La grande bellezza e l’urlo del Mazza
di Marco Nagliati
Sabato uno spettacolo di tifo. Quando la magia è condivisa
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FERRARA. La grande bellezza si rannicchia in un mondo di luci ed emozioni. Quel posto dell’anima che sta rendendo il Mazza, sempre più, un luogo magico. Sabato sera tutta Napoli è rimasta colpita, abbagliata. Chi era allo stadio e chi era a casa: Ferrara ha inviato una cartolina spettacolare. Sul campo, certo: la squadra di Semplici s’è battuta con coraggio e gagliardia. Ha risposto colpo su colpo all’“ammazzatutti” Napoli. Con le armi dell’umiltà e di una filosofia di gioco convincente: palleggio per quanto possibile, possesso palla per quanto ti viene concesso. L’idea di rispondere colpo su colpo appena gli avversari abbassano la guardia. E poi... «Chiudere le linee di passaggio - spiega Semplici -: lasciare poco spazio dietro le linee della difesa. Stretti a centrocampo. Abbiamo fatto qualcosa di bello. I ragazzi sono un po’ abbattuti, li rincuorerò. Questa prestazione dà fiducia».
Il presidente Mattioli, meno poetico e più pragmatico, mette in sintesi: «Meritavamo un punto. Tutti ci fanno i complimenti, però adesso servono punti. E quel terzino (Ghoulam, autore del definitivo 3-2 partenopeo; ndr) andava tirato giù».
Se la Spal intesa come squadra esce a testa altissima da un avvio di campionato crudele (tanti squadroni, ottime prove e meno in classifica di quanto ci potrebbe stare), la città non è da meno. «Il nostro meraviglioso pubblico» sussurrava sabato notte un Mattioli amareggiato ma già con il serbatoio in fase di riempimento in vista della gara di domenica con il Crotone. Contro il Napoli, l’intera struttura biancazzurra, ha retto alla prima grande prova con una partitissima. Città blindata e quasi tutti hanno avuto la giusta pazienza. Meno bene, questo sì, che i legittimi possessori di abbonamenti e biglietti di Gradinata Est siano stati sfrattati per far posto ai partenopei. In generale, i canti e l’aria di festa che avvolgeva la partita hanno colpito l’Italia che segue (o almeno un filino si avvicina) il pallone. Perché il tifo può anche dividere, ma il senso della condivisione di uno spettacolo è stato show nello show. Ognuno ha spinto la propria formazione, gioito e sofferto sempre nel rispetto delle regole.
E così, alla fine, ecco i complimenti dei napoletani per tutto questo clima di cameratismo. Del resto, altrove, non sono abituati ad una simbiosi come quella che si annota al Mazza: la squadra corre e battaglia, la gente applaude. Indipendentemente dai risultati. Si etichetta come “tifo all’inglese”. Da noi mica è consuetudine che, a fine match, l’allenatore raggruppi i giocatori e tenga un sermoncino. E che poi tutti ordinati, in fila, vadano sotto la curva Ovest che sventola bandieroni e ringrazia. Sgranavano gli occhi anche i sardi l’altra settimana quando, un’ora dopo la fine della partita, la Ovest si sgolava per ringraziare e rilanciare.
Insomma, Ferrara archivia a testa altissima questo approccio alla massima serie. Adesso scatta la “fase due”, quella che fa salire il livello delle aspettative. Se Inter, Milan, Napoli - come dice Semplici - «non erano le “nostre” partite», adesso comincia il vero campionato biancazzurro. Crotone domenica, dopo la sosta viaggio atteso a Bologna. Indi il Sassuolo. Si alza il livello dell’attesa e - ora - cresce anche l’obbligo del risultato.
Il bagno di popolo rimane, così come il boato del Mazza al chirurgico gol su punizione di Viviani per il momentaneo 2-2 contro il Napoli. Impressionante. Una santabarbara. Del resto è stato il primo tutto esaurito dell’annata, con tanto di esordio dei nuovi riflettori. Giocare con la luce artificiale, pure questo, dà un sapore particolare all’evento. All’inizio è stato un botta e risposta: a un napoletano risponde un napoletano. Rasoiata di Schiattarella, fulmine di sinistro di Insigne. Poi lotta e governo, momenti di sofferenza ad altri con la testa fuori dal pelo dell’acqua. Negli ultimi venti minuti è stata la partita di Ghoulam, che s’è preso il proscenio. Traversone eccezionale che ha messo in porta Callejon, infine s’è messo in proprio. Ha trasformato la trequarti spallina in una sorta di red carpet: corsa, stoccata di destro (lui che è sinistro) e pugnalata al cuore estense.
Peccato. Davvero. Un altro piccolo sforzo e la Spal avrebbe colto un punto da coccolare.
