I ragazit di Paolo Mazza tra passato e presente
L’autore Capogrosso: tributo a tutti quelli che hanno giocato in biancazzurro «La storia dice che finché sarà in mani ferraresi la Spal otterrà ottimi risultati»
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FERRARA. Sala Arengo del Municipio gremita ieri pomeriggio per la presentazione del libro “I ragazit di Paolo Mazza” (Storia del calcio spallino dal 1950 al 1977), di Pietro Capogrosso. Il lavoro (già nelle principali librerie) scritto da un giornalista pugliese (che risiede e vive a Manduria) racconta la storia sia della prima squadra sia delle giovanili nel periodo indicato.
A parlarne erano presenti l’assessore allo sport del Comune di Ferrara, Simone Merli, il presidente della società biancazzurra Walter Mattioli e alcuni giornalisti ferraresi che seguono le vicende della Spal. In avvio dopo avere fatto indossare la sciarpa della Spal all’autore, l’intervento dell’assessore Merli:
«Io sono del 1979, ho faticato a collegare vicende che tanti di voi conoscono, penso che abbia un senso la presentazione qui, con quest’opera si fa una carezza alla città, si ricorda un pezzo di storia importante. È una vicenda sportiva e umana che produce sentimenti. Questo è un fantastico racconto sportivo, l’autore ha impiegato dieci anni a costruire questo testo, è un libro che rimarrà tra le belle opere fatte per la città, scritto da chi lavora e vive lontano da Ferrara ma è passato da qui e se ne è innamorato».
Poi parola all’autore:
«Ci ho messo tanto a scrivere il libro, vivere nel Salento ed essere tifosi della Spal non è per niente facile nemmeno nelle ricerche, i giornali non arrivano, anche nelle biblioteche è difficile trovare i giornali nazionali che non siano nelle edizioni meridionali. È stato un lavoro gigantesco per rintracciare i ragazzi, quando li cercavo al telefono con i tempi che corrono mi dicevano, “non mi serve niente”, sono inizialmente stato trattato male. Sbagliavo l’approccio, superata la diffidenza sono stati tutti a totale e completa disposizione, i ragazzi li conosco da tantissimi anni, erano scettici e dubbiosi che l’impresa titanica fosse portata a conclusione. Credo che un libro del genere andasse fatto: mancava, tanti ragazzi della Spal non hanno avuto super carriera ma meritavano attenzione. È stato fatto per dare notorietà a quei ragazzi che per tantissimi motivi si persero per strada».
Capogrosso ha poi parlato della nascita del suo amore per la Spal:
«In modo sintetico: avevo uno zio materno che aveva giocato a calcio, assieme a questo zio che portava qualche giornale sportivo in casa, vedevo questa squadra di nome Spal. Oggi i bambini di otto-nove anni sono “mostri” di cultura e informazioni, allora noi eravamo ignoranti, vedevo la A, cercavo la “città Spal” ma non la trovavo, convinto che fosse una città straniera, molto importante che, anche se non italiana, giocava nel campionato italiano. A Manduria sono venuti tanti ragazzi della Spal, molti friulani, non parlavano italiano. Ho deciso lì di diventare tifoso della Spal».
Il calcio è molto cambiato: «Profondamente, come un terremoto, a chilometri di profondità. Il calcio di quegli anni era un calcio di bandiera, il presidente era un uomo che masticava calcio e si circondava di gente con preparazione, onestà. Ferrara ha avuto Mazza, poi si decise di cambiare tutto e la Ferrara calcistica mise da parte Mazza».
Da un presidente della Spal ad un altro con l’intervento di Walter Mattioli:
«Ho conosciuto tanti di questi ragazzi che hanno frequentato la Spal, qualcuno è stato anche mio mister alla Giacomense. “I ragazit di Paolo Mazza” lo voglio leggere, sono sempre stato tifoso ed estimatore di Mazza. Era un altro calcio, io spero che fra cinque-sei anni scrivano “I ragazit di Walter Mattioli”. Noi non siamo venuti a Ferrara a fare gli imprenditori, ci hanno chiesto di venire in una situazione non bella, spero che continuiamo a fare qualcosa di importante. Continuare a fare la serie A per i tifosi di allora e di adesso. La Spal è vista in modo speciale, non è antipatica a nessuno, nelle riunioni in assemblea di Lega sono contenti, c’è stata e la aspettavano di nuovo. Mia soddisfazione personale: sono partito dalla Terza Categoria e ieri avevo accanto Agnelli che si è presentato. Dobbiamo avere grande umiltà, se non sei umile non vai da nessuna parte. È bello essere qui perchè ricordare il passato è una cosa meravigliosa, qui ritrovo tanti amici e fa piacere».
