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«Non ero al top, ma siamo ancora lì»

 «Non ero al top, ma siamo ancora lì»

Dovi mastica amaro. E Rossi potrebbe rientrare già nella gara di Aragon

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DALL’INVIATO A MISANO ADRIATICO. Quando si sfila il casco, il suo sorriso smagliante inonda il paddock. Il primo abbraccio è per il fratello Alex, a pochi passi da lui con le stampelle, costretto al palo per la frattura del bacino riportata durante le prove. È ugualmente una domenica di festa per la famiglia Marquez: Marc ritrova una Honda convincente e impara a essere più calcolatore, ben calibrando il dosaggio delle pillole di istinto e opportunismo. Lo ammette lui stesso: «Inizialmente – ha spiegato lo spagnolo – ho pensato principalmente a controllare il mio passo-gara. In un certo senso ho usato più la pazienza della velocità. Nel finale, dopo essermi accertato che Dovizioso era abbastanza dietro da non impensierirmi più di tanto, mi sarei anche potuto accontentare, ma all’ultimo giro non ce l’ho fatta e mi sono detto “No, ci devo provare”. E ho fatto bene, anche perché a fine campionato i punti in più di oggi (ieri, ndr) potrebbero far comodo, potrebbero rivelarsi decisivi».

Sale sul podio con fare un po’ spaesato Danilo Petrucci, omaggiato dal ministro dello Sport, Luca Lotti. La piazza d’onore è senz’altro un ottimo risultato, ma forse anche lui, come i tanti tifosi assiepati lungo il circuito, aveva cominciato ad assaporare qualcosa di più gustoso. «Sto vivendo – confessa – emozioni abbastanza contrastanti. Non ho ancora capito di essere sul podio, perché sono ancora concentrato sul fatto che potevo vincere e che ho provato di tutto per vincere. Sapevo benissimo che Marquez mi stava dietro per studiarmi allo scopo di pianificare il sorpasso. Proprio per questo negli ultimi giri ho tentato di spingere di più, ma a un certo punto la moto mi ha “avvisato”. Mi si è chiuso il manubrio all’improvviso e per poco non sono caduto. È in quel frangente che ho compreso che dovevo accontentarmi». È stata la domenica dei saggi. Dell’arguto Marquez, del razionale Petrucci e del lungimirante Dovizioso. «So perfettamente – dice il romagnolo della Ducati – che tutti vogliono vincere e che dobbiamo cercare di vincere. Ma la verità è che non mi sentivo bene in moto. Avvertivo che il rischio era dietro l’angolo e la priorità, su una pista certamente non facile per la pioggia caduta per tutta la mattinata, è diventata quella di non commettere errori. M’interessa aver centrato il podio al termine di una gara abbastanza strana. Per il Mondiale siamo sempre lì».

Si spengono le luci sulla riviera adriatica e riparte subito il toto-Valentino. A quando il rientro? Dal suo entourage filtra un leggero ottimismo. «Sta già caricando la gamba a terra – dicono –. Vedrete, ad Aragon si presenterà».(crimar)

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