Spal, senti Discepoli «A Bologna ce la fai»
di Paolo Negri
Il tecnico: l’identità di squadra può portare al risultato
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FERRARA. Lui lo ha fatto. Sa come ci si riesce. La data resta nella memoria: 5 giugno 1994. Sole, una grande macchia biancazzurra ad illuminare il “Dall’Ara”. La Spal vince 2-0 a Bologna, Exocet di Zamuner e sigillo di Olivares. Finale playoff prenotata. In panchina, appunto, lui: Cesare Discepoli.
Allenatore spallino a più riprese, grandi imprese sfiorate, miracoli sottaciuti nel 2003/04. Il percorso di Discepoli lo ha portato ad un oggi nei panni di osservatore per la Nazionale Under 21, in strettissimo contatto con il c.t. Gigi Di Biagio. L’occhio lungo del tecnico, il suo passato biancazzurro ed il ricordo di quella gara ne fanno interlocutore privilegiato in vista del Bologna-Spal di domenica 15.
Cesare, lei ha espugnato il “Dall’Ara”...
«Eh, me lo ricordo bene. Sembra oggi».
Un flash, uno solo, di quel giorno.
«La curva dei tifosi biancazzurri, lo stadio pieno».
Sa che il 15 si ripeterà quell’esodo, con 5/6000 ferraresi al seguito della Spal?
«Secondo me saranno anche di più. Il tifoso spallino è meraviglioso. Inoltre, quella partita cui facciamo riferimento era sì un’importantissima semifinale playoff, per noi valeva come la finale di Champions. Ma non dimentichiamo che si trattava di una gara di serie C. Adesso si è su un gradino ben più alto, in serie A, con la Spal reduce da due promozioni consecutive, e la gente ha entusiasmo e nutre l’aspettativa di seguire la squadra con animo positivo».
Lei che c’è riuscito: come si vince a Bologna?
«Bisognerebbe dirlo ai giocatori... Eravamo molto carichi. Ma è un tipo di partita che noi allenatori non abbiamo bisogno di “montare” troppo: è l’ambiente a farlo, e lo farà. La Spal dovrà essere brava a capire i punti deboli del Bologna, ed a giocare su quelli. Poi bisognerà commettere pochi errori. Saranno i dettagli a decidere».
Al proposito: uno dei dettagli che fece la differenza in quel giugno 1994?
«Il Bologna si sentiva superiore a noi, per passato, per blasone, per tutto. Venivamo considerati una vittima sacrificale. Così, vincere fu ancora più piacevole e con quel 2-0 ponemmo le basi per la qualificazione alla finale».
Che pensa di questa Spal?
«L’ho vista con Udinese, Cagliari e Crotone. Ormai sono un assiduo frequentatore del “Mazza”. Della Spal ho un’impressione positiva: squadra ben messa in campo, sa come muoversi, non ha mai sofferto di un divario tecnico evidente, contro qualsiasi avversario. Gioca alla pari con tutte, poi è chiaro che deve condurre un campionato in ottica salvezza: ha tutte le risorse per farcela».
Con Cagliari e Crotone ha raccolto solo 1 punto.
«Contro rivali considerate alla propria altezza sarebbero gare da vincere, ma si tratta anche delle partite più insidiose. Contro il Cagliari la Spal ha lavorato molto sul possesso e sulla ricerca dell’ampiezza, come usa fare, sulla compattezza di squadra e gli equilibri. È andata sotto abbastanza presto e ciò ha complicato tutto, dopo gli altri dovevano solo non farti giocare e sfruttare gli spazi, e lì la Spal può avere qualche piccolo problema. Poi l’invenzione di Joao Pedro ha chiuso il discorso. Ma la Spal può dire la sua sempre, anche fuori casa, ha un’identità di squadra che è raro incontrare in chi occupa la parte destra della classifica. Non è facile trovarne così, è squadra in tutti i sensi. Può fare punti anche su campi complicati».
Anche a Bologna?
«Certo, anche se non sarà facile, è un derby attesissimo. La Spal ci vada serena, può giocarsela. Il Bologna ha fatto tesoro degli errori della scorsa stagione, quando pareva spesso svogliato. Ora ha aperto gli occhi, ha un’altra determinazione, lotta con chiunque, è molto muscolare ed ha individualità su cui fa affidamento. Ma la Spal ha gli argomenti per mettere in difficoltà i rossoblù e fare risultato».
La Spal segna poco...
