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Dalla Chiesa e Severgnini «Maglie ricche di fascino»

Dalla Chiesa e Severgnini «Maglie ricche di fascino»

Interisti però simpatizzanti biancazzurri: per la Spal non si provava ostilità «Club padronale ma con capacità aziendale. Ritratto dell’Italia di quegli anni»

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FERRARA. Uomini di cultura. Interisti e... simpatizzanti spallini. In senso ampio. Perchè la Spal fa parte a pieno titolo della storia italiana, in un intreccio tra calcio e società. Nando Dalla Chiesa e Beppe Severgnini hanno scritto righe memorabili sulla Spal, rilasciato dichiarazioni meritevoli di attenzione.

Dalla Chiesa, noto politico e scrittore, figlio del generale Carlo Alberto, ha affermato:

«La Spal? Me la ricordo bene, era una squadra che dava molti fastidi alla mia Inter. Per i ragazzi dell'epoca era un piccolo mito. Acquistava giocatori anziani e ragazzini, era un valido esempio di bella provinciale. Per la Spal non si provava ostilità, anche perché aveva una bella maglia e questo agli occhi dei bambini è sempre un particolare importante. Iniziai a seguire la Spal soprattutto quando prese a giocarvi Cervato, che ammiravo molto da quando un giorno lo vidi giocare in Nazionale. Un difensore anziano, una vera roccia. Poi rammento Picchi, Balleri, Micheli, Gori, successivamente Bagnoli, Capello. E naturalmente Massei, che arrivava dall'Inter e del quale ho poi conosciuto la figlia che è stata mia allieva alla Bocconi. Inoltre mi piaceva molto Dell’Omodarme. La maglia della Spal era come un marchio di garanzia. Di bello c’era anche il rapporto tra anziani e ragazzini, questa fioritura di talenti. La Spal era una società padronale, per via di Mazza, che però esprimeva capacità aziendale. Alla Spal non c’erano bilanci allegri».

Dal canto suo, Severgnini è stato autore di questo scritto:

«Volevo parlarvi della mia ossessione per la Spal... Quella di ieri, che faticava in serie A. Tifavo Inter, anche da bambino. Ma della Spal mi piaceva tutto. Il nome misterioso che non indicava la città, e sembrava una mezza indicazione anatomica... Le maglie: bianco-azzurre, a righe strette, sembravano più camicie che divise da gioco (m'aspettavo che i giocatori prima o poi tirassero fuori la cravatta e la mettessero al collo). Ancora oggi credo di amare l'Argentina più del Brasile perché gioca con le maglie della Spal (righe larghe, azzurro più tenue). Campionato 1966/67: avevo dieci anni, i Beatles uscivano con "Sgt Pepper's" e nel mondo accadevano un sacco di cose interessanti. Una di queste, appunto, era la Spal. Oggi non ricordo i nomi di tutti giocatori. Così sono andato a cercarli in "Trent'anni di calcio italiano nelle Figurine Panini" (volume secondo, 1966-1971). Erano lì ad aspettarmi come vecchi amici rassicuranti... L'ala destra Ivano Bosdaves: un tipo che a dieci anni trovavo strepitoso. Ivano avrebbe potuto superare qualsiasi difesa (meno quella dell'Inter, ovviamente). Bastava gridasse il suo nome e partisse alla carica ("Bosdaaaaaaaaaaaaves!").

La Spal, squadra apolide (mai creduto fino in fondo che fosse di Ferrara), era un ritratto dell'Italia di quegli anni: artigianale, determinata e brevilinea (solo i portieri e il centravanti bergamasco Rozzoni arrivavano al metro e ottanta). Non poteva mancare l'oriundo: Oscar Massei, nato a Pergamino (Argentina), cresciuto calcisticamente nel Rosario Central... Subito dopo stava Gabriele Cantagallo. Solo la Spal poteva avere un secondo portiere che si chiamava come un autogrill, e forse mi era simpatica per questo. Sotto, nella sezione "Altri titolari", stava un tipo al quale non avrei dato una cicca. Nato a Pieris (Gorizia) il 18-6-1946. Altezza m. 1,78 - Peso forma kg 71 - Celibe. Mezzala. 24 presenze e 1 rete in serie A. Aveva esordito due anni prima con una sconfitta: Sampdoria-Spal 3-1. Era pettinatissimo, quasi come Massei e Bozzao. Si chiamava Fabio Capello. Ci ho sempre preso col calcio, io».

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