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Il cuore oltre il confine Se il tifoso rossoblù parla con accento ferrarese

di Maurizio Barbieri
Il cuore oltre il confine Se il tifoso rossoblù parla con accento ferrarese

Paesi con il tifo diviso a metà ma anche realtà dove i felsinei prevalgono Lino Rossi, ristoratore a Bologna: duello del tortellino, Spal vista con simpatia

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FERRARA. Il derby tra Bologna e Spal rievoca vecchie passioni. Un match dal sapore particolare soprattutto per chi ricorda le sfide che risalgono ai tempi della serie A anni ’50 e ’60. Non mancano i ferraresi che tifano per il Bologna e in alcuni casi in località estensi sono presenti club organizzati, è il caso dei Bologna Club di Santa Maria Codifiume e di XII Morelli, mentre ci sono altre realtà dove fino a qualche anno fa vi era un club organizzato vedi Bondeno, dove peraltro c’è uno Spal Club e, caso unico nella nostra provincia, vi erano anche club di Inter, Milan, Juve e Fiorentina); poi Comacchio dove al Bar Filippo si radunano i simpatizzanti del Bologna, e centri di confine dove il tifo è diviso a metà vedi soprattutto Molinella e Finale Emilia (nella località modenese fino ad una trentina di anni fa erano presenti sia un Bologna Club che uno Spal Club). E poi le diverse località del Centese in cui non mancano i tifosi di entrambe le squadre, per non parlare di Pieve di Cento, già in terra bolognese, dove è attivo un Bologna Club e in questo caso i tifosi felsinei superano largamente quelli ferraresi. E, ancora, figura Lagosanto dove i tifosi rossoblù, da sempre, sono in numero maggiore rispetto a quelli biancazzurri. Il motivo lo spiega Loris Gadda, 65 anni, ex segretario della Cgil di Comacchio, poi sindaco di Lagosanto dal 1999 fino al 2009, presidente di Area fino al 2014, giocatore ed allenatore di diverse squadre dilettantistiche della zona, personaggio carismatico: «Da sempre sono tifoso del Bologna come lo erano mio padre ed i miei zii. Una passione che era nata in casa in seguito alle imprese del Bologna dal dopoguerra fino alla conquista dello scudetto nel 1964 e mai venuta meno, e poi anche perchè era di Lagosanto una giovane promessa del Bologna degli anni Cinquanta, Luciano Turri, attaccante, che dopo aver militato nella formazione Primavera si era già affacciato alla prima squadra quando ritornando a casa in scooter da Bologna al termine dell’allenamento ebbe un gravissimo incidente in seguito al quale gli venne amputata una gamba e la sua carriera si spezzò».

Gadda però non andrà allo stadio: «Ci sono andato per vari anni dopo aver smesso di allenare, e in alcune stagioni avevo sottoscritto anche l’abbonamento poi ho ridotto le presenze e l’anno scorso ho visto solo le partite contro Chievo e Sampdoria. Come finirà? Il Bologna è favorito ma i derby sfuggono sempre ad ogni pronostico, ci sono motivazioni che sfuggono alla normalità. Se ho mai visto qualche derby? Certo, ricordo uno Spal-Bologna negli anni Sessanta quando il Bologna vinse a Ferrara con un gol di Pascutti che sfruttò una papera del portiere spallino Bruschini; poi in un’altra occasione, sempre a Ferrara, vinse ancora il Bologna. Allora non c’erano problemi di tifoserie separate, non c’era la tessera del tifoso. Andare allo stadio era molto più semplice. Ci si divertiva. Chi può decidere il derby? Direi Palacio nelle fila del Bologna, mentre nella Spal dico Rizzo: ha un bel passo, è rapido, un gran bel giocatore che potrebbe creare qualche problema».

Tra i vari ferraresi trapiantati nel capoluogo regionale che tifano Bologna figura Lino Rossi, titolare, assieme al fratello Franco, sommelier e padrone di casa (il 2 giugno scorso ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica italiana da parte del presidente Sergio Mattarella) del ristorante Franco Rossi, attivo da oltre quarant’anni in via Goito, una laterale di via Indipendenza a due passi da piazza Maggiore. Un tempio per i buongustai e per personaggi di sport, spettacolo, cultura ed economia, dove si degustano le tipiche prelibatezze emiliane e bolognesi in particolare, ma anche ferraresi: cappellacci di zucca, salamina da sugo e cotechini non mancano mai.

«È venuto alcune volte anche Joe Saputo, presidente del Bologna, però è vegetariano».

Lino è nato sessant’anni fa a Gavello. Ha frequentato l’istituto alberghiero di Salsomaggiore Terme e giovanissimo ha iniziato a lavorare nella macelleria di famiglia per poi iniziare l’esperienza di cuoco in Italia e all’estero, nel 1973 l’approdo a Bologna e due anni più tardi l’apertura del ristorante: «Mi mancava questa sfida. Dal vivo non l’ho mai vista. Con il Bologna ho speso sentimenti a non finire, ho vissuto tutte le vicissitudini mentre per la Spal ho un sentimento molto forte. Per me è il derby del tortellino in quanto questo piatto unisce le due città anche se gli ingredienti sono un po’ diversi. Ma potrebbe essere anche il derby della lasagna. Per chi tiferò? Per il Bologna, sono sincero, ma nutro un grande amore per la Spal e per Ferrara. Lì ho ancora parenti ed amici. Ogni due mesi ci ritroviamo a Marrara con i compagni delle scuole medie davanti ad una tavola imbandita. Ricordo quando mio padre Vito, scomparso sei anni fa, inforcava il ciclomotore e dalle campagne tra Gavello e San Martino Spino dove abitavamo veniva a vedere la Spal in serie A, erano gli anni Sessanta. Sotto il fienile di casa nostra campeggiava una scritta W la Spal ed anche quando si trasferì a Bologna qualche volta veniva a Ferrara ad ammirare la sua amata Spal anche se militava in serie C. Registro tutte le partite sia del Bologna che della Spal e le rivedo la sera quando arrivo a casa. Sarà così anche domenica e guai a chi mi dice il risultato».

La Spal gode di una forte simpatia anche a Bologna ed è lo stesso Rossi a confermarlo: «È una squadra nuova ed allo stesso antica nella memoria di tanti per via di quel nome strano, seguita con interesse e tanta simpatia, molti hanno visto con piacere il ritorno in serie A e sperano che si salvi, me compreso, ve lo dice uno che di gente ne vede passare tanta qui nel nostro locale. La Spal ha raccolto poco in alcune partite vedi con l’Inter e il Napoli, le mancano due-tre punti».

Rossi ha anche pensato ad un piatto in grado di unire Bologna e Spal: «Realizzerò un tortellone di zucca con erbe aromatiche con confettura di marmellata di arancia amara che inserirò nel menù autunnale-invernale. Si tratta di una ricetta ferrarese riveduta».

Un sogno nel cassetto?

«Che entrambe rimangano in serie A e poi poter fermare il tempo per continuare a fare questo lavoro. Ho 60 anni e lo faccio da oltre quaranta ma non mi sono ancora stancato».

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