Inter, sgommata scudetto Per la Spal è brivido caldo
di Marco Nagliati
I nerazzurri caricati dai tifosi: vedono un calendario favorevole per la fuga Tremila estensi a Milano, i biancazzurri avranno al fianco tutta Ferrara
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FERRARA. Fa un po’ paura, quella massa. E il giochino psicologico, di smussare artigli ai rivali, spesso ha funzionato. Il San Siro Meazza è catino feroce, talvolta pure con i suoi beniamini a dirla tutta. Si sono sbucciate carriere in quella Scala dal prato verde che molto pretende. Poco sconta, tanto chiede perché Milano sarà anche da bere ma quella che brama è la vittoria. Se le cose vanno bene, gli anelli ed i gradoni dello stadio sono un soffio gelido sulla schiena degli avversari. Se sei una provinciale, con poco pelo sullo stomaco, chiaro che le gambe possono tremare ed il biscione interista appare anche peggio di quel che è già. Domenica, ora di pranzo, la neopromossa Spal rimette piede in uno stadio che non sarà il “The Theatre of Dreams” del Manchester United, come lo etichettò Bobby Charlton, ma di sicuro parecchi sogni li ha a sua volta materializzati. Quattro punti in due partite hanno dato un discreto battesimo alla remigina Spal, che dunque esterna una mente sgombra da ansia di classifica. Ed è un primo piccolo passetto verso un miracolo. Perché, chiaro, già l’Inter è un Mammuth temibile a prescindere: se poi è partita a razzo (demolita la Fiorentina a San Siro, espugnata “casa Roma” con una prova fortunata-cinica-gagliarda) diventa una bella gatta da pelare.
«Saremo in tanti»
L’avvio “stiloso” dei nerazzurri, elegante e raffinato da vera capolista, ha rinvigorito un entusiasmo che comunque già in estate s’era colto. Gli abbonamenti a quota trentamila e spicci sono tanta roba, una base di partenza interessante per ogni singolo match casalingo. Poi, vuoi la sosta che ha rinvigorito l’appetito, vuoi la simpatia e la curiosità che suscitano la Spal, vuoi finalmente la possibilità di entrare allo stadio senza tessere o legacci vari... Beh, qui si parla di sessantamila appassionati sugli spalti. Per la prima con la Fiorentina al botteghino erano stati registrati poco più di cinquantunomila fans. Mister Luciano Spalletti fa il gigione e il capopopolo: laddove il fair play finanziario ha costretto un mercato al ralenty, il tecnico gonfia la cornamusa dell’orgoglio interista: «Mi è stato detto che saremo in tanti, mi sembra di avvertire nei tifosi le stesse cose che avvertiamo noi - ha detto a Inter Channel -; non deleghiamo il tifo agli altri, noi abbiamo bisogno di ognuno di voi. Avere vicino i tifosi, domenica, sarà determinante. Zero deleghe, siete tutti convocati». Abituato al freddo e polemico muro romanista, Spalletti si gode questa calda apertura di credito nerazzurra.
La prima volta
In mezzo a questo mare magnum, solca le acque la barchetta Spal. Se l’Olimpico sponda Lazio il 20 agosto sembrava un’astronave aliena da fiutare con attenzione, San Siro è una bombonera. Una santabarbara che può far scoppiare cuore e polmoni. «Sono partito dall’Eccellenza e San Siro l’ho visto soltanto una volta - ha raccontato mister Semplici -: mi colpì la grandezza. Incute timore». Era il 4 dicembre 2012, Semplici allenava la Primavera della Fiorentina. Andò ad assistere ad un Milan-Zenit ultima gara del gironcino Champions: rossoneri già qualificati agli ottavi, ai russi serviva la vittoria per accedere all’Europa League. E così avvenne: 0-1 con rete di Danny. Ah, il San Pietroburgo era guidato da Spalletti. Da Ferrara è attivato un altro esodo, come felicemente sta accadendo dalla primavera scorsa. Prima per rifinire di gloria un cammino in B diventato oro zecchino, poi per toccare con mano l’approdo nella terra promessa. Quasi quindici pullman allestiti, decine e decine di auto private... Sempre così: you’ll never walk alone. Tremila sciarpe biancazzurre, magliette color del cielo. L’onore impastato con la consapevolezza che sarà dura, ma tanto. La passione condivisa con il sentimento dell’ottimismo: hai visto mai che... Se l’Inter mette in fila quasi sessantamila ugole, la Spal ha alle spalle un’intera città. E questo no, questo i nerazzurri non ce l’hanno. Perché ai tremila che punteranno il naso a Nord, Ferrara aggiunge il resto che sarà collegato con Sky, i siti internet, la radio... Modernità e sapor d’antico.
