Italia, adesso serve di più Prima mossa il modulo
di Massimo Meroi
Play-off ormai in tasca, ma il 4-2-4 di Ventura mette in crisi i gioielli azzurri A novembre le sfide per accedere al Mondiale: fallire sarebbe un disastro
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La Francia che pareggia con il Lussemburgo, l’Argentina fermata in casa dal Venezuela che si ritrova a un passo dallo spareggio. Possono bastare le “disgrazie altrui” per consolare l’Italia del pallone reduce dalla scoppola spagnola e dallo striminzito 1-0 contro Israele? Assolutamente no. Perché se è vero, che con la Spagna inserita nel nostro girone di qualificazione era abbastanza prevedibile finire secondi, non lo era altrettanto esprimere una cifra di gioco così bassa. Quello che i ragazzi azzurri hanno fatto vedere negli ultimi 180’ deve far riflettere tutti. Il ct Gian Piero Ventura, ma anche chi sta nella stanza dei bottoni.
Il nostro è un calcio sopravvalutato. L’ultimo Mondiale lo abbiamo vinto 11 anni fa, l’ultimo successo nell’Europeo Under 21 si perde nella notte dei tempi. La Juventus è arrivata due volte nelle ultime tre stagioni alla finale di Champions League, ma ha perso. Fu l’Inter di Mourinho nel 2010 ad alzare l’ultima Coppa con le grandi orecchie e di italiani nell’undici iniziale ne aveva zero.
Modulo. Ventura è finito nel mirino della critica per la scelta dell’assetto anti-Spagna. In effetti schierare una squadra con due soli centrocampisti è stato un errore, così ci si è consegnati di fatto all’avversario. Ma il male non è tutto lì, è una questione anche di qualità degli interpreti e della loro abitudine a ricoprire certi ruoli. Del resto lo ha detto lo stesso Ventura: «Due anni fa Belotti e Immobile hanno fatto bene in coppia nella squadra di club, poi uno nel Torino ha giocato da punta unica, l’altro nella Lazio anche. In tre giorni non è facile riabituarsi a certi movimenti». Corretto, ma allora perché insistere?
Fuori ruolo. C’è poi la posizione di Verratti e di Insigne, i due gioiellini venuti alla ribalta nella stagione 2011-2012 nel Pescara di Zeman. Nel 4-2-4 di Ventura sembrano due pesci fuor d’acqua. L’alternativa più logica è il 4-3-3: permetterebbe di avere un centrocampista in più e consentirebbe a Insigne di poter concentrare maggiormente le sue attenzioni dalla meta campo in avanti.
Ventura non si è sbilanciato sull’argomento, ma è ovvio che ci stia pensando. Dovrebbe rinunciare a uno tra Belotti e Immobile (più alte le “quotazioni” dell’uscita del laziale), e trovare qualche alternativa nel ruolo di mezzala sinistra e di attaccante di destra. L’ultima Under 21 qualche consiglio gliel’ha dato specialmente in avanti: Chiesa e Berardi i nomi più “caldi” senza dimenticare Bernardeschi che sta pagando l’ambientamento alla Juve. In mezzo si può pensare al milanista Bonaventura o al più fisico Gagliardini che però all’Inter sta vivendo un momento di involuzione. E non dimentichiamo il sempre utile Parolo.
Filosofia. Attenzione poi a non esagerare con la voglia a tutti i costi di cambiare la mentalità del nostro calcio. L’Italia ha sempre vinto con difesa e contropiede (o ripartenze se preferite). A cambiare ci provò Prandelli e abbiamo visto che fine abbiamo fatto al Mondiale del 2014 (a casa al primo turno). L’altra sera a Reggio Emilia alla fine del primo tempo sono piovuti fischi: «In Italia non piace il possesso palla, in Spagna sarebbero stati applausi», ha commentato alla fine Buffon. La trasmissione del pallone delle Furie Rosse è fatta a un’intensità dieci volte superiore e frutta sempre qualche palla go. L’altra sera gli azzurri in 45’ ne hanno avute due, una all’inizio con Belotti, l’altra alla fine con Insigne. Poco e niente. Per fortuna che poi il gol da tre punti è arrivato lo stesso. Adesso per giocare il play-off basterà non perdere con la Macedonia. Poi dita incrociate in vista del sorteggio in programma il 17 ottobre a Zurigo. L’Italia si giocherà il Mondiale tra il 9 e il 14 novembre.
