tè letterario
Con i Salesiani nel 1919 a Ferrara arriva il calcio
FERRARA. Ieri pomeriggio, il Cinema San Benedetto è stato il teatro dell’appuntamento Tè letterario, per l’occasione dedicato alla Spal: Giuseppe Gorini ha presentato “Spal: una storia nata all’...
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FERRARA. Ieri pomeriggio, il Cinema San Benedetto è stato il teatro dell’appuntamento Tè letterario, per l’occasione dedicato alla Spal: Giuseppe Gorini ha presentato “Spal: una storia nata all’ Oratorio”.
In via Brasavola, nella seconda metà dell’800, c’era un piccolo collegio tenuto da monsignor Baldi, che chiese a don Bosco di poterlo affidare ai Salesiani. Nel 1899 fu aperto l’Oratorio festivo che richiamò molti giovani, che nel 1908 organizzarono una filodrammatica dal nome “Ars et Labor”. In poco tempo al teatro si affiancò anche l’attività sportiva, che nel 1910 portò alla creazione del Circolo Ars et Labor. Il prevalere dello sport indusse alla separazione dello sport dalle altre attività del Circolo. Nel 1912 questa separazione si compì e nacque la Polisportiva Ars et Labor, che solamente dopo la prima guerra mondiale si dedicò al gioco del calcio: era il 1919 e il 16 giugno di quell’anno la Spal giocò e perse la sua prima gara contro la Triestina. Da allora la crescita sportiva del sodalizio biancazzurro portò la Spal a raggiungere i più alti livelli nazionali, raggiungendo la massima serie. «In questo momento la Spal è un argomento interessante - dice Giuseppe Gorini -: a Walter Mattioli abbiamo consegnato un documento scritto a mano che testimonia la nascita della società. È una lettera manoscritta di Giuseppe Pazzi, nato nel 1888, presente quando nacque la filodrammatica Ars et Labor; anche il fratello più giovane di Pazzi aveva scritto le modalità della nascita della Spal, in un volume del 1974».
«Adesso c’è molto entusiasmo per la Spal, così - spiega Gorini - ci sembrava opportuno raccontare per bene la storia della nascita della Spal. Abbiamo invitato il presidente biancazzurro Walter Mattioli, chiedendogli che portasse pure il patron Colombarini. Devo dire che sono sempre stato un tifoso della Spal, anche se il mio lavoro mi ha portato spesso all’estero. Nell’attuale modo di gestire la società da parte del presidente Mattioli mi pare di vedere il metodo di don Bosco, che metteva i giovani in primissima linea. E anche la Spal punta molto sul proprio floridissimo settore giovanile: come i lavori fatti al Centro sportivo Fabbri di via Copparo lo stanno a testimoniare». (l.m.)
In via Brasavola, nella seconda metà dell’800, c’era un piccolo collegio tenuto da monsignor Baldi, che chiese a don Bosco di poterlo affidare ai Salesiani. Nel 1899 fu aperto l’Oratorio festivo che richiamò molti giovani, che nel 1908 organizzarono una filodrammatica dal nome “Ars et Labor”. In poco tempo al teatro si affiancò anche l’attività sportiva, che nel 1910 portò alla creazione del Circolo Ars et Labor. Il prevalere dello sport indusse alla separazione dello sport dalle altre attività del Circolo. Nel 1912 questa separazione si compì e nacque la Polisportiva Ars et Labor, che solamente dopo la prima guerra mondiale si dedicò al gioco del calcio: era il 1919 e il 16 giugno di quell’anno la Spal giocò e perse la sua prima gara contro la Triestina. Da allora la crescita sportiva del sodalizio biancazzurro portò la Spal a raggiungere i più alti livelli nazionali, raggiungendo la massima serie. «In questo momento la Spal è un argomento interessante - dice Giuseppe Gorini -: a Walter Mattioli abbiamo consegnato un documento scritto a mano che testimonia la nascita della società. È una lettera manoscritta di Giuseppe Pazzi, nato nel 1888, presente quando nacque la filodrammatica Ars et Labor; anche il fratello più giovane di Pazzi aveva scritto le modalità della nascita della Spal, in un volume del 1974».
«Adesso c’è molto entusiasmo per la Spal, così - spiega Gorini - ci sembrava opportuno raccontare per bene la storia della nascita della Spal. Abbiamo invitato il presidente biancazzurro Walter Mattioli, chiedendogli che portasse pure il patron Colombarini. Devo dire che sono sempre stato un tifoso della Spal, anche se il mio lavoro mi ha portato spesso all’estero. Nell’attuale modo di gestire la società da parte del presidente Mattioli mi pare di vedere il metodo di don Bosco, che metteva i giovani in primissima linea. E anche la Spal punta molto sul proprio floridissimo settore giovanile: come i lavori fatti al Centro sportivo Fabbri di via Copparo lo stanno a testimoniare». (l.m.)
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