«Bologna-Spal è unica E non vedo favoriti»
di Paolo Negri
Il doppio ex: sono emozionato, vorrei giocare. Sarà una gara aperta
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FERRARA. Ferrarese. Cresciuto e affermatosi nella Spal. Consacrato nel Bologna. Il derby giocato con entrambe le maglie. Basta il nome: Riccardo Cervellati. L’ex portiere biancazzurro e rossoblu, oggi affermato procuratore, è reduce dalla Cecenia, dove sabato all’Akhmad Arena di Grozny ha presenziato all’amichevole tra ex stelle del calcio (il Club Master Italia di Paolo Rossi, con Gentile, Dossena, Schillaci, Tacconi, Beppe Baresi, Delvecchio, Oddo, Ravanelli, Adani e soci contro i Master Russia con Karpine, Kanchelskis e... il brasiliano Ronaldinho come guest star) per festeggiare il compleanno del presidente russo Vladimir Putin. Un appuntamento ed un riconoscimento di prestigio, a conferma della statura internazionale assunta da Cervellati, che però è richiestissimo anche alle nostre latitudini, e proprio per parlare del Bologna-Spal di domenica. Ieri un intervento in diretta radiofonica, mentre oggi riceverà la visita della troupe di Bologna Tv, l’emittente del club rossoblù.
Cervellati, più emozionante essere nel contesto di Grozny o... assistere a Bologna-Spal?
«Quella in Cecenia, e per un’occasione del genere, è stata un’esperienza che lascia il segno. Jet privato, accoglienza con tutti gli onori, contesto particolare, 40.000 persone allo stadio, magliette e coreografia con l’immagine di Putin, Ramzan Kadyrov - presidente della Repubblica Cecena e dell’ Akhmad Grozny (ex Terek, poi è stato ribattezzato col nome del padre di Kadyrov; ndr) della serie A russa -, inni nazionali... Ho fatto parte della delegazione italiana, cinque persone, che ha accompagnato la squadra. L’organizzazione, per il Club Italia, è stata curata da Andrej Losiouk. Detto ciò, Bologna-Spal per me sarà il top».
In che senso?
«Partita unica in un contesto unico. Emozionante per tutti, e per me di più: una parte della mia vita, non vedo l’ora che arrivi domenica. Come se la dovessi giocare, questa partita».
E, potendo, con chi la giocherebbe?
«Un tempo con la Spal, uno col Bologna. Senza risultato finale. Sono emozionato. Di qua o di là, gli ultimi Bologna-Spal li ho vissuti tutti. Ora, dopo 22 anni, ecco che torna questo derby magnifico».
Percepisce come è vissuto?
«Dai bolognesi è molto sentito, in maniera positiva. La città, gli ambienti sportivi, hanno accolto molto bene il ritorno in A della Spal. Da Ferrara, poi, per l’occasione ci sarà una vera migrazione, si sposterà mezza città... La partita sarà uno spettacolo, sugli spalti e in campo».
Ecco, parliamo del campo. Lei conosce le due squadre.
«E molto bene. Le ho viste sia allo stadio che in tv, vivo di calcio, ho contatti con entrambe le realtà: ambienti, allenatori, giocatori... L’ultimo mese del Bologna è stato positivissimo, quello della Spal un po’ meno. Ma sarà una gara aperta, particolare, escono fattori ed energie non comuni».
La svolta del Bologna?
«Solidissimo, prende pochi gol grazie alla copertura di un centrocampo fisico, forte in contrasto. Ma il valore aggiunto, l’uomo che ha impresso il cambio di passo, è Palacio: un fuori categoria, non solo in campo ma anche per l’atteggiamento in spogliatoio. Un trascinatore. La differenza l’ha fatta lui. Poi il Bologna ha Verdi... Uomini che con un colpo possono risolverti qualsiasi partita. Uomini che la Spal per ora non ha: possiede buoni giocatori, che però ancora non si sono espressi per come si pensava che potessero e dovessero fare. Penso a Borriello e Paloschi. Magari questa è la partita giusta, quella in cui tirare fuori tutto, in cui fare ciò per cui sono stati acquistati».
La differenza tra Bologna e Spal?