«Semplici sa valutare tutto benissimo, senza bisogno di consigli. Dico solo che come squadre Nazionali teniamo d’occhio Bonazzoli, vedo che si scalda molto ma gioca poco. L’importante è che continui ad allenarsi bene. Per caratteristiche potrà dare una grossa mano alla Spal, anche entrando mezz’ora».
Allenatore spallino a più riprese, grandi imprese sfiorate, miracoli sottaciuti nel 2003/04. Il percorso di Discepoli lo ha portato ad un oggi nei panni di osservatore per la Nazionale Under 21, in strettissimo contatto con il c.t. Gigi Di Biagio. L’occhio lungo del tecnico, il suo passato biancazzurro ed il ricordo di quella gara ne fanno interlocutore privilegiato in vista del Bologna-Spal di domenica 15.
Cesare, lei ha espugnato il “Dall’Ara”...
«Eh, me lo ricordo bene. Sembra oggi».
Un flash, uno solo, di quel giorno.
«La curva dei tifosi biancazzurri, lo stadio pieno».
Sa che il 15 si ripeterà quell’esodo, con 5/6000 ferraresi al seguito della Spal?
«Secondo me saranno anche di più. Il tifoso spallino è meraviglioso. Inoltre, quella partita cui facciamo riferimento era sì un’importantissima semifinale playoff, per noi valeva come la finale di Champions. Ma non dimentichiamo che si trattava di una gara di serie C. Adesso si è su un gradino ben più alto, in serie A, con la Spal reduce da due promozioni consecutive, e la gente ha entusiasmo e nutre l’aspettativa di seguire la squadra con animo positivo».
Lei che c’è riuscito: come si vince a Bologna?
«Bisognerebbe dirlo ai giocatori... Eravamo molto carichi. Ma è un tipo di partita che noi allenatori non abbiamo bisogno di “montare” troppo: è l’ambiente a farlo, e lo farà. La Spal dovrà essere brava a capire i punti deboli del Bologna, ed a giocare su quelli. Poi bisognerà commettere pochi errori. Saranno i dettagli a decidere».
Al proposito: uno dei dettagli che fece la differenza in quel giugno 1994?
«Il Bologna si sentiva superiore a noi, per passato, per blasone, per tutto. Venivamo considerati una vittima sacrificale. Così, vincere fu ancora più piacevole e con quel 2-0 ponemmo le basi per la qualificazione alla finale».
Che pensa di questa Spal?
«L’ho vista con Udinese, Cagliari e Crotone. Ormai sono un assiduo frequentatore del “Mazza”. Della Spal ho un’impressione positiva: squadra ben messa in campo, sa come muoversi, non ha mai sofferto di un divario tecnico evidente, contro qualsiasi avversario. Gioca alla pari con tutte, poi è chiaro che deve condurre un campionato in ottica salvezza: ha tutte le risorse per farcela».
Con Cagliari e Crotone ha raccolto solo 1 punto.
«Contro rivali considerate alla propria altezza sarebbero gare da vincere, ma si tratta anche delle partite più insidiose. Contro il Cagliari la Spal ha lavorato molto sul possesso e sulla ricerca dell’ampiezza, come usa fare, sulla compattezza di squadra e gli equilibri. È andata sotto abbastanza presto e ciò ha complicato tutto, dopo gli altri dovevano solo non farti giocare e sfruttare gli spazi, e lì la Spal può avere qualche piccolo problema. Poi l’invenzione di Joao Pedro ha chiuso il discorso. Ma la Spal può dire la sua sempre, anche fuori casa, ha un’identità di squadra che è raro incontrare in chi occupa la parte destra della classifica. Non è facile trovarne così, è squadra in tutti i sensi. Può fare punti anche su campi complicati».
Anche a Bologna?
«Certo, anche se non sarà facile, è un derby attesissimo. La Spal ci vada serena, può giocarsela. Il Bologna ha fatto tesoro degli errori della scorsa stagione, quando pareva spesso svogliato. Ora ha aperto gli occhi, ha un’altra determinazione, lotta con chiunque, è molto muscolare ed ha individualità su cui fa affidamento. Ma la Spal ha gli argomenti per mettere in difficoltà i rossoblù e fare risultato».
La Spal segna poco...
«Semplici sa valutare tutto benissimo, senza bisogno di consigli. Dico solo che come squadre Nazionali teniamo d’occhio Bonazzoli, vedo che si scalda molto ma gioca poco. L’importante è che continui ad allenarsi bene. Per caratteristiche potrà dare una grossa mano alla Spal, anche entrando mezz’ora».
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