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«Devo tutto a Mazza Sentivo Betty Curtis e mi trovai a Milano»

«Devo tutto a Mazza Sentivo Betty Curtis e mi trovai a Milano»

Saul Malatrasi è cresciuto a Ferrara, poi il decollo «Rocco mi dava del “mona”. Semplici merita applausi»

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CALTO (RO). Milan-Spal sarà un match dal sapore assolutamente particolare per chi come Saul Malatrasi ha scritto pagine di storia indossando entrambe le maglie. Quella del difensore nativo di Calto (Ro) è stata una di quelle carriere da guinness. Di quelle vincenti ed eroiche che portano ricordi unici e indelebili. I colori biancazzurri per Malatrasi significarono crescita nelle squadre giovanili, esordio in serie A (21 settembre 1958 contro la Juventus), altre importanti presenze nella massima serie e la simbolica chiusura di una gloriosa carriera con le due annate a Ferrara dal 1970 al 1972 in serie C. Non va neppure dimenticata la successiva esperienza come vice allenatore di Mario Caciagli dal 1973 al 1975 in una Spal che era profondamente amata dal suo popolo.

Con le tinte rossonere il forte e duttile difensore rodigino collezionò quasi un centinaio di presenze dove fu autentico protagonista di diversi trionfi indimenticabili. Dal nono scudetto della storia del Milan sotto la guida del “Paròn” Nereo Rocco fino ai tre trofei internazionali: la prima Coppa delle Coppe, la Coppa dei Campioni del 1968-1969 con Malatrasi in maglia 5 nella finale dominata contro l’Ajax e la successiva Coppa Intercontinentale con la doppia finale sull’Estudiantes diventata famosa alle cronache per l’autentica corrida del match di ritorno disputato alla “Bombonera” di Buenos Aires, dove lo stesso Malatrasi uscì malconcio (ma vincente) a causa dei colpi proibiti ricevuti dai calciatori argentini in una serata di autentica follia sportiva.

Un personaggio con un curriculum sportivo sensazionale che nella quotidianità, oltre a essere ancora parecchio interessato e informato sugli eventi sportivi e calcistici legati in particolar modo alla Spal, si gode la famiglia e la sua storica dimora proprio nel paese natale. Lo abbiamo incontrato attraversando e costeggiando le rive del grande fiume Po, in quei territori di confine non lontani da Ferrara che però significano già Lombardia - o come in questo caso - Veneto. Calto è un piccolo comune che non arriva ai mille abitanti. Tutti si conoscono con tutti e tutti naturalmente conoscono Saul Malatrasi che a sua volta è molto attento e delicato nei confronti delle iniziative di paese, in particolar modo legate alla piccola società sportiva locale. Eccoci, dunque, a casa Malatrasi.

Quali sono i ricordi più belli che porta nel cuore delle esperienze con Spal e Milan?

«Alla Spal, malgrado il cartellino rosso che l’arbitro mi mostrò dopo poco più di mezz’ora di gioco, non posso non citare l’emozione del mio debutto davanti a 18.000 persone venendo direttamente dal settore giovanile. C’erano persone rimaste all’esterno dell’impianto e mi sembrava che attorno a me ci fosse un milione di spettatori. La stessa cosa l’ho percepita anche dall’esperienza vissuta con il Milan, anche se quando sono arrivato a indossare la maglia rossonera avevo già tanti anni di calcio nelle gambe; ma non posso di certo dimenticare quel momento in quella grande squadra».

Se le nominiamo il presidentissimo Paolo Mazza…

«Beh, Mazza mi lanciò e anche grazie a lui andai a sfiorare la partecipazione al Mondiale in Cile nel 1962. Poi un brutto infortunio al ginocchio mi fermò. Era un presidente molto stimato e riconosciuto da tutto il mondo del calcio nazionale in quegli anni. Mi ricordo che teneva talmente tanto alla Spal che dopo una partita importante andata male lo vidi piangere dal dispiacere. Aveva una faccia che all’apparenza poteva sembrare burbera, ma non era assolutamente cattivo. Il discorso di Mazza mi permette di collegarmi a colui che a mio parere è stato il migliore allenatore della Spal: Mario Caciagli. Dico lui perché non ho mai avuto G.B. Fabbri come tecnico che è sicuramente stato il numero uno. Caciagli, oltre alle idee di gioco, aveva un carattere talmente forte e una personalità altissima da potersi permettere di contraddire il presidentissimo. Vorrei poi ricordare nella mia carriera anche l’importanza del presidente Angelo Moratti ai tempi dell’Inter».

Mentre il Milan e Nereo Rocco invece?

«Arrivai al Milan dopo essere stato vicinissimo a Bologna e Vicenza. In quegli anni facevano tutto direttamente le società e la notizia del trasferimento in rossonero mi arrivò durante una serata di paese alla sagra di Ficarolo, mentre ero in compagnia di mia moglie ad ascoltare Betty Curtis. La mattina seguente andai immediatamente a Milano a svolgere le visite mediche e imparai da subito a conoscere l’ambiente. Rocco con la sua tipica pronuncia mi chiamava spesso “mona rovigotto”, ma lo faceva in maniera simpatica. Era un personaggio spontaneo e genuino».

Che considerazione ha invece di mister Semplici?

«Nella Spal di adesso si vede eccome la mano dell’allenatore. La squadra è matura e già dall’anno scorso l’identità era chiara. Voglio fargli un plauso perché anche in un campionato come quello di serie A la squadra gioca a calcio con un ottimo palleggio. C’è qualche piccolo problemino dalla trequarti in poi a livello di soluzioni offensive. Vicino a uno come Borriello vedrei bene un giocatore più frizzante e brevilineo».

Alessio Duatti

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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