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NUOVI TALENTI SI AFFACCIANO A INSIDIARE I BIG

di CLAUDIO GIUA

Alla fine dell’estate senza Murray e Djokovic, che peraltro precede un autunno parimenti mutilato, c’è chi ha fatto notare che gli ultimi numeri 1 Atp sono fuori gioco dalle Atp Finals londinesi, in...

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Alla fine dell’estate senza Murray e Djokovic, che peraltro precede un autunno parimenti mutilato, c’è chi ha fatto notare che gli ultimi numeri 1 Atp sono fuori gioco dalle Atp Finals londinesi, in novembre. Allora Andy sconfisse Nole 6-3 6-4: un dagherrotipo da un’altra epoca storica. Il 2017 verrà dunque ricordato come l’anno di Federer e Nadal, che si sono di fatto spartiti i successi negli Slam e nei Masters 1000, solo Sascha Zverev ha saputo intromettersi. Quelli che si sono appena conclusi non saranno tuttavia gli Us Open di Rafael Nadal o di Kevin Anderson, i finalisti nati ai tempi degli yuppies e degli U2 (1986) come gli altri tre giocatori che hanno raggiunto gli ultimi atti degli Slam, Roger Federer (1981, Melbourne e Wimbledon), Marin Cilic (1988, Wimbledon) e Stan Wawrinka (1985, Parigi). Il major americano verrà più frequentemente citato in futuro come quello che ha portato in primo piano due giovanissimi, Denis Shapovalov, canadese, aprile 1999, e Andrey Rublev, russo, ottobre 1997, che saranno i più probabili protagonisti dei prossimi lustri insieme a Sasha Zverev, tedesco, aprile 1997, Karen Khachanov, russo, maggio 1996, e Borna Coric, croato, novembre 1996. Da Flushing Meadows sono giunti segnali inequivocabili del cambiamento che il grande tennis vivrà a partire dall’anno prossimo.

Per ragioni diverse, il torneo femminile newyorkese ha dato due indicazioni altrettanto epocali. La prima è la conferma che, assente Serena Williams, classe 1981, a prevalere sono le giovani, dalla straordinaria Sloane Stephens (1993), dominatrice della finale nell’Arthur Ashe Stadium, alla sua avversaria Madison Keys (1995), così come a Parigi fu la volta di Jelena Ostapenko, lettone, 1997, e a Wimbledon prevalse Garbine Muguruza, spagnola, 1993; la seconda ha a che fare con la scoperta che le afroamericane continueranno a dire la loro, da prime attrici, nel circuito Wta. Serena e Venus non resteranno mosche bianche.

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