La Spal corre ma resta l’allergia al gol
di Marco Nagliati
Squadra ultima nella classifica dei tiri in porta Il gruppo però prima pensa a coprirsi le spalle
3 MINUTI DI LETTURA
FERRARA. Ci sono sensazioni. E ci sono numeri, che talvolta danno sostanza alle impressioni. La Spal fatica a costruire e, conseguentemente, a realizzare. In realtà, tra le formazioni destinate alla lotta per salvarsi, la truppa di Semplici non è neppure la più arida a livello di marcature: il Benevento in dieci gare ha segnato tre reti, il Sassuolo cinque. Genoa e Crotone sono a quota sei, poi la Spal con otto. Però, le cifre elaborate dalla Lega, sul versante offensivo pongono la squadra biancazzurra come quella che conclude meno di tutte. Dopo la partita di mercoledì sera all’Allianz Stadium, il numero di palloni più o meno scagliati verso la porta avversaria ha toccato il numero settantaquattro. Di questi, meno della metà fuori dallo specchio della porta. Significa che le conclusioni che possono ragionevolmente “ambire” a finire nel sacco sono meno di quattro. Il top è rappresentato dal Napoli che in ogni partita tira più di quindici volte: di queste, quasi dieci chiamano all’azione il portiere rivale. Quel che si dice calcio champagne...
Normale che alla Spal non si possa chiedere siffatta produttività, però è innegabile che qualcosina in più aiuterebbe a vivere con minore ansia da “prestazione” ogni singola partita. Perché poi accade, nelle ultime partite casalinghe ad esempio, che un singolo maledetto pallone valga un percentuale consistente di salvezza. Il palo di Antenucci con il Sassuolo in queste condizioni pesa parecchio: davanti al portiere non si può proprio sbagliare, in quanto altre chance non ne capiteranno. Oppure si pensi a Paloschi, libero davanti a Cordaz del Crotone nei paraggi del 90’ e rintuzzato nella conclusione vitale.
Il problema è noto ed è vincolato ad un insieme di fattori. La Spal, va sottolineato, è tra le formazioni che mettono più palloni in area attraverso il cross ma poi la maggior parte sono traversoni fuori misura. Indispensabile, allora, non solo lavorare sull’agonismo ma mettersi umilmente a migliorare anche la cifra tecnica. Il gruppo biancazzurro per correre, corre: a volte a vuoto, altre con costrutto ma senza trasformare in precisione l’occupazione degli spazi ed il recupero della sfera. Per ovviare alle difficoltà che la massima serie sta progressivamente mettendo di fronte al gruppo, mister Semplici contro la Juventus ha pure cambiato modulo. S’è trattato, in linea di massima, di una scelta contingente: atta a tamponare una precisa situazione tattica. Tanto è vero che nel post match, il trainer estense è stato chiaro: «Il 3-5-2 non si tocca». Della serie, il 4-4-2 dello Stadium è stato pensato per limitare i danni. Le cifre spiegano il concetto: la Juve ha attaccato diciotto volte a sinistra, grazie al formidabile asse formato da Alex Sandro-Douglas Costa, che abbina tecnica a forza fisica e velocità. Ad un certo punto era chiaro che Oikonomou era in apnea, né che poteva sperare di contrastare in velocità (pur con l’aiuto di Lazzari) la coppia bianconera. La linea a “quattro”, con il piè veloce Mattiello a destra e Costa a sinistra (a vedersela con l’altro “Speedy” Cuadrado), concettualmente aveva logica. Poi, chiaro, in campo vanno gli uomini. Ed è altrettanto evidente che contro una Juventus in HD (Higuain-Dybala) ogni confronto diretto diventa ingeneroso. Qualitativamente c’è un abisso tra piemontesi ed estensi, inutile andare oltre.
