San Siro non intimidisce il popolo
dall’inviato Paolo Negri
Lo stadio in versione rossonera è fantastico, ma i tifosi della Spal si fanno sentire e replicano alla massa milanista
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MILANO. San Siro in salsa milanista è tutta un’altra cosa. Niente a che vedere con il gigantesco ma impersonale Lego visitato dieci giorni fa in occasione della partita con l’Inter. Sarà che la notte milanese è dolce, che i colori del Diavolo spiccano e fanno contrasto con il verde del prato, che le luci splendono (e d’altra parte, non può che essere così: Luci a San Siro...), ma questa volta sì che si ha la netta percezione di essere nello stadio più prestigioso ed affascinante d’Italia. Si coglie il peso della tradizione, di ciò che il Milan è stato, di ciò che è e di ciò che rappresenta. I turisti si affollano. I giapponesi in tour guidato hanno l’aria di capirci nulla ma sorridono felici anche quando la sicurezza chiede loro di aprire gli zaini. I veri intenditori, gli appassionati, i tifosi, brulicano come minuscole formichine ai piedi del monumentale impianto. Salgono e lo invadono lentamente. Alle 19.54 è un mini boato quello che si leva dal terzo anello, settore verde: la gente biancazzurra accoglie l’ingresso in campo, per il riscaldamento, dei portieri spallini. Poi si alza il coro “alè la Spal, alè”. Il popolo c’è, fedele come sempre, numeroso e per nulla intimorito dalla Curva opposta. Che fischia lo sbucare di tutti gli altri giocatori della Spal. I decibel salgono parallelamente all’improvvisa arietta fresca che penetra San Siro. Franco Baresi e Filippo Galli fanno venire i lacrimoni ai nostalgici. Lo stadio presenta tanti vuoti, ma è emozione allo stato puro. Il tifo milanista vince 10-0 su quello interista. Gli spallini (più di 1.500, a occhio) sono eroici nel cercare di farsi sentire. Ci riescono (“La Curva Ovest tifa con amore...”), e replicano ai rossoneri che fischiano copiosamente Borriello.
La Spal esibisce un’orrida tenuta che sotto la casacca tradizionale pone mutanda e calza nera: ma quando mai? La gente non se ne cura e fa sentire la propria voce, alta e forte. Ovvia delusione al rigore che mette la gara in salita, poi il sostegno riprende continuo. In tribuna si vede anche Marcello Lippi: la Cina è vicina, qui più che mai. La Spal fa sperare nel pareggio, con Mattiello si grida al gol. Il momento va sfruttato. Come non detto, improvviso arriva un altro rigore, i conti vengono chiusi. I tifosi provano a dare forza: messaggio non recepito.
Ma alla fine il popolo chiama tutti a raccolta. Quelli del Milan hanno urlato serie B, serie B. Gli spallini fanno sapere che loro credono nei propri beniamini e nella salvezza.
La Spal esibisce un’orrida tenuta che sotto la casacca tradizionale pone mutanda e calza nera: ma quando mai? La gente non se ne cura e fa sentire la propria voce, alta e forte. Ovvia delusione al rigore che mette la gara in salita, poi il sostegno riprende continuo. In tribuna si vede anche Marcello Lippi: la Cina è vicina, qui più che mai. La Spal fa sperare nel pareggio, con Mattiello si grida al gol. Il momento va sfruttato. Come non detto, improvviso arriva un altro rigore, i conti vengono chiusi. I tifosi provano a dare forza: messaggio non recepito.
Ma alla fine il popolo chiama tutti a raccolta. Quelli del Milan hanno urlato serie B, serie B. Gli spallini fanno sapere che loro credono nei propri beniamini e nella salvezza.
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