«I biancazzurri possono soffrire per un deficit di esperienza e fisicità. Il centrocampo Poli-Donsah-Pulgar, ad esempio, non è superiore a Schiattarella-Viviani-Mora per generosità e qualità tecnica, non vedo grosse differenze: la discriminante è la grande esperienza in A che hanno i rossoblù e non gli spallini».
Da portiere, un giudizio sui due guardiani.
«Caratteristiche ed esperienza diverse. Mirante in A dà assoluta affidabilità. Gomis è al primo anno in A, ha grandi qualità, sta facendo molto bene. In comune hanno l’essenzialità, il grande senso del piazzamento per cui non devono mai ricorrere a parate esagerate».
Come finirà il derby?
«Mi astengo...».
Cervellati, più emozionante essere nel contesto di Grozny o... assistere a Bologna-Spal?
«Quella in Cecenia, e per un’occasione del genere, è stata un’esperienza che lascia il segno. Jet privato, accoglienza con tutti gli onori, contesto particolare, 40.000 persone allo stadio, magliette e coreografia con l’immagine di Putin, Ramzan Kadyrov - presidente della Repubblica Cecena e dell’ Akhmad Grozny (ex Terek, poi è stato ribattezzato col nome del padre di Kadyrov; ndr) della serie A russa -, inni nazionali... Ho fatto parte della delegazione italiana, cinque persone, che ha accompagnato la squadra. L’organizzazione, per il Club Italia, è stata curata da Andrej Losiouk. Detto ciò, Bologna-Spal per me sarà il top».
In che senso?
«Partita unica in un contesto unico. Emozionante per tutti, e per me di più: una parte della mia vita, non vedo l’ora che arrivi domenica. Come se la dovessi giocare, questa partita».
E, potendo, con chi la giocherebbe?
«Un tempo con la Spal, uno col Bologna. Senza risultato finale. Sono emozionato. Di qua o di là, gli ultimi Bologna-Spal li ho vissuti tutti. Ora, dopo 22 anni, ecco che torna questo derby magnifico».
Percepisce come è vissuto?
«Dai bolognesi è molto sentito, in maniera positiva. La città, gli ambienti sportivi, hanno accolto molto bene il ritorno in A della Spal. Da Ferrara, poi, per l’occasione ci sarà una vera migrazione, si sposterà mezza città... La partita sarà uno spettacolo, sugli spalti e in campo».
Ecco, parliamo del campo. Lei conosce le due squadre.
«E molto bene. Le ho viste sia allo stadio che in tv, vivo di calcio, ho contatti con entrambe le realtà: ambienti, allenatori, giocatori... L’ultimo mese del Bologna è stato positivissimo, quello della Spal un po’ meno. Ma sarà una gara aperta, particolare, escono fattori ed energie non comuni».
La svolta del Bologna?
«Solidissimo, prende pochi gol grazie alla copertura di un centrocampo fisico, forte in contrasto. Ma il valore aggiunto, l’uomo che ha impresso il cambio di passo, è Palacio: un fuori categoria, non solo in campo ma anche per l’atteggiamento in spogliatoio. Un trascinatore. La differenza l’ha fatta lui. Poi il Bologna ha Verdi... Uomini che con un colpo possono risolverti qualsiasi partita. Uomini che la Spal per ora non ha: possiede buoni giocatori, che però ancora non si sono espressi per come si pensava che potessero e dovessero fare. Penso a Borriello e Paloschi. Magari questa è la partita giusta, quella in cui tirare fuori tutto, in cui fare ciò per cui sono stati acquistati».
La differenza tra Bologna e Spal?
«I biancazzurri possono soffrire per un deficit di esperienza e fisicità. Il centrocampo Poli-Donsah-Pulgar, ad esempio, non è superiore a Schiattarella-Viviani-Mora per generosità e qualità tecnica, non vedo grosse differenze: la discriminante è la grande esperienza in A che hanno i rossoblù e non gli spallini».
Da portiere, un giudizio sui due guardiani.
«Caratteristiche ed esperienza diverse. Mirante in A dà assoluta affidabilità. Gomis è al primo anno in A, ha grandi qualità, sta facendo molto bene. In comune hanno l’essenzialità, il grande senso del piazzamento per cui non devono mai ricorrere a parate esagerate».
Come finirà il derby?
«Mi astengo...».
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