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«La mia Spal la volevo così: pragmatica»

di Marco Nagliati
«La mia Spal la volevo così: pragmatica»

Meno belli e più tosti dice mister Semplici  Compatti, lanci lunghi e nessun rischio

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FERRARA. Storie di Halloween... Ivan Juric sbatterebbe la testa contro il muro. Lo dice in conferenza stampa, desolato e sconsolato il tecnico del Genoa.

Leo Semplici, invece, plana leggero ed elegante nella navicella adibita a conference press. Si gusta un bicchiere d’acqua. Dai, stavolta il volto è meno tirato. La Spal ha eseguito il compito, anzi è andata oltre. Perché mica gli era stato chiesto il bottino pieno. «No, ai miei ragazzi avevo soltanto mandato due segnali: non perdere e, soprattutto, non subire gol - esordisce il nocchiero biancazzurro -; volevamo almeno un punto, meglio ne siano arrivati tre direi». Il sorriso è trattenuto a fatica. Chiara la mission: pochissimi fronzoli e un viaggio sulla strada della concretezza. Si spiega così la piccola metamorfosi tecnico-tattica della Spal: fraseggio ridotto al minimo, qualche lancio lungo in più. Semplici non sconfessa la filosofia, però spiega: «Vogliamo costruire le nostre fortune partendo dal prendere pochi gol. Meno belli e più tosti: dai ragazzi questo volevo. Nel primo tempo c’era da rischiare il meno possibile e così in fondo è avvenuto, tranne proprio in avvio con il colpo di testa di Lapadula e l’intervento di Rigoni. Ho visto una squadra più compatta in fase di non possesso, che tentava quando possibile di ripartire. Nella prima fase ci siamo riusciti di meno, ma di certo non abbiamo fatto regali come magari è avvenuto in passato. Perché prima ci arrivavano tanti complimenti e zero punti, quindi adesso meglio essere maggiormente pragmatici e muovere la classifica. I ragazzi hanno risposto nella maniera giusta: complimenti a loro».

Eppure, nella ripresa, qualcosina è cambiato. «Sì, dopo l’intervallo abbiamo cercato di attaccare con maggiore coraggio. Ho chiesto di tentare di giocare un po’ di più. Ho detto: “Dai, il peggio è passato. Ora usiamo anche le nostre qualità”. È arrivato il gol, quindi ci siamo richiusi provando le ripartenze quando potevamo».

Le ansie e le facce brutte le lascia al Genoa. Dopo un punto su otto partite, la Spal trova la luce. Dolcetto o scherzetto? Semmai ossigeno. «Aumenta la convinzione dell’ambiente dopo un periodo difficile - sottolinea Semplici -: questa vittoria ci fa capire sempre di più che possiamo giocarcela con tutti. Poi, chiaro, sappiamo perfettamente che questo sarà un torneo di ricadute e di risalite». L’invito a non farsi condizionare dall’emotività non è neppure tra le righe. I tifosi il mantra stagionale l’hanno stampato nel cuore: «I tifosi non hanno mai mollato di un centimetro - coglie l’assist il tecnico spallino -: non solo oggi, sempre. Volevamo ripagarli quanto prima per tutto il sostegno che ci danno: esserci riusciti al Mazza è decisamente bello. Siamo uniti, pensiamo positivo».

Trovata la tattica per scollinare la serie no, al contempo mettere in sicurezza la graduatoria («confermo che stavolta abbiamo scelto volontariamente di lanciare più palloni in avanti con un fraseggio minore» ribadisce Semplici, che non lo lega solo a questioni psicologiche ma pure alla qualità del grifone ligure), si parla dei singoli. Schiavon, ad esempio: titolare con la Juventus e riconfermato ieri. «È un ragazzo di grande professionalità: ha forza e ci porta grinta. Sapete che non lascio mai nessuno indietro».

Davanti, invece, c’è Antenucci... Semplici sorride, paradisiaco: «Un leader morale, non solo tecnicamente. Ha pure fatto un gol bellissimo: lui ci ha abituati così».



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