Bondi, il problema è ancora il canestro
Serie A2. “Bombe” e tiri liberi, percentuali troppo basse
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FERRARA. Una gara per risorgere: il derby, quello per antonomasia. E così è stato. La Bondi reagisce subito alla bruttissima prova di Imola, ma non riesce a raggiungere la vittoria contro la Fortitudo. Bene, ma non benissimo. Battere Bologna sarebbe stato come mettere la ciliegina sulla torta, facendo iniziare nel modo giusto una sfida a distanza tra le due città. Invece, com’è successo l’anno scorso, l’Aquila passa al palasport e continua imbattuta la sua corsa in campionato. La consolazione, per il Kleb, sta nel fatto di avere tenuto testa a una formazione costruita per vincere il campionato, cedendo solo allo sprint finale.
Per vedere la Bondi alzare bandiera bianca s’è dovuta attendere davvero la fine. Perché, dopo essere andata sotto di 13 punti nel terzo quarto, Ferrara è riuscita a risorgere. L’ha fatto ritrovando Hall, ma soprattutto Rush, che ha scritto prima il -3 al 39’ e poi il -2 a 46” dalla fine. Poi, lì ci ha pensato il solito Mancinelli, che nelle rotazioni difensive è arrivato di fronte a Moreno: per fermarlo, il play italo-cubano l’ha spedito in lunetta per due panieri facili facili. Gara chiusa o quasi, visto che a 9 secondi dalla fine Cortese ha sbagliato la tripla che poteva tenere in vita le speranze. Ma ormai la gara era andata, così come le energie della Bondi.
Di segnali positivi Ferrara ne ha mandati tanti nel derby con Bologna. Primo fra tutti, la reazione dopo la terribile prestazione di Imola. La Bondi è passata dal segnare 45 punti a farne 85 contro una squadra molto più forte. Vale a dire che qualcosa si è mosso nella testa dei giocatori, che hanno trovato sicuramente maggiore coraggio. Sarà stata l’aria frizzante del derby, il calore di un’arena pulsante tra Curva e Nord e Fossa del leoni, sarà che in una settimana coach Martelossi è riuscito a scuotere almeno l’orgoglio: la morale è che in attacco la Bondi è parsa decisamente più intraprendente.
Peccato, però, che non sia stato altrettanto precisa. E questo è il principale lato negativo della prestazione mostrata sabato sera. Ecco i numeri. La Bondi ha tirato con il 46% dal campo, contro il 51% di Bologna. Differenze minima, eppure significativa. Ma il dato più deludente è un altro, ossia la percentuale ai liberi: 61% per la Bondi contro l’81% della Effe. Una differenza che ha segnato la gara. Soprattutto perché gli errori sono arrivati nei momenti chiave, anche quando l’andamento della partita aveva dato modo a Ferrara di avere qualche occasione in più per recuperare. Altro dato che ha pesato enormemente è stata la poca precisione da lontano: Ferrara ha avuto un mesto 19% da tre punti, contro il 56% di Bologna. Tanto per capire su quale fronte offensiva Bologna ha vinto la partita.
Ciò che deve far riflettere in prospettiva è il confronto con le medie stagionali. Certo, il dato è su tre partite, ma è sotto gli occhi di tutti che la Bondi deve migliorare dalla lunetta, dove tira con il 64%, percentuale scesa nella gara contro l’Aquila. Solo Imola e Orzinuovi fanno peggio. Quindi, il campanello d’allarme suona piuttosto forte. Anche al tiro da 3 punti le cose non vanno benissimo: il 26% in stagione è una delle percentuali più basse del girone, scesa ulteriormente contro Bologna.
Insomma, oltre alla forza d’animo e alla capacità di reagire, serve altro: fare canestro.
Mauro Cavina
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Per vedere la Bondi alzare bandiera bianca s’è dovuta attendere davvero la fine. Perché, dopo essere andata sotto di 13 punti nel terzo quarto, Ferrara è riuscita a risorgere. L’ha fatto ritrovando Hall, ma soprattutto Rush, che ha scritto prima il -3 al 39’ e poi il -2 a 46” dalla fine. Poi, lì ci ha pensato il solito Mancinelli, che nelle rotazioni difensive è arrivato di fronte a Moreno: per fermarlo, il play italo-cubano l’ha spedito in lunetta per due panieri facili facili. Gara chiusa o quasi, visto che a 9 secondi dalla fine Cortese ha sbagliato la tripla che poteva tenere in vita le speranze. Ma ormai la gara era andata, così come le energie della Bondi.
Di segnali positivi Ferrara ne ha mandati tanti nel derby con Bologna. Primo fra tutti, la reazione dopo la terribile prestazione di Imola. La Bondi è passata dal segnare 45 punti a farne 85 contro una squadra molto più forte. Vale a dire che qualcosa si è mosso nella testa dei giocatori, che hanno trovato sicuramente maggiore coraggio. Sarà stata l’aria frizzante del derby, il calore di un’arena pulsante tra Curva e Nord e Fossa del leoni, sarà che in una settimana coach Martelossi è riuscito a scuotere almeno l’orgoglio: la morale è che in attacco la Bondi è parsa decisamente più intraprendente.
Peccato, però, che non sia stato altrettanto precisa. E questo è il principale lato negativo della prestazione mostrata sabato sera. Ecco i numeri. La Bondi ha tirato con il 46% dal campo, contro il 51% di Bologna. Differenze minima, eppure significativa. Ma il dato più deludente è un altro, ossia la percentuale ai liberi: 61% per la Bondi contro l’81% della Effe. Una differenza che ha segnato la gara. Soprattutto perché gli errori sono arrivati nei momenti chiave, anche quando l’andamento della partita aveva dato modo a Ferrara di avere qualche occasione in più per recuperare. Altro dato che ha pesato enormemente è stata la poca precisione da lontano: Ferrara ha avuto un mesto 19% da tre punti, contro il 56% di Bologna. Tanto per capire su quale fronte offensiva Bologna ha vinto la partita.
Ciò che deve far riflettere in prospettiva è il confronto con le medie stagionali. Certo, il dato è su tre partite, ma è sotto gli occhi di tutti che la Bondi deve migliorare dalla lunetta, dove tira con il 64%, percentuale scesa nella gara contro l’Aquila. Solo Imola e Orzinuovi fanno peggio. Quindi, il campanello d’allarme suona piuttosto forte. Anche al tiro da 3 punti le cose non vanno benissimo: il 26% in stagione è una delle percentuali più basse del girone, scesa ulteriormente contro Bologna.
Insomma, oltre alla forza d’animo e alla capacità di reagire, serve altro: fare canestro.
Mauro Cavina
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