VAR E BIANCAZZURRI
Rapporto difficile Mancano equità e uniformità nell’ utilizzo
FERRARA. Quello tra Spal e Var non è un grande rapporto. È il meno che si possa dire. Aggiungiamo: trattasi di rapporto penalizzante, fino a questo momento. In tal senso i biancazzurri hanno pagato...
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FERRARA. Quello tra Spal e Var non è un grande rapporto. È il meno che si possa dire. Aggiungiamo: trattasi di rapporto penalizzante, fino a questo momento. In tal senso i biancazzurri hanno pagato dazio varie volte, dal rigore-non rigore a favore dell’Udinese fino al penalty pro Inter; dalla mancata espulsione del cagliaritano Capuano per fallo su Paloschi lanciato a rete, fino ai vari episodi nel match con il Crotone (e sia con gli isolani che con i calabresi gli arbitri si sono rifiutati di ricorrere all’ausilio video). Infine, il rigore reclamato a Bologna per il presunto fallo di mano di Di Francesco sul cross di Lazzari allo scadere del primo tempo.
In quest’ultimo caso l’arbitro Guida, dopo le proteste dei biancazzurri ed il consulto in cuffia, è stato richiamato davanti al monitor di servizio, ha guardato e riguardato l’azione incriminata e poi ha deciso per il corner confermando la sua prima scelta. Non era una situazione nettissima. Non ne è venuta a capo nemmeno La Gazzetta dello Sport nella sua rubrica moviolistica di ieri, sottolineando comunque una disparità di giudizi: Di Francesco assolto, il genoano Veloso punito (rigore generoso al Cagliari). Sull’intervento del bolognese, la rosea si interroga: tocco con il braccio oppure con il fianco? «...l’arbitro non trova un frame che tolga ogni dubbio e allora conferma la sua decisione. Resta il (forte) sospetto che la palla sbatta prima dalle parti del tricipite con il pallone poi schiacciato verso il basso».
Se anche i riferimenti anatomici non fanno chiarezza, come tre minuti di visione di immagini, ciò è la conferma che il ricorso Var non serve ad alcunchè, non elimina dubbi, errori, recriminazioni. Ma, almeno, venga utilizzato con equità. Quella finora mancata nei confronti della Spal. Di solito, quando l’arbitro viene richiamato per vedere le immagini, è per farlo recedere dalla sua prima decisione. A Bologna non è accaduto.(p.n.)
In quest’ultimo caso l’arbitro Guida, dopo le proteste dei biancazzurri ed il consulto in cuffia, è stato richiamato davanti al monitor di servizio, ha guardato e riguardato l’azione incriminata e poi ha deciso per il corner confermando la sua prima scelta. Non era una situazione nettissima. Non ne è venuta a capo nemmeno La Gazzetta dello Sport nella sua rubrica moviolistica di ieri, sottolineando comunque una disparità di giudizi: Di Francesco assolto, il genoano Veloso punito (rigore generoso al Cagliari). Sull’intervento del bolognese, la rosea si interroga: tocco con il braccio oppure con il fianco? «...l’arbitro non trova un frame che tolga ogni dubbio e allora conferma la sua decisione. Resta il (forte) sospetto che la palla sbatta prima dalle parti del tricipite con il pallone poi schiacciato verso il basso».
Se anche i riferimenti anatomici non fanno chiarezza, come tre minuti di visione di immagini, ciò è la conferma che il ricorso Var non serve ad alcunchè, non elimina dubbi, errori, recriminazioni. Ma, almeno, venga utilizzato con equità. Quella finora mancata nei confronti della Spal. Di solito, quando l’arbitro viene richiamato per vedere le immagini, è per farlo recedere dalla sua prima decisione. A Bologna non è accaduto.(p.n.)
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