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Il Sassuolo si affida al risveglio di Berardi

Il Sassuolo si affida al risveglio di Berardi

Finora il talentuoso attaccante ha segnato solo un gol. La ripresa dei modenesi passa da lui

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FERRARA. Domenico Berardi è senza troppi dubbi il personaggio più rilevante tra le fila del Sassuolo, atteso domenica al “Paolo Mazza”. La storia del suo precoce esordio nel calcio italiano è ormai nota e riconosciuta come una sorta di favola.

L’attuale attaccante neroverde è nato a Cariati Marina, un piccolo centro balneare calabrese, per poi vivere a Bocchigliero, un paese della Sila. Fino all’età di 15 anni diede calci al pallone solamente in una squadra dilettantesca satellite del Cosenza, con conseguenti scarse possibilità di incrociare il calcio professionistico. Poi l’anno successivo arrivò il viaggio della vita. Berardi arrivò a Modena per far visita a suo fratello maggiore, studente di scienze infermieristiche. Qui, in una serata di calcetto cui partecipò quasi esclusivamente per far numero, impressionò tutti i presenti tanto da avere la possibilità di svolgere un provino con il Sassuolo. Andò bene e fu tesserato con le giovanili neroverdi.

Da qui in poi storia del calciatore calabrese comincia a essere più nota a tutti. Dal 2012 a oggi, Berardi ha giocato e segnato (oltre 60 reti) con la maglia della società del patron Squinzi in serie B, serie A, ma anche nei preliminari di Europa League. La sua domenica di gloria, che tutti ricorderanno, è quella del famoso poker servito al Milan dell’esordiente Honda in una serata fredda e nebbiosa di metà gennaio. Siamo nel 2014 e Berardi spicca letteralmente il volo, entrando anche nel giro delle nazionali giovanili.

I mezzi tecnici e le doti sono fuori discussione. Le prime voci che lo accostano alle “big” (anche estere) iniziano a circolare. Tutti gli addetti ai lavori parlano di lui come il futuro del calcio italiano, ma le aspettative vengono rispettate solo in parte. Lo score dell’attaccante classe 1994 viene bloccato da diversi infortuni e da più cartellini rossi ricevuti per un carattere non del tutto comodo e per la sua cattiveria agonistica a volte un po’ sopra le righe: sono quindici i turni di squalifica ricevuti nelle prime due stagioni di serie A, un numero di certo inconsueto per un attaccante.

In questa stagione Berardi è andato in rete soltanto in una circostanza (rigore contro la Lazio), mentre lo scorso campionato è stato un vero e proprio calvario per l’attaccante cosentino, costretto a rimanere fuori dai giochi per circa cinque mesi a partire dalla fine di agosto in una situazione di comunicazione sanitaria piuttosto incerta da parte della società neroverde.

Quel che è certo è che adesso Berardi vuol riprendere a scrivere il suo futuro. Perché, nel calcio, non è mai troppo tardi.

Alessio Duatti



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