Chiosa di Capogrosso: «Lo insegna la storia, fino a che la Spal sarà in mano ai ferraresi otterrà ottimi risultati».
Andrea Tebaldi
A parlarne erano presenti l’assessore allo sport del Comune di Ferrara, Simone Merli, il presidente della società biancazzurra Walter Mattioli e alcuni giornalisti ferraresi che seguono le vicende della Spal. In avvio dopo avere fatto indossare la sciarpa della Spal all’autore, l’intervento dell’assessore Merli:
«Io sono del 1979, ho faticato a collegare vicende che tanti di voi conoscono, penso che abbia un senso la presentazione qui, con quest’opera si fa una carezza alla città, si ricorda un pezzo di storia importante. È una vicenda sportiva e umana che produce sentimenti. Questo è un fantastico racconto sportivo, l’autore ha impiegato dieci anni a costruire questo testo, è un libro che rimarrà tra le belle opere fatte per la città, scritto da chi lavora e vive lontano da Ferrara ma è passato da qui e se ne è innamorato».
Poi parola all’autore:
«Ci ho messo tanto a scrivere il libro, vivere nel Salento ed essere tifosi della Spal non è per niente facile nemmeno nelle ricerche, i giornali non arrivano, anche nelle biblioteche è difficile trovare i giornali nazionali che non siano nelle edizioni meridionali. È stato un lavoro gigantesco per rintracciare i ragazzi, quando li cercavo al telefono con i tempi che corrono mi dicevano, “non mi serve niente”, sono inizialmente stato trattato male. Sbagliavo l’approccio, superata la diffidenza sono stati tutti a totale e completa disposizione, i ragazzi li conosco da tantissimi anni, erano scettici e dubbiosi che l’impresa titanica fosse portata a conclusione. Credo che un libro del genere andasse fatto: mancava, tanti ragazzi della Spal non hanno avuto super carriera ma meritavano attenzione. È stato fatto per dare notorietà a quei ragazzi che per tantissimi motivi si persero per strada».
Capogrosso ha poi parlato della nascita del suo amore per la Spal:
«In modo sintetico: avevo uno zio materno che aveva giocato a calcio, assieme a questo zio che portava qualche giornale sportivo in casa, vedevo questa squadra di nome Spal. Oggi i bambini di otto-nove anni sono “mostri” di cultura e informazioni, allora noi eravamo ignoranti, vedevo la A, cercavo la “città Spal” ma non la trovavo, convinto che fosse una città straniera, molto importante che, anche se non italiana, giocava nel campionato italiano. A Manduria sono venuti tanti ragazzi della Spal, molti friulani, non parlavano italiano. Ho deciso lì di diventare tifoso della Spal».
Il calcio è molto cambiato: «Profondamente, come un terremoto, a chilometri di profondità. Il calcio di quegli anni era un calcio di bandiera, il presidente era un uomo che masticava calcio e si circondava di gente con preparazione, onestà. Ferrara ha avuto Mazza, poi si decise di cambiare tutto e la Ferrara calcistica mise da parte Mazza».
Da un presidente della Spal ad un altro con l’intervento di Walter Mattioli:
«Ho conosciuto tanti di questi ragazzi che hanno frequentato la Spal, qualcuno è stato anche mio mister alla Giacomense. “I ragazit di Paolo Mazza” lo voglio leggere, sono sempre stato tifoso ed estimatore di Mazza. Era un altro calcio, io spero che fra cinque-sei anni scrivano “I ragazit di Walter Mattioli”. Noi non siamo venuti a Ferrara a fare gli imprenditori, ci hanno chiesto di venire in una situazione non bella, spero che continuiamo a fare qualcosa di importante. Continuare a fare la serie A per i tifosi di allora e di adesso. La Spal è vista in modo speciale, non è antipatica a nessuno, nelle riunioni in assemblea di Lega sono contenti, c’è stata e la aspettavano di nuovo. Mia soddisfazione personale: sono partito dalla Terza Categoria e ieri avevo accanto Agnelli che si è presentato. Dobbiamo avere grande umiltà, se non sei umile non vai da nessuna parte. È bello essere qui perchè ricordare il passato è una cosa meravigliosa, qui ritrovo tanti amici e fa piacere».
Chiosa di Capogrosso: «Lo insegna la storia, fino a che la Spal sarà in mano ai ferraresi otterrà ottimi risultati».
Andrea Tebaldi
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