Rimane, nell’aria, il sapore di avere comunque assistito ad uno spettacolo che meritava. I cronisti dei media nazionali hanno lungamente sottolineato come il Mazza abbia riproposto uno scenario old style: famiglie. Bambini. Giovani e meno imberbi: sciarpa al collo e tolleranza. Il colpo d’occhio dello stadio è stato maestoso ed ha sollevato un moto d’orgoglio anche negli amministratori che hanno contribuito a far sì che - per due estati di fila - l’impianto sia stato ammodernato in tempi rapidi senza obbligare la Spal a calcari terreni neutri. C’erano gli assessori Modonesi e Merli, il sindaco Tagliani. La famiglia Colombarini ci ha messo tanto del suo. Con questa simbiosi tra tifosi, amministrazione e società la salvezza non può essere un miraggio. Ieri, in città e provincia, in ogni crocchio o bar non si parlava d’altro: della grande partita, dell’emozione vissuta, di Maradona che fa i complimenti alla Spal. Dai ragazìt, si può fare la storia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il presidente Mattioli, meno poetico e più pragmatico, mette in sintesi: «Meritavamo un punto. Tutti ci fanno i complimenti, però adesso servono punti. E quel terzino (Ghoulam, autore del definitivo 3-2 partenopeo; ndr) andava tirato giù».
Se la Spal intesa come squadra esce a testa altissima da un avvio di campionato crudele (tanti squadroni, ottime prove e meno in classifica di quanto ci potrebbe stare), la città non è da meno. «Il nostro meraviglioso pubblico» sussurrava sabato notte un Mattioli amareggiato ma già con il serbatoio in fase di riempimento in vista della gara di domenica con il Crotone. Contro il Napoli, l’intera struttura biancazzurra, ha retto alla prima grande prova con una partitissima. Città blindata e quasi tutti hanno avuto la giusta pazienza. Meno bene, questo sì, che i legittimi possessori di abbonamenti e biglietti di Gradinata Est siano stati sfrattati per far posto ai partenopei. In generale, i canti e l’aria di festa che avvolgeva la partita hanno colpito l’Italia che segue (o almeno un filino si avvicina) il pallone. Perché il tifo può anche dividere, ma il senso della condivisione di uno spettacolo è stato show nello show. Ognuno ha spinto la propria formazione, gioito e sofferto sempre nel rispetto delle regole.
E così, alla fine, ecco i complimenti dei napoletani per tutto questo clima di cameratismo. Del resto, altrove, non sono abituati ad una simbiosi come quella che si annota al Mazza: la squadra corre e battaglia, la gente applaude. Indipendentemente dai risultati. Si etichetta come “tifo all’inglese”. Da noi mica è consuetudine che, a fine match, l’allenatore raggruppi i giocatori e tenga un sermoncino. E che poi tutti ordinati, in fila, vadano sotto la curva Ovest che sventola bandieroni e ringrazia. Sgranavano gli occhi anche i sardi l’altra settimana quando, un’ora dopo la fine della partita, la Ovest si sgolava per ringraziare e rilanciare.
Insomma, Ferrara archivia a testa altissima questo approccio alla massima serie. Adesso scatta la “fase due”, quella che fa salire il livello delle aspettative. Se Inter, Milan, Napoli - come dice Semplici - «non erano le “nostre” partite», adesso comincia il vero campionato biancazzurro. Crotone domenica, dopo la sosta viaggio atteso a Bologna. Indi il Sassuolo. Si alza il livello dell’attesa e - ora - cresce anche l’obbligo del risultato.
Il bagno di popolo rimane, così come il boato del Mazza al chirurgico gol su punizione di Viviani per il momentaneo 2-2 contro il Napoli. Impressionante. Una santabarbara. Del resto è stato il primo tutto esaurito dell’annata, con tanto di esordio dei nuovi riflettori. Giocare con la luce artificiale, pure questo, dà un sapore particolare all’evento. All’inizio è stato un botta e risposta: a un napoletano risponde un napoletano. Rasoiata di Schiattarella, fulmine di sinistro di Insigne. Poi lotta e governo, momenti di sofferenza ad altri con la testa fuori dal pelo dell’acqua. Negli ultimi venti minuti è stata la partita di Ghoulam, che s’è preso il proscenio. Traversone eccezionale che ha messo in porta Callejon, infine s’è messo in proprio. Ha trasformato la trequarti spallina in una sorta di red carpet: corsa, stoccata di destro (lui che è sinistro) e pugnalata al cuore estense.
Peccato. Davvero. Un altro piccolo sforzo e la Spal avrebbe colto un punto da coccolare.
Rimane, nell’aria, il sapore di avere comunque assistito ad uno spettacolo che meritava. I cronisti dei media nazionali hanno lungamente sottolineato come il Mazza abbia riproposto uno scenario old style: famiglie. Bambini. Giovani e meno imberbi: sciarpa al collo e tolleranza. Il colpo d’occhio dello stadio è stato maestoso ed ha sollevato un moto d’orgoglio anche negli amministratori che hanno contribuito a far sì che - per due estati di fila - l’impianto sia stato ammodernato in tempi rapidi senza obbligare la Spal a calcari terreni neutri. C’erano gli assessori Modonesi e Merli, il sindaco Tagliani. La famiglia Colombarini ci ha messo tanto del suo. Con questa simbiosi tra tifosi, amministrazione e società la salvezza non può essere un miraggio. Ieri, in città e provincia, in ogni crocchio o bar non si parlava d’altro: della grande partita, dell’emozione vissuta, di Maradona che fa i complimenti alla Spal. Dai ragazìt, si può fare la storia.
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