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Benedetto: «Bene la reazione ma la mia Baltur deve difendere»

Benedetto: «Bene la reazione ma la mia Baltur deve difendere»

CENTO. Alla fine sono bastati 5’ di vera Baltur per raddrizzare una partita che, da facile facile, è presto diventata rognosa. Troppo equilibrata, con ripetuti sorpassi e controsorpassi; una difesa...

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CENTO. Alla fine sono bastati 5’ di vera Baltur per raddrizzare una partita che, da facile facile, è presto diventata rognosa. Troppo equilibrata, con ripetuti sorpassi e controsorpassi; una difesa centese un po’ pigra, che ha concesso tanto a un avversario che, dall’alto del 65% al tiro, ha giocato la partita dell’anno per sgambettare i quotati rivali. Poi, quando il gioco si è fatto duro per davvero, la Baltur ha piazzato un eloquente 23-4, ritrovato i suoi arcieri Vico e Rizzitiello che, con Benfatto salito in cattedra, hanno chiuso la pratica Costa Volpino. Bene i 90 punti segnati, bene la vittoria, perché alla fine conta quella. Così così la difesa. C’è tempo. È normale che l’attacco, dove c’è talento che spesso si converte in soluzioni individuali, raggiunga risultatati prima della difesa.

Ma c’è dell’altro, secondo coach Giovanni Benedetto. Che qualcosa della trasferta di Pisogne salva: «Mi tengo la vittoria - attacca l’allenatore -, salvo i 90 punti segnati con buona distribuzione e la reazione avuta alla fine, quando si doveva vincere. Ma in difesa non ci siamo. Questa non è la mia pallacanestro: certe cose nella mia carriera non succedono, partite come queste, contro squadre di un certo tipo, mi sta bene vincerle, che so, 70-61, ma non 90-81. La verità è che quando giochiamo contro squadre poco strutturate, senza punti di riferimento, con il cinque che tira da tre, il quattro che prende palla e fa uno contro uno, noi andiamo in difficoltà. Occorre calarsi nella tipologia di avversari come questi, che incontreremo ancora durante il campionato. Ribadisco, io non sono per il basket champagne. In attacco dico bene, perché alla fine i nostri punti li abbiamo fatti, in difesa no».

Baltur un po’ pigra, equilibrio per quasi tutto il match. Cento si è affidata soprattutto a Chiera, in serata, ma senza riuscire ad allungare. Anzi, in più di un’occasione Costa Volpino, sulle ali dell’entusiasmo di chi riesce a giocarsela alla pari con un avversario più forte e ambizioso, ha pure accarezzato il sogno. Benedetto, però, non ha mai temuto il peggio: «Non ho mai avuto paura, perché alla lunga i giocatori più esperti fanno la differenza, e così è stato. Prima o poi avremmo preso il largo, ci stava. Dovevamo solo indurli a commettere qualche errore in più. Ma per come abbiamo difeso, ho la stessa sensazione che si può avere dopo una sconfitta».

Simone Gagliardi

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