Foto ingiallite
Del resto un certo gusto del passato c’è per forza, raccontando la Spal dalle parti dell’Inter. L’ultima è stata il 26 novembre 1967: milanesi due (autogol di Massei al 13’ e raddoppio di Bonfanti al 61’), estensi zero. Sulla panca nerazzurra c’era il mago Helenio Herrera, la Spal quell’anno salutò la massima serie. Ma la salutò sul serio, considerato che c’è tornata quasi mezzo secolo dopo. E sembra di essere catapultati in un nuovo mondo, con un sacco di prime volte: quella tanto gradita è stata l’abolizione dell’obbligo di esibire la tessera del tifoso. Inter-Spal è la prima partita ad essere stata esonerata dal catenaccio istituito nel 2011: un pallone più libero invoglia ad andare allo stadio. Quando poi anche tanti allenamenti saranno meno gonfi di porte chiuse e fili spinati, probabilmente prevarrà la gioia di andare a giocare piuttosto che il senso opprimente di andare a guerreggiare. In sintesi: domenica brividi ed emozioni danzeranno copiosi. L’Inter cerca la sgommata scudetto (dopo i biancazzurri, ecco Crotone, Bologna, Genoa, Benevento), la Spal segue il cammino dell’umiltà. Quella che, se il compagno di viaggio abbassa la guardia («La Spal è un avversario nuovo che conosciamo poco» dice il centrale Miranda), le consente di azzannare.
«Saremo in tanti»
L’avvio “stiloso” dei nerazzurri, elegante e raffinato da vera capolista, ha rinvigorito un entusiasmo che comunque già in estate s’era colto. Gli abbonamenti a quota trentamila e spicci sono tanta roba, una base di partenza interessante per ogni singolo match casalingo. Poi, vuoi la sosta che ha rinvigorito l’appetito, vuoi la simpatia e la curiosità che suscitano la Spal, vuoi finalmente la possibilità di entrare allo stadio senza tessere o legacci vari... Beh, qui si parla di sessantamila appassionati sugli spalti. Per la prima con la Fiorentina al botteghino erano stati registrati poco più di cinquantunomila fans. Mister Luciano Spalletti fa il gigione e il capopopolo: laddove il fair play finanziario ha costretto un mercato al ralenty, il tecnico gonfia la cornamusa dell’orgoglio interista: «Mi è stato detto che saremo in tanti, mi sembra di avvertire nei tifosi le stesse cose che avvertiamo noi - ha detto a Inter Channel -; non deleghiamo il tifo agli altri, noi abbiamo bisogno di ognuno di voi. Avere vicino i tifosi, domenica, sarà determinante. Zero deleghe, siete tutti convocati». Abituato al freddo e polemico muro romanista, Spalletti si gode questa calda apertura di credito nerazzurra.
La prima volta
In mezzo a questo mare magnum, solca le acque la barchetta Spal. Se l’Olimpico sponda Lazio il 20 agosto sembrava un’astronave aliena da fiutare con attenzione, San Siro è una bombonera. Una santabarbara che può far scoppiare cuore e polmoni. «Sono partito dall’Eccellenza e San Siro l’ho visto soltanto una volta - ha raccontato mister Semplici -: mi colpì la grandezza. Incute timore». Era il 4 dicembre 2012, Semplici allenava la Primavera della Fiorentina. Andò ad assistere ad un Milan-Zenit ultima gara del gironcino Champions: rossoneri già qualificati agli ottavi, ai russi serviva la vittoria per accedere all’Europa League. E così avvenne: 0-1 con rete di Danny. Ah, il San Pietroburgo era guidato da Spalletti. Da Ferrara è attivato un altro esodo, come felicemente sta accadendo dalla primavera scorsa. Prima per rifinire di gloria un cammino in B diventato oro zecchino, poi per toccare con mano l’approdo nella terra promessa. Quasi quindici pullman allestiti, decine e decine di auto private... Sempre così: you’ll never walk alone. Tremila sciarpe biancazzurre, magliette color del cielo. L’onore impastato con la consapevolezza che sarà dura, ma tanto. La passione condivisa con il sentimento dell’ottimismo: hai visto mai che... Se l’Inter mette in fila quasi sessantamila ugole, la Spal ha alle spalle un’intera città. E questo no, questo i nerazzurri non ce l’hanno. Perché ai tremila che punteranno il naso a Nord, Ferrara aggiunge il resto che sarà collegato con Sky, i siti internet, la radio... Modernità e sapor d’antico.
Foto ingiallite
Del resto un certo gusto del passato c’è per forza, raccontando la Spal dalle parti dell’Inter. L’ultima è stata il 26 novembre 1967: milanesi due (autogol di Massei al 13’ e raddoppio di Bonfanti al 61’), estensi zero. Sulla panca nerazzurra c’era il mago Helenio Herrera, la Spal quell’anno salutò la massima serie. Ma la salutò sul serio, considerato che c’è tornata quasi mezzo secolo dopo. E sembra di essere catapultati in un nuovo mondo, con un sacco di prime volte: quella tanto gradita è stata l’abolizione dell’obbligo di esibire la tessera del tifoso. Inter-Spal è la prima partita ad essere stata esonerata dal catenaccio istituito nel 2011: un pallone più libero invoglia ad andare allo stadio. Quando poi anche tanti allenamenti saranno meno gonfi di porte chiuse e fili spinati, probabilmente prevarrà la gioia di andare a giocare piuttosto che il senso opprimente di andare a guerreggiare. In sintesi: domenica brividi ed emozioni danzeranno copiosi. L’Inter cerca la sgommata scudetto (dopo i biancazzurri, ecco Crotone, Bologna, Genoa, Benevento), la Spal segue il cammino dell’umiltà. Quella che, se il compagno di viaggio abbassa la guardia («La Spal è un avversario nuovo che conosciamo poco» dice il centrale Miranda), le consente di azzannare.
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