Spal, il pane è duro Ma il posto in A c’è
di Paolo Negri
Non va messo tutto in discussione. Bisogna saper gestire i ko
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FERRARA. Nel suo interessante fondo di ieri su Repubblica, Maurizio Crosetti sottolinea un’evidenza: c’è un abisso che separa testa e coda, 20 squadre in A sono insostenibili. Detto ciò, non seguiamo Crosetti quando afferma che «il campionato è impietoso nel dire alle matricole Spal, Verona e Benevento che non c’è posto, che il pane è duro».
Come non c’è posto? Per la Spal? Calma: l’avvio di Benevento (4 sconfitte su 4, 1 gol fatto e 10 subìti) e Verona (1 punto, 1 rete realizzata, 11 al passivo) è stato disastroso; Crotone (nessun gol segnato!), il ricco Sassuolo ed il Genoa non hanno fatto molto meglio. Ma la Spal che c’entra? I biancazzurri hanno sei squadre alle spalle e tre al loro fianco (tra cui l’europea Atalanta), hanno pareggiato a Roma con la Lazio e battuto l’Udinese, a San Siro sono stati piegati dall’Inter con un rigore dubbio e l’invenzione di Perisic agli sgoccioli del match. A stonare c’è stata solo la sconfitta interna di domenica con il Cagliari, ma è sufficiente per affermare che in A non c’è posto per la Spal? Quanto al fatto che il pane sia duro, si sapeva. Durissimo, se è per questo. Lo si è visto proprio contro il Cagliari. La Spal ha misurato il divario con una squadra di media classifica, più esperta, più fisica, più ricca di individualità, collaudatissima nello spartito di gioco ma in possesso di risorse singole in grado di sparigliare le carte, di uscire dagli schemi, di inventare. Tutto normale, diremmo. Nessuno scandalo, nessun allarme. Che poi il confronto fosse al “Mazza”, che i punti potessero (già) valere doppio e che ci si attendesse un altro tipo di prova da parte dei biancazzurri, questo è un altro discorso.
La Spal poteva fare meglio? Certo. Ma non è questione di criticare, nell’accezione peggiore. La partita ha semplicemente suggerito delle evidenze. Il disagio in spazi ampi (nella ripresa, quindi) degli erculei difensori centrali spallini al cospetto di attaccanti di passo; una manovra concettualmente ineccepibile, con ricerca della costruzione da dietro e fraseggi palla a terra, ma nella circostanza zavorrata da una circolazione spesso (non sempre) troppo lenta; due punte, Borriello e Paloschi, indiscutibili per carriera, esperienza e qualità, epperò non complementari per caratteristiche, in ritardo d’intesa (vedi quando nel primo tempo Borriello anzichè buttarsi in mezzo si è precipitato sullo stesso pallone su cui era Paloschi, all’ingresso in area, sul centro-destra) e poco propense a venire incontro per accorciare le distanze col centrocampo e dare una soluzione al portatore di palla, aprire uno spazio, dettare un passaggio; l’assenza di alternative agli spunti in fascia: o Lazzari sgasa e porta l’affondo, o non ci sono varianti, pochi accompagnano e si inseriscono.
Detta così sembra tanta roba. Invece si tratta solo di quanto suggerito da una gara interpretata non al meglio, e di piccoli ma necessari correttivi globali da apportare. Si sapeva. E non era pensabile che la Spal potesse essere sempre irreprensibile. Come era da mettere in preventivo qualche sconfitta consecutiva. Ora sono due, a logica potrebbero diventare quattro visto che alle porte ci sono Milan e Napoli. Ma era ed è ben chiaro che una delle armi spalline deve essere la capacità di saper gestire i ko di fila, inevitabili in A. Dove per la Spal c’è posto sì, ne siamo convinti. Anche perchè l’obiettivo è la salvezza, non altro.
Come non c’è posto? Per la Spal? Calma: l’avvio di Benevento (4 sconfitte su 4, 1 gol fatto e 10 subìti) e Verona (1 punto, 1 rete realizzata, 11 al passivo) è stato disastroso; Crotone (nessun gol segnato!), il ricco Sassuolo ed il Genoa non hanno fatto molto meglio. Ma la Spal che c’entra? I biancazzurri hanno sei squadre alle spalle e tre al loro fianco (tra cui l’europea Atalanta), hanno pareggiato a Roma con la Lazio e battuto l’Udinese, a San Siro sono stati piegati dall’Inter con un rigore dubbio e l’invenzione di Perisic agli sgoccioli del match. A stonare c’è stata solo la sconfitta interna di domenica con il Cagliari, ma è sufficiente per affermare che in A non c’è posto per la Spal? Quanto al fatto che il pane sia duro, si sapeva. Durissimo, se è per questo. Lo si è visto proprio contro il Cagliari. La Spal ha misurato il divario con una squadra di media classifica, più esperta, più fisica, più ricca di individualità, collaudatissima nello spartito di gioco ma in possesso di risorse singole in grado di sparigliare le carte, di uscire dagli schemi, di inventare. Tutto normale, diremmo. Nessuno scandalo, nessun allarme. Che poi il confronto fosse al “Mazza”, che i punti potessero (già) valere doppio e che ci si attendesse un altro tipo di prova da parte dei biancazzurri, questo è un altro discorso.
La Spal poteva fare meglio? Certo. Ma non è questione di criticare, nell’accezione peggiore. La partita ha semplicemente suggerito delle evidenze. Il disagio in spazi ampi (nella ripresa, quindi) degli erculei difensori centrali spallini al cospetto di attaccanti di passo; una manovra concettualmente ineccepibile, con ricerca della costruzione da dietro e fraseggi palla a terra, ma nella circostanza zavorrata da una circolazione spesso (non sempre) troppo lenta; due punte, Borriello e Paloschi, indiscutibili per carriera, esperienza e qualità, epperò non complementari per caratteristiche, in ritardo d’intesa (vedi quando nel primo tempo Borriello anzichè buttarsi in mezzo si è precipitato sullo stesso pallone su cui era Paloschi, all’ingresso in area, sul centro-destra) e poco propense a venire incontro per accorciare le distanze col centrocampo e dare una soluzione al portatore di palla, aprire uno spazio, dettare un passaggio; l’assenza di alternative agli spunti in fascia: o Lazzari sgasa e porta l’affondo, o non ci sono varianti, pochi accompagnano e si inseriscono.
Detta così sembra tanta roba. Invece si tratta solo di quanto suggerito da una gara interpretata non al meglio, e di piccoli ma necessari correttivi globali da apportare. Si sapeva. E non era pensabile che la Spal potesse essere sempre irreprensibile. Come era da mettere in preventivo qualche sconfitta consecutiva. Ora sono due, a logica potrebbero diventare quattro visto che alle porte ci sono Milan e Napoli. Ma era ed è ben chiaro che una delle armi spalline deve essere la capacità di saper gestire i ko di fila, inevitabili in A. Dove per la Spal c’è posto sì, ne siamo convinti. Anche perchè l’obiettivo è la salvezza, non altro.
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