Anche all’Allianz, la Spal ha perso troppi palloni e ne ha recuperati molti di meno rispetto ai rivali. Era accaduto pure a Bologna, dunque non contro una big. A Torino è balzato all’occhio pure un altro dato: dieci attacchi centrali la Juve, appena uno la Spal. Che, però, è ricorsa a dodici lanci lunghi: un’esagerazione per la filosofia di gioco di Semplici. In questo caso, probabilmente, gran parte dei lanci erano disimpegni per alleggerire la pressione e non per costruire. Dati a parte, la Spal sa che le migliorie sono indispensabili. Semplici in primis punta a blindare la difesa (e qui attenzione e rabbia contano), poi guarderà all’attacco. Ma sotto questo aspetto incide la qualità dei giocatori che ha al momento. Intanto, sui social, il mister è netto: “Orgoglioso della mia squadra”.
Normale che alla Spal non si possa chiedere siffatta produttività, però è innegabile che qualcosina in più aiuterebbe a vivere con minore ansia da “prestazione” ogni singola partita. Perché poi accade, nelle ultime partite casalinghe ad esempio, che un singolo maledetto pallone valga un percentuale consistente di salvezza. Il palo di Antenucci con il Sassuolo in queste condizioni pesa parecchio: davanti al portiere non si può proprio sbagliare, in quanto altre chance non ne capiteranno. Oppure si pensi a Paloschi, libero davanti a Cordaz del Crotone nei paraggi del 90’ e rintuzzato nella conclusione vitale.
Il problema è noto ed è vincolato ad un insieme di fattori. La Spal, va sottolineato, è tra le formazioni che mettono più palloni in area attraverso il cross ma poi la maggior parte sono traversoni fuori misura. Indispensabile, allora, non solo lavorare sull’agonismo ma mettersi umilmente a migliorare anche la cifra tecnica. Il gruppo biancazzurro per correre, corre: a volte a vuoto, altre con costrutto ma senza trasformare in precisione l’occupazione degli spazi ed il recupero della sfera. Per ovviare alle difficoltà che la massima serie sta progressivamente mettendo di fronte al gruppo, mister Semplici contro la Juventus ha pure cambiato modulo. S’è trattato, in linea di massima, di una scelta contingente: atta a tamponare una precisa situazione tattica. Tanto è vero che nel post match, il trainer estense è stato chiaro: «Il 3-5-2 non si tocca». Della serie, il 4-4-2 dello Stadium è stato pensato per limitare i danni. Le cifre spiegano il concetto: la Juve ha attaccato diciotto volte a sinistra, grazie al formidabile asse formato da Alex Sandro-Douglas Costa, che abbina tecnica a forza fisica e velocità. Ad un certo punto era chiaro che Oikonomou era in apnea, né che poteva sperare di contrastare in velocità (pur con l’aiuto di Lazzari) la coppia bianconera. La linea a “quattro”, con il piè veloce Mattiello a destra e Costa a sinistra (a vedersela con l’altro “Speedy” Cuadrado), concettualmente aveva logica. Poi, chiaro, in campo vanno gli uomini. Ed è altrettanto evidente che contro una Juventus in HD (Higuain-Dybala) ogni confronto diretto diventa ingeneroso. Qualitativamente c’è un abisso tra piemontesi ed estensi, inutile andare oltre.
Anche all’Allianz, la Spal ha perso troppi palloni e ne ha recuperati molti di meno rispetto ai rivali. Era accaduto pure a Bologna, dunque non contro una big. A Torino è balzato all’occhio pure un altro dato: dieci attacchi centrali la Juve, appena uno la Spal. Che, però, è ricorsa a dodici lanci lunghi: un’esagerazione per la filosofia di gioco di Semplici. In questo caso, probabilmente, gran parte dei lanci erano disimpegni per alleggerire la pressione e non per costruire. Dati a parte, la Spal sa che le migliorie sono indispensabili. Semplici in primis punta a blindare la difesa (e qui attenzione e rabbia contano), poi guarderà all’attacco. Ma sotto questo aspetto incide la qualità dei giocatori che ha al momento. Intanto, sui social, il mister è netto: “Orgoglioso della mia squadra”.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
