroppo le espulsioni e le partite saltate sono rimaste nella mente dei tifosi, ma io voglio che cambino idea». Moreno vuole girare pagina, dunque: «Sarà sicuramente una stagione diversa rispetto a quella scorsa – ha tenuto a precisare -. Prima di firmare ho parlato con coach Martelossi e mi ha detto che a 28 anni è arrivato il momento di fare il salto di qualità. Devo maturare, non pensare agli arbitri, ma solo al gioco e a restare tranquillo. In fondo l’anno scorso ho dimostrato di saper difendere e passare bene la palla ai compagni, e così farò anche quest’anno». «Ma non solo - chiude - perché Martelossi mi ha chiesto anche maggior pericolosità al tiro. Giocando anche da guardia dovrò prendermi responsabilità in più anche in attacco in un campionato competitivo. Già l’anno scorso si era capito che il nostro girone era quello più difficile e quest’anno sarà ancora così. Noi vogliamo farci trovare pronti fin dalla prima partita, per partire col piede giusto davanti al nostro pubblico».
Mauro Cavina
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