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Spal, il derby di Bologna visto dal doppio ex Colomba

di Paolo Negri
Spal, il derby di Bologna visto dal doppio ex Colomba

Giocatore e allenatore rossoblù, mister della Primavera biancazzurra: «Partita di grande fascino, diventerà fondamentale l’interpretazione»

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[FERRARA. Ok, non si gioca domani. Mancano ancora undici giorni. Ma l’attesa per il derby di Bologna è grande. Per la Spal è una sfida che tornerà a distanza di 50 anni dall’ultima in serie A (12 novembre 1967, Bologna-Spal 2-3 con doppia rimonta e gol decisivo di Brenna all’89’: che sia di buon auspicio...).

Entriamo dunque nel clima. Facciamolo sentendo Franco Colomba, osservatore qualificatissimo per intervenire al proposito: è cresciuto ed ha giocato nel Bologna, ne è stato il mister, ha guidato la Primavera della Spal nel 1992/93, ha allenato ad alti livelli (anche Napoli e Parma), il figlio Davide ha vestito il biancazzurro. Ora, fuori dalla mischia («Attendo una proposta... intelligente»), il suo sguardo è lucido ed imparziale.

Colomba, cosa significa il Bologna-Spal alle porte?

«Partita dal fascino particolare, che rimanda agli anni in cui il Bologna vinceva lo scudetto o lottava per le primissime piazze, stagioni in cui la Spal era una provinciale di lusso, con un presidente di primissimo piano come Paolo Mazza che seppe portare ai massimi livelli una piccola società. Il riproporsi del derby fa rivivere bei ricordi. Dopo tanti anni i più giovani, forse, non sanno di cosa stiamo parlando, ma erano grandi partite. E rivedere questa sfida in serie A, tra due città distanti 40 chilometri, è bello. Oltretutto in un momento particolare».

E quale sarebbe?

«Quello che sta vivendo Modena, con la società sull’orlo del baratro, una situazione che peggio non si può».

Di Bologna e Spal che dice?

«I rossoblu stanno facendo un buon campionato, i biancazzurri sono una bella realtà e meritano la massima attenzione».

Analizziamo il Bologna.

«È partito a rilento poi si è ripreso benissimo. La chiave di volta è stata quella di impostare un centrocampo che si fa rispettare per agonismo, forza e velocità. Il Bologna fa giocare male gli avversari e poi sfrutta le ripartenze con frecce quali Verdi, Di Francesco e Palacio, e sfrutta pure la fisicità di Petkovic. Manca all’appello Destro ma si ritroverà e tornerà a fare ciò che sa, i gol».

Come inquadra la Spal?
«Mi piace. Nella scorsa stagione dissi dopo dieci giornate che sarebbe stata promossa in serie A. Società umile, ma organizzata e con risorse. Allenatore con le idee giuste. Giocatori affamati, con voglia di imporsi ed essere protagonisti. E una città che ha dato una grande spinta. Io conosco bene Ferrara, ci sono stato un anno, stagione sfortunata ma lì c’è lo stesso calore che al Sud: per importi al “Mazza” te la devi guadagnare, devi sudare, in un ambiente focoso. Bello».

Finora ha visto la Spal?

«Sì, in tv. La musica è diversa rispetto alla serie B, qui - adesso - ti castigano al primo errore. Ma col Napoli ho visto una squadra veramente brillante, capace di giocarsela anche con le più forti. La Spal deve imparare a gestire le gare con le pari grado, quelle da vincere con equilibrio ed intelligenza. Semplici è l’allenatore giusto, ha fatto la gavetta, ha affrontato il Napoli con acume: potrà estrarre qualcosa dal suo cilindro e centrare l’obiettivo, la salvezza».

Il pronostico del derby?

«Aperto. L’interpretazione della gara può fartela vincere, o perdere. La Spal può mettere in difficoltà chiunque, la differenza è che in B gli errori li perdonavano, in A non accade anche perchè tutte le squadre hanno il giocatore o i giocatori che se offri il minimo varco ti puniscono. La Spal deve essere attenta, un po’ meno bella e più concreta. I punti sono concretezza, la bellezza è quando li hai incamerati».

Gli elementi chiave delle due squadre?

«Davanti il Bologna ha argomenti importanti. Penso a Palacio, a Verdi, gente che ha i colpi. Quanto alla Spal, potrei citare gli ex. Marios Oikonomou a Bologna è stato contestato per alcuni svarioni ma è un buon giocatore, in gamba, che a Ferrara - quando rientrerà - potrà far bene. Rizzo è stato spesso frenato da qualche infortunio però ha attitudini interessanti. E che dire di Floccari? L’ho allenato al Parma, come giocatore lo conosciamo tutti ma ciò che mi preme è sottolinearne la serietà, la moralità, la professionalità. Se però devo fare un nome, uno solo, come simbolo della Spal eleggo Mora: una squadra, per salvarsi, non può prescindere da giocatori come lui, che incarnano la mentalità giusta».



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