Autoscontro al via, Hamilton campione
F1. In Messico la carambola iniziale penalizza Lewis e Vettel che rimonta fino al 4º posto ma non basta. Vince Verstappen
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CITTÀ DEL MESSICO (Messico). Il Mondiale a Lewis Hamilton, la gara a Max Verstappen, gli applausi a Sebastian Vettel. C'è tutto questo nel Gp del Messico che ha incoronato campione del mondo, per la 4ª volta in carriera, il portacolori della Mercedes che eguaglia così Alain Prost e il collega tedesco della Ferrari nella classifica dei piloti più vincenti. È stata un'altra gara iniziata sotto la peggiore stella per la Rossa, che pure partiva dalla pole. La rincorsa mondiale di Vettel dura un paio di curve, quelle che passano dalla collisione tra la sua Ferrari e la Mercedes di Hamilton e l'inevitabile rientro ai box. Il leit motiv delle sciagurate partenze delle Rosse negli ultimi Gp va in scena anche all' Autodromo di Città del Messico, il circuito con la maggior quota di altitudine del circus (2.229 mt). La partenza è caotica: il ferrarista si tocca con Verstappen e rovina l'ala anteriore che poi va a tamponare, bucandola, la ruota di Hamilton: morale, rientro ai box e ripartenza dall'ultima posizione per il britannico e dalla terz'ultima per il ferrarista che vede così assottigliarsi ancora di più le possibilità di rincorsa iridata. Con l'attenzione tutta alla coda della corsa, passa sotto traccia la corsa solitaria di Verstappen che, giro dopo giro, continua a incrementare il suo vantaggio nei confronti di Valtteri Bottas, 2°. Al 22° arriva addirittura il doppiaggio dell'olandese nei confronti di Hamilton che, sportivamente, alza il piede e lascia passare il pilota della Red Bull. Intanto Vettel continua a risalire posizioni. Fa più fatica Hamilton. Intanto, dopo Ricciardo (Red Bull), si ferma anche Hulkenberg (Renault). Al 50° giro strepitoso sorpasso di Vettel prima su Sergio Perez, bruciato con una grande staccata, poi su lance Stroll (Williams) e quinta posizione, ancora inutile per evitare l'alloro iridato a Hamilton (risalito poi fino al 9° posto). E il portacolori di Maranello si toglie anche la soddisfazione del giro veloce. Finisce, qui con un comunque splendido 4° posto (gli sarebbe servito il 2° per rimandare il discorso iridato in Brasile o Abu Dhabi) del ferrarista che si conferma pilota eccezionale su una macchina eccezionale, tradito a volte dall'irruenza o dalla sfortuna. Hamilton incassa il 4° alloro iridato. «Onestamente mi sembra surreale - dice a fine gara - anche se onon è stata la gara che volevo, ero indietro di 40” però non ho mai ceduto».
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