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Il pericolo per gli spallini verrà dal genio di Taarabt

Il pericolo per gli spallini verrà dal genio di Taarabt

Talentuoso e ricco di estro, il marocchino ha l’ultima chance della carriera Finora sta andando alla grande: ha dribbling e tiro, guai lasciargli spazio

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FERRARA. Contro la Spal sarà un Genoa che si presenterà solido centralmente, rapido esternamente e qualitativo nel suo centrocampo. In attesa di sciogliere il dubbio legato all’attaccante di peso che partirà dal primo minuto, c’è una certezza. I pericoli maggiori potrebbero arrivare dai piedi del giocatore più talentuoso dei liguri. Un suo destro incrociato ad altissimo coefficiente di difficoltà ha illuminato “Marassi” nel turno infrasettimanale. Se potrà ancora essere possibile il soprannome “Diamante grezzo” sarà solo il tempo a dirlo. Certo è che Adel Taarabt pare essersi innescato ancora una volta in una carriera che più altalenante non poteva essere, soprattutto per alcuni errori commessi fuori dal rettangolo di gioco. Le qualità tecniche del calciatore marocchino nato a Fès nel 1989 sono fuori discussione, ma i treni passano poche volte e forse quello della Liguria - seppur sprovvisto di primissima classe - pare stia transitando proprio in questi giorni. La carriera del religiosissimo calciatore marocchino è indiscutibilmente legata alle sue radici. Basti pensare al fatto che anni fa si rifiutò di scendere in campo contro Israele Under 21 perché non sopportava che si parlasse soltanto delle vittime israeliane senza considerazione per i palestinesi. Il suo percorso di calciatore nasce in Francia, a Lens, dove nel 2006 esordisce con la prima squadra mettendo in mostra le sue qualità tecniche elevate che attirano l’interesse del Tottenham. Nel nord di Londra il ragazzo trova poco spazio e nel 2009 si sposta di qualche chilometro per indossare la maglia del Queens Park Rangers. Una dimensione che si rivela fondamentale in positivo grazie alla presenza del manager Neil Warnock che impara a conoscere e a gestire il carattere e la personalità di Adel. Nel 2010 la stagione da sogno per Taarabt: 19 reti, 16 assist, fascia di capitano, promozione in Premier League e premio di Player of the Year della Championship. Una volta in Premier gli viene tolto il titolo di capitano in favore di Barton e durante una partita reagisce male a una sostituzione, lasciando letteralmente lo stadio e recandosi nel primo pub a bere con alcuni tifosi. Dopo una parentesi al Fulham arriva l’occasione della vita, anche se in prestito. Si chiama Milan, nel 2014. Nella prima fase impressiona. Giocate palla al piede, dribbling naturali, tiri dalla distanza e 4 gol. La fiducia dei tifosi c’è, quella di mister Seedorf anche. Taarabt è genio e sregolatezza, ma anche qui qualcosa non va e Galliani decide di non riscattarlo. Inizia la nuova parabola discendente, torna al Qpr ma i problemi di forma non sono dalla sua parte. Ne conseguirà una capatina a Lisbona con il Benfica (0 presenze), prima del prestito al Genoa senza incidere troppo. L’inizio di questa stagione, invece, è promettente con Taarabt che si sente a suo agio come seconda punta o esterno alto. Diventa pericoloso quando ha metri, può puntare l’uomo e gli viene lasciato spazio per calciare. I centrali spallini dovranno quindi essere bravi ad accorciare, a predisporre raddoppi, a non farsi sfidare - laddove possibile - nell’uno contro uno.

Alessio Duatti



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