Il nostro è un calcio sopravvalutato. L’ultimo Mondiale lo abbiamo vinto 11 anni fa, l’ultimo successo nell’Europeo Under 21 si perde nella notte dei tempi. La Juventus è arrivata due volte nelle ultime tre stagioni alla finale di Champions League, ma ha perso. Fu l’Inter di Mourinho nel 2010 ad alzare l’ultima Coppa con le grandi orecchie e di italiani nell’undici iniziale ne aveva zero.
Modulo. Ventura è finito nel mirino della critica per la scelta dell’assetto anti-Spagna. In effetti schierare una squadra con due soli centrocampisti è stato un errore, così ci si è consegnati di fatto all’avversario. Ma il male non è tutto lì, è una questione anche di qualità degli interpreti e della loro abitudine a ricoprire certi ruoli. Del resto lo ha detto lo stesso Ventura: «Due anni fa Belotti e Immobile hanno fatto bene in coppia nella squadra di club, poi uno nel Torino ha giocato da punta unica, l’altro nella Lazio anche. In tre giorni non è facile riabituarsi a certi movimenti». Corretto, ma allora perché insistere?
Fuori ruolo. C’è poi la posizione di Verratti e di Insigne, i due gioiellini venuti alla ribalta nella stagione 2011-2012 nel Pescara di Zeman. Nel 4-2-4 di Ventura sembrano due pesci fuor d’acqua. L’alternativa più logica è il 4-3-3: permetterebbe di avere un centrocampista in più e consentirebbe a Insigne di poter concentrare maggiormente le sue attenzioni dalla meta campo in avanti.
Ventura non si è sbilanciato sull’argomento, ma è ovvio che ci stia pensando. Dovrebbe rinunciare a uno tra Belotti e Immobile (più alte le “quotazioni” dell’uscita del laziale), e trovare qualche alternativa nel ruolo di mezzala sinistra e di attaccante di destra. L’ultima Under 21 qualche consiglio gliel’ha dato specialmente in avanti: Chiesa e Berardi i nomi più “caldi” senza dimenticare Bernardeschi che sta pagando l’ambientamento alla Juve. In mezzo si può pensare al milanista Bonaventura o al più fisico Gagliardini che però all’Inter sta vivendo un momento di involuzione. E non dimentichiamo il sempre utile Parolo.
Filosofia. Attenzione poi a non esagerare con la voglia a tutti i costi di cambiare la mentalità del nostro calcio. L’Italia ha sempre vinto con difesa e contropiede (o ripartenze se preferite). A cambiare ci provò Prandelli e abbiamo visto che fine abbiamo fatto al Mondiale del 2014 (a casa al primo turno). L’altra sera a Reggio Emilia alla fine del primo tempo sono piovuti fischi: «In Italia non piace il possesso palla, in Spagna sarebbero stati applausi», ha commentato alla fine Buffon. La trasmissione del pallone delle Furie Rosse è fatta a un’intensità dieci volte superiore e frutta sempre qualche palla go. L’altra sera gli azzurri in 45’ ne hanno avute due, una all’inizio con Belotti, l’altra alla fine con Insigne. Poco e niente. Per fortuna che poi il gol da tre punti è arrivato lo stesso. Adesso per giocare il play-off basterà non perdere con la Macedonia. Poi dita incrociate in vista del sorteggio in programma il 17 ottobre a Zurigo. L’Italia si giocherà il Mondiale tra il 9 e il 14 novembre.
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