La Nuova Ferrara

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«Noi coraggio e personalità contro una big»

dall’inviato Marco Nagliati
«Noi coraggio e personalità contro una big»

Mister Semplici applaude i suoi pur battuti Palleggio e gioco: così la Spal può salvarsi

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MILANO. Il boato. Quel “Forza Spal... Forza Spal...” di fine gara rimbomba ancora nelle orecchie di Semplici. Parte forte e spontaneo dall’emozionale curva spallina, issata lassù e gonfia di entusiasmo. Nonostante la sconfitta c’è il giusto tributo ad una pattuglia di provincia che è andata a viso aperto a duellare con un colosso di squadra. Quel coro rimbalza nel cuore della sala stampa del Meazza. Nike, Pirelli, Suning... Logogrammi cinesi lampeggiano sui monitor, mentre arriva l’allenatore della Spal.

«Mi ero tanto raccomandato con i ragazzi di giocare con coraggio e personalità - esordisce con voce un po’ rauca e cravatta allentata -; non sempre ci siamo riusciti, però di certo abbiamo tentato di ribattere colpo su colpo. Cercando di creare i presupposti per fare male all’Inter. L’anno scorso, forse, all’inizio abbiamo un po’ pagato lo scotto alla categoria. Quest’anno l’avvio è stato migliore: l’esperienza passata ci è servita. Inoltre dal mercato sono arrivati calciatori che conoscono la serie A».

Semplici rifiata, guarda la sala con occhi fieri. Sospira: «Ho fatto i complimenti ai ragazzi per la prestazione, il carattere dimostrato. L’unica cosa negativa della giornata è, purtroppo, quella che poi conta di più: il risultato».

La Spal ha tenuto il campo in modo splendido, incoraggiante. Pagando la maggiore qualità individuale dell’Inter. Eppure, ad un certo punto, il pari sembrava potersi annusare nel cielo plumbeo sopra San Siro. «Sì, la squadra non ha evidenziato timori reverenziali - ribadisce il concetto il trainer biancazzurro -; forse in certi momenti avremmo dovuto cercare di più Lazzari sulla destra, magari a volte sarebbe servito un altro pizzico in più di coraggio. Ed è chiaro che in attacco dobbiamo migliorare. La difesa? Beh, direi bene. Non dimentichiamo che di fronte avevamo l’Inter, che punta allo scudetto. Ribadisco: non siamo stati rinunciatari. Ho visto possesso palla».

Ecco, il pallone alla Spal e non ai nerazzurri per quanto è stato possibile. «Abbiamo provato a palleggiare - spiega Semplici - per tentare di far fare a loro qualcosa cui sono meno abituati: rincorrere. Gare così ti fanno crescere anche se perse, ti lasciano soddisfatto e fanno maturare. Ricordo che per molti dei miei era la prima volta davanti a quasi sessantamila spettatori».

Diversi cronisti milanesi ascoltano partecipi e coinvolti. Gli fanno: “Mister, non è che giocate troppo bene per essere una matricola che deve salvarsi?”. Leo scuote la testa: «Intanto mi auguro di no. Poi difendo la nostra identità, il voler giocare al calcio. Soltanto evitando le barricate e fraseggiando possiamo salvarci. Okay, c’è tutto un mix di situazioni da migliorare ma il nostro marchio di fabbrica c’è. Stavolta s’è perso, ma c’è modo e modo: il nostro dà fiducia per il futuro».

In fondo, gli episodi hanno inciso. Una giocata, il talento, l’acuto. Paloschi davanti alla porta, invece... «Certo, gli episodi cambiano le gare - filosofeggia Semplici - ma parlare dei singoli non ha senso. Perché sennò bisogna anche rammaricarsi per un unico errore commesso in fase di uscita col pallone che ci è costato il primo gol. Ragazzi: non dimentichiamo che abbiamo affrontato l’Inter a casa sua». Convinti cenni di assenso anche da parte di alcuni cronisti giapponesi, attenti come pochi. Semplici fa per alzarsi, intanto sorride e a mezza voce sottolinea: «Però in futuro vorrei meno elogi e prendere qualche punto».

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