«Ferrara e Mantova, stili di vita e squadre Ecco il mio derby»
di Marco Nagliati
Basket A2. Martelossi allena la Bondi, è stato alla Dinamica Il racconto delle due città attraverso gli occhi del coach
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FERRARA. Due mondi. Agli antipodi per tradizione e storia cestistica, in avvicinamento per la vocazione culturale delle città. Ferrara e Mantova, l’universo parallelo di Alberto Martelossi che ha allenato in terra estense e in quella virgiliana. In Emilia, peraltro, il coach è stato protagonista di due ritorni e “regista” in due produzioni cinematografiche: nel 2010 con il Basket Club di Mascellani, poi il primo come back nel 2014 quando la palla a spicchi era Pallacanestro Ferrara e il presidente Fabio Bulgarelli. Fu una stagione meravigliosa, con Hasbrouck primattore ed i playoff gagliardi con Trieste. Quell’estate, The Hammer scelse di proseguire l’avventura a Mantova ed anche qui un biennio zuppo di adrenalina. Vittorie, playoff, final four di Coppa. Quattro mesi fa riecco Martelossi a Ferrara, stavolta etichettato Kleb Basket. Domenica si gioca alle 18 al PalaBam: Dinamica contro Bondi, la sfida a tutto tondo di “Martello” che a pochi giorni dal match racconta le sue città.
La mia Ferrara
«Con Ferrara ho un rapporto interessante ed interessato - spiega Martelossi -, perché ho sempre trovato una realtà a misura d’uomo e sportivamente evoluta. Del resto, tornare più volte non è una cosa comune. Magari pure pericolosa dal punto di vista sportivo. Mi piace respirare quest’aria di cultura, un fattore che mi ricorda quando ero a Pavia, Verona o Brescia». Alberto ha casa in via Piangipane, passeggia spesso in centro. Pochi locali, selezionati: ristoranti soprattutto. «A parte la nebbia, vivo bene questa quotidianità. Respiro le pulsazioni della città: non ho duemila amici, ma quei pochi bastano. Va anche detto che Mantova, seppure sia in Lombardia, ha caratteristiche che l’avvicinano a Ferrara». In fondo, Este e Gonzaga erano imparentati. E se Ferrara è luce nell’anima di Martelossi, dipende anche dal fatto che la moglie Samantha ha giocato nel ’96 con le biancorosse della Copma Ferrara, mentre Francesco (fratello di Samantha) è stato il primo capitano della Pallacanestro Ferrara di Bulgarelli (2011). «Il lavoro “sporco” è tutto sulle spalle di mia moglie - sottolinea Alberto -: è lei che si mette in viaggio ogni weekend per venire da me o per assistere alle partite. La sua professione la trattiene a Trieste: del resto uno in famiglia che faccia un lavoro “serio” deve esserci». Tra i tanti “perché” di un ritorno, alcuni stanno nel cuore: «Qui è possibile fare ogni tanto un convivio con persone che sanno di basket. C’erano Mario De Sisti e Rodolfo Perini, rimangono i miei incontri con Pozzati e Frabetti».
La mia Mantova
«Sono stati due anni opposti. Nel primo eravamo di stanza a Poggio Rusco, uguale distanza da Mantova e Ferrara. Un’esperienza decentrata e questo per i giocatori più giovani non era facile da gestire. In mezza campagna, a 45’ da qualsiasi attrazione. Diciamo che il vantaggio era che si stava spesso assieme, anche dopo gli allenamenti e questo ha cementato il gruppo di lavoro. Una bella esperienza dal punto di vista umano». L’anno scorso, il trasloco. Martelossi prende casa a Palazzo Te, anche in questo caso nel centro della città. «Ho potuto vivere Mantova e dal punto di vista dell’arricchimento personale è stato bello. Sotto il profilo professionale abbiamo invece avuto un enorme problema nel reperire le palestre per allenarci. Ho notato un incremento del turismo culturale, per questo avvicino Mantova a Ferrara».
