Quell’avventura da dg estense Poi ecco Mattioli
Renato Cipollini chiude con il calcio giocato nella primavera del 1982. E senza soluzione di continuità diventa dirigente dell’Inter. Sandro Mazzola vede in lui qualità: ragionevolezza, sguardo a...
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Renato Cipollini chiude con il calcio giocato nella primavera del 1982. E senza soluzione di continuità diventa dirigente dell’Inter. Sandro Mazzola vede in lui qualità: ragionevolezza, sguardo a lunga gittata, capacità di mediare. E il portiere si trasforma in manager. Dopo tre anni cambia la proprietà interista: a Ivanoe Fraizzoli subentra Ernesto Pellegrini, che rivoluziona i quadri societari. Esce anche un socio di minoranza, Francesco Nicolini: talmente appassionato di calcio che, con il socio Tamburrini, decide di affiancare Rossatti alla guida della Spal. Porta con sé Renato Cipollini, che nel 1985 compie due passi mica da niente: si stabilisce definitivamente a Ferrara (del resto ha sposato una nostra concittadina) e prende da solo la bussola per guidare un club di calcio. Direttore generale. «Sono stati anni difficili, di ripartenza quelli alla Spal - ricorda Renato -: avremmo voluto far qualcosa di buono, ma ci sono state solo promesse. Dopo poco Nicolini è rimasto solo e non poteva farcela. Se le istituzioni di allora fossero state vicine alla proprietà come lo stanno facendo quelle attuali, sarebbe stato tutto diverso. Invece parole e niente altro. Non andò secondo quelle che erano le aspettative. Nicolini lasciò (arrivò Ravani; ndr), io andai al Modena per sei anni e poi undici al Bologna. Di questi, quattro da presidente». Poi la parentesi da segretario generale di Lega Pro, i contatti diretti con Mattioli e la conoscenza della famiglia Colombarini: «Mattioli è un passionale, talvolta non le manda a dire. E in Lega certe volte serviva perché così muoveva le acque. La famiglia Colombarini è super, io l’ho sempre detto: la società è la locomotiva di qualsiasi squadra. Se è solida e funzionale, prima o poi i risultati arrivano. Ci sono le basi, si assorbono anche le negatività. La Spal ha un futuro». (m.na.)
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