Servono più attenzione e maggior determinazione
A San Siro sono arrivati altri 2 rigori contro: 4 reti su 8 subìte dal dischetto La Spal ha commesso meno falli del Milan e ciò traduce scarsa aggressività
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FERRARA. L’anno scorso, da neo-promossa in B, la Spal ci ha messo sei/sette giornate per ingranare e dare il via alla sua marcia. In questa stagione, fresca di approdo in serie A, la squadra di mister Semplici è partita decisamente meglio, salvo accusare una flessione nelle ultime due gare con Cagliari e Milan.
In assoluto, nulla di preoccupante. A stonare, in termini di risultato, può essere solo il ko interno con i sardi. Per il resto, tutto in linea. L’analisi deve però essere a più ampio raggio, e più approfondita. Se parliamo di flessione, il riferimento è soprattutto al tenore delle prestazioni. Ci sta che dopo un buon impatto la Spal debba fisiologicamente adattarsi a tutte le esigenze della categoria, ed alle diverse difficoltà proposte dagli avversari di turno. Il Cagliari ha elementi con più esperienza della A e con maggior fisicità rispetto agli spallini. Con il Milan l’asticella si alzava ancor più, sotto ogni punto di vista, e una volta incassato il secondo rigore la Spal - sicuramente un po’ minata nel morale dalla sconfitta con gli isolani - ha mollato la presa. Questi due confronti hanno detto che i biancazzurri devono migliorare sotto vari punti di vista, ma sarebbe stato sciocco pensare il contrario. Così come non si deve dimenticare che la Spal corre per la salvezza, non per altro. Detto ciò, i numeri parlano in questi termini: 2 gol al passivo in ognuna delle ultime 4 partite; 3 gol segnati, tutti con l’Udinese, quindi 4 gare su 5 senza reti all’attivo; 3 sconfitte consecutive. C’è da allarmarsi? No, solo da riflettere. Su un dato, soprattutto. Anzi, su due, relativi al match con il Milan: la Spal ha effettuato solo 1 tiro; la Spal ha subìto più falli (19) di quanti ne abbia commessi (13). Ecco, sono queste cose che non vanno bene. Perchè traducono una mancanza di aggressività e di convinzione. Doti agonistiche e mentali che una squadra che lotta per non retrocedere deve necessariamente possedere. Non è possibile che la Spal vada in casa del Milan e sia meno fallosa dei rossoneri. Certo, la propensione al gioco è sacrosanta e non va tradita, ma un maggior impatto fisico era necessario e dovrà esserlo in futuro. Dei pochi falli commessi, 2 lo sono stati in area, costando altrettanti rigore. Anche sotto questo profilo bisognerà cambiare rotta, prestare più attenzione. Che non tutti i penalties fossero giustificati, Var o non Var, è acclarato, ma la Spal ha subìto su rigore 4 (Udinese, Inter, 2 Milan) delle 8 reti incassate. Servirà quindi una concentrazione superiore, altrimenti a fine campionato chissà quanti saranno i rigori a sfavore. Il discorso del solo tiro effettuato, poi, traduce a sua volta un difetto di fiducia, ingigantito dopo il 2-0 quando la Spal l’ha proprio data già per persa. Ma, prima, c’era margine per cercare di colpire il Milan. Certo, servirà anche qualcosa d’altro nello sviluppo del gioco. Si paga l’assenza di Floccari, essenziale come elastico tra centrocampo e punta centrale. Senza la sua capacità di collegamento va trovata un’alternativa allo sviluppo in fascia, avere anche soluzioni verticali, centralmente. Dettagli. È un logico processo di adattamento e crescita. Ma domani col Napoli per provare l’impresa o per non fare la fine del Benevento e della stessa Lazio, sarà opportuna una vis agonistica diversa rispetto a San Siro. (p.n.)
In assoluto, nulla di preoccupante. A stonare, in termini di risultato, può essere solo il ko interno con i sardi. Per il resto, tutto in linea. L’analisi deve però essere a più ampio raggio, e più approfondita. Se parliamo di flessione, il riferimento è soprattutto al tenore delle prestazioni. Ci sta che dopo un buon impatto la Spal debba fisiologicamente adattarsi a tutte le esigenze della categoria, ed alle diverse difficoltà proposte dagli avversari di turno. Il Cagliari ha elementi con più esperienza della A e con maggior fisicità rispetto agli spallini. Con il Milan l’asticella si alzava ancor più, sotto ogni punto di vista, e una volta incassato il secondo rigore la Spal - sicuramente un po’ minata nel morale dalla sconfitta con gli isolani - ha mollato la presa. Questi due confronti hanno detto che i biancazzurri devono migliorare sotto vari punti di vista, ma sarebbe stato sciocco pensare il contrario. Così come non si deve dimenticare che la Spal corre per la salvezza, non per altro. Detto ciò, i numeri parlano in questi termini: 2 gol al passivo in ognuna delle ultime 4 partite; 3 gol segnati, tutti con l’Udinese, quindi 4 gare su 5 senza reti all’attivo; 3 sconfitte consecutive. C’è da allarmarsi? No, solo da riflettere. Su un dato, soprattutto. Anzi, su due, relativi al match con il Milan: la Spal ha effettuato solo 1 tiro; la Spal ha subìto più falli (19) di quanti ne abbia commessi (13). Ecco, sono queste cose che non vanno bene. Perchè traducono una mancanza di aggressività e di convinzione. Doti agonistiche e mentali che una squadra che lotta per non retrocedere deve necessariamente possedere. Non è possibile che la Spal vada in casa del Milan e sia meno fallosa dei rossoneri. Certo, la propensione al gioco è sacrosanta e non va tradita, ma un maggior impatto fisico era necessario e dovrà esserlo in futuro. Dei pochi falli commessi, 2 lo sono stati in area, costando altrettanti rigore. Anche sotto questo profilo bisognerà cambiare rotta, prestare più attenzione. Che non tutti i penalties fossero giustificati, Var o non Var, è acclarato, ma la Spal ha subìto su rigore 4 (Udinese, Inter, 2 Milan) delle 8 reti incassate. Servirà quindi una concentrazione superiore, altrimenti a fine campionato chissà quanti saranno i rigori a sfavore. Il discorso del solo tiro effettuato, poi, traduce a sua volta un difetto di fiducia, ingigantito dopo il 2-0 quando la Spal l’ha proprio data già per persa. Ma, prima, c’era margine per cercare di colpire il Milan. Certo, servirà anche qualcosa d’altro nello sviluppo del gioco. Si paga l’assenza di Floccari, essenziale come elastico tra centrocampo e punta centrale. Senza la sua capacità di collegamento va trovata un’alternativa allo sviluppo in fascia, avere anche soluzioni verticali, centralmente. Dettagli. È un logico processo di adattamento e crescita. Ma domani col Napoli per provare l’impresa o per non fare la fine del Benevento e della stessa Lazio, sarà opportuna una vis agonistica diversa rispetto a San Siro. (p.n.)
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