Il mio derby
Ferrara, Mantova... Il derby. Perché poi si gioca e Alberto Martelossi descrive così la partita che si andrà ad allestire domenica pomeriggio. «Credo che si possa definire derby per antonomasia, che però mette di fronte due realtà agli antipodi. A Ferrara c’è tradizione cestistica, ma in questo momento il movimento del basket sta soffrendo la concorrenza della Spal. A Mantova, invece, la tradizione non c’è, però la pallacanestro sta sfruttando il fallimento di tutte le ipotesi calcistiche». Per la Bondi, torneo duro... «Il compito di un capo allenatore è trovare il buono anche in brutte gare come quella di Imola di due settimane fa, così come vanno trovati i difetti dopo prestazioni come quella di sabato sera con la Fortitudo. Due uscite diverse della mia squadra, che purtroppo hanno prodotto lo stesso risultato finale. Vanno eliminate quelle due-tre situazioni in cui l’errore è costante. Ci serve continuità mentale e, a volte, cercare la giocata semplice».
La mia Ferrara
«Con Ferrara ho un rapporto interessante ed interessato - spiega Martelossi -, perché ho sempre trovato una realtà a misura d’uomo e sportivamente evoluta. Del resto, tornare più volte non è una cosa comune. Magari pure pericolosa dal punto di vista sportivo. Mi piace respirare quest’aria di cultura, un fattore che mi ricorda quando ero a Pavia, Verona o Brescia». Alberto ha casa in via Piangipane, passeggia spesso in centro. Pochi locali, selezionati: ristoranti soprattutto. «A parte la nebbia, vivo bene questa quotidianità. Respiro le pulsazioni della città: non ho duemila amici, ma quei pochi bastano. Va anche detto che Mantova, seppure sia in Lombardia, ha caratteristiche che l’avvicinano a Ferrara». In fondo, Este e Gonzaga erano imparentati. E se Ferrara è luce nell’anima di Martelossi, dipende anche dal fatto che la moglie Samantha ha giocato nel ’96 con le biancorosse della Copma Ferrara, mentre Francesco (fratello di Samantha) è stato il primo capitano della Pallacanestro Ferrara di Bulgarelli (2011). «Il lavoro “sporco” è tutto sulle spalle di mia moglie - sottolinea Alberto -: è lei che si mette in viaggio ogni weekend per venire da me o per assistere alle partite. La sua professione la trattiene a Trieste: del resto uno in famiglia che faccia un lavoro “serio” deve esserci». Tra i tanti “perché” di un ritorno, alcuni stanno nel cuore: «Qui è possibile fare ogni tanto un convivio con persone che sanno di basket. C’erano Mario De Sisti e Rodolfo Perini, rimangono i miei incontri con Pozzati e Frabetti».
La mia Mantova
«Sono stati due anni opposti. Nel primo eravamo di stanza a Poggio Rusco, uguale distanza da Mantova e Ferrara. Un’esperienza decentrata e questo per i giocatori più giovani non era facile da gestire. In mezza campagna, a 45’ da qualsiasi attrazione. Diciamo che il vantaggio era che si stava spesso assieme, anche dopo gli allenamenti e questo ha cementato il gruppo di lavoro. Una bella esperienza dal punto di vista umano». L’anno scorso, il trasloco. Martelossi prende casa a Palazzo Te, anche in questo caso nel centro della città. «Ho potuto vivere Mantova e dal punto di vista dell’arricchimento personale è stato bello. Sotto il profilo professionale abbiamo invece avuto un enorme problema nel reperire le palestre per allenarci. Ho notato un incremento del turismo culturale, per questo avvicino Mantova a Ferrara».
Il mio derby
Ferrara, Mantova... Il derby. Perché poi si gioca e Alberto Martelossi descrive così la partita che si andrà ad allestire domenica pomeriggio. «Credo che si possa definire derby per antonomasia, che però mette di fronte due realtà agli antipodi. A Ferrara c’è tradizione cestistica, ma in questo momento il movimento del basket sta soffrendo la concorrenza della Spal. A Mantova, invece, la tradizione non c’è, però la pallacanestro sta sfruttando il fallimento di tutte le ipotesi calcistiche». Per la Bondi, torneo duro... «Il compito di un capo allenatore è trovare il buono anche in brutte gare come quella di Imola di due settimane fa, così come vanno trovati i difetti dopo prestazioni come quella di sabato sera con la Fortitudo. Due uscite diverse della mia squadra, che purtroppo hanno prodotto lo stesso risultato finale. Vanno eliminate quelle due-tre situazioni in cui l’errore è costante. Ci serve continuità mentale e, a volte, cercare la giocata semplice».
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