Luisito Suarez è felice Bello, torna un “clasico”
di Paolo Negri
Il fuoriclasse interista poi mister ferrarese: la Spal merita questi palcoscenici «Mi fa molto piacere rivederla, negli anni ’60 erano partite combattute»
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FERRARA. Basta il nome. Luisito Suarez. Uno dei più grandi campioni di sempre. Barcellona e Inter. Pallone d’oro di France Football nel 1960. Tre scudetti, due Coppe dei Campioni e altrettante Coppe Intercontinentali con la “grande Inter” herreriana. Suo l’ultimo gol dei nerazzurri alla Spal in serie A (a Ferrara, rete della vittoria il 17 marzo 1968). Allenatore dei biancazzurri nel 1976/77 quando subentrò ai vari Capello, Ballico, Bugatti, Bianchi...). Questo straordinario signore, classe di ferro 1935, eloquio forbito e squisitezza da autentico gentiluomo, ieri - dalla sua casa milanese - ci ha parlato delle vecchie sfide tra Inter e Spal e del riproporsi (oggi) di questa affascinante partita.
«Sì, proprio affascinante - ha affermato Suarez -. E che ritorna dopo una vita. Mi fa molto piacere. Per tanti anni, in Italia, Inter-Spal è stato un clasico».
Addirittura?
«Ma certo. Perchè, vede, quella Spal in serie A ci stava tranquillamente. Sono contento che sia tornata a certi livelli e, soprattutto, spero che ci rimanga. È una bella storia».
Tra Inter e Spal, tra l’altro, c’erano rapporti consolidati.
«Lo ricordo perfettamente. I presidenti Moratti e Mazza fecero molti affari, scambi di giocatori. Massei, uno su tutti, ha vestito entrambe le maglie. Oscar lo incrocio ogni tanto, adesso è un po’ che non lo vedo. Grande giocatore, grande persona. La Spal, poi, aveva la prerogativa di scovare giovani molto validi, li svezzava e poi li vendeva agli squadroni come l’Inter. Lo ha fatto per tanti anni».
Che partite erano, sul campo, quelle tra Inter e Spal?
«Belle. La Spal giocava bene, non faceva catenaccio al 100%. Sapeva esprimere calcio, aveva giocatori interessanti. Gare combattute. Molto belle, sì».
Lei, poi, della Spal è diventato allenatore.
«E non ho mantenuto la categoria, la serie B. Ero venuto lì con il cuore: non sono riuscito nell’impresa, mi dispiace ancora oggi».
Eppure aveva risollevato la squadra, le aveva dato un gioco.
«Eh, lo so. C’erano tanti giocatori bravi, Paina, Prini, Cascella, Manfrin... Pareva ce la facessimo, poi non ci siamo riusciti. Resta un rammarico, anche a distanza di tanti anni. Ferrara mi è sempre piaciuta, ci torno volentieri. Per fortuna, adesso, ci hanno pensato altri a riportarla nel luogo che per tradizione le compete: la serie A».
Oggi con l’Inter il pronostico è totalmente chiuso, per i biancazzurri. O c’è margine?
«L’Inter quest’anno ha iniziato bene. La Spal è una matricola e non la conosco bene. Ma arriva a San Siro senza pressioni, senza aver avuto giocatori in giro con le nazionali. Di sicuro si è preparata bene, e col gruppo al completo a differenza dell’Inter. I nerazzurri dovranno diffidare della Spal e stare molto attenti».
La Spal potrebbe patire l’impatto con San Siro?
«Non credo. Al giorno d’oggi le squadre hanno meno timori di questi stadi, una volta li soffrivano di più, se la giocano. Rischiano, può andar male ma anche bene. È bello così».
Lei ci sarà?
«Dovrei intervenire alla tv spagnola, per un’analisi su Barça-Espanyol (il derby catalano si è giocato ieri sera; ndr). Collegamento alle 15. Se non mi chiamano prima, vengo a San Siro. Rivedo volentieri la Spal. Molto volentieri».
«Sì, proprio affascinante - ha affermato Suarez -. E che ritorna dopo una vita. Mi fa molto piacere. Per tanti anni, in Italia, Inter-Spal è stato un clasico».
Addirittura?
«Ma certo. Perchè, vede, quella Spal in serie A ci stava tranquillamente. Sono contento che sia tornata a certi livelli e, soprattutto, spero che ci rimanga. È una bella storia».
Tra Inter e Spal, tra l’altro, c’erano rapporti consolidati.
«Lo ricordo perfettamente. I presidenti Moratti e Mazza fecero molti affari, scambi di giocatori. Massei, uno su tutti, ha vestito entrambe le maglie. Oscar lo incrocio ogni tanto, adesso è un po’ che non lo vedo. Grande giocatore, grande persona. La Spal, poi, aveva la prerogativa di scovare giovani molto validi, li svezzava e poi li vendeva agli squadroni come l’Inter. Lo ha fatto per tanti anni».
Che partite erano, sul campo, quelle tra Inter e Spal?
«Belle. La Spal giocava bene, non faceva catenaccio al 100%. Sapeva esprimere calcio, aveva giocatori interessanti. Gare combattute. Molto belle, sì».
Lei, poi, della Spal è diventato allenatore.
«E non ho mantenuto la categoria, la serie B. Ero venuto lì con il cuore: non sono riuscito nell’impresa, mi dispiace ancora oggi».
Eppure aveva risollevato la squadra, le aveva dato un gioco.
«Eh, lo so. C’erano tanti giocatori bravi, Paina, Prini, Cascella, Manfrin... Pareva ce la facessimo, poi non ci siamo riusciti. Resta un rammarico, anche a distanza di tanti anni. Ferrara mi è sempre piaciuta, ci torno volentieri. Per fortuna, adesso, ci hanno pensato altri a riportarla nel luogo che per tradizione le compete: la serie A».
Oggi con l’Inter il pronostico è totalmente chiuso, per i biancazzurri. O c’è margine?
«L’Inter quest’anno ha iniziato bene. La Spal è una matricola e non la conosco bene. Ma arriva a San Siro senza pressioni, senza aver avuto giocatori in giro con le nazionali. Di sicuro si è preparata bene, e col gruppo al completo a differenza dell’Inter. I nerazzurri dovranno diffidare della Spal e stare molto attenti».
La Spal potrebbe patire l’impatto con San Siro?
«Non credo. Al giorno d’oggi le squadre hanno meno timori di questi stadi, una volta li soffrivano di più, se la giocano. Rischiano, può andar male ma anche bene. È bello così».
Lei ci sarà?
«Dovrei intervenire alla tv spagnola, per un’analisi su Barça-Espanyol (il derby catalano si è giocato ieri sera; ndr). Collegamento alle 15. Se non mi chiamano prima, vengo a San Siro. Rivedo volentieri la Spal. Molto volentieri».
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