“Anteseven7”, il lupo è tornato. E la Spal respira
Antenucci ha siglato il gol decisivo contro il Genoa- Con la fascia al braccio e ovazione del Mazza
FERRARA. Il lupo di Roccavivara ha saputo aspettare il momento. Con una pazienza che può avere tanti padri, ma che di sicuro attinge a fondamenta interiori generate dalla famiglia. La forza di Mirco Antenucci sta qui: nella moglie Eleonora, nelle piccole Camilla e Sofia. “Anteseven7” vive Ferrara con passione, accarezzandone ogni angolo. L’altro giorno era ad un passo dal duomo, sorridente, mentre le bambine rincorrevano bolle di sapone. Lui, il bomber, invece insegue la salvezza con la Spal. E se l’è ripresa da uomo vero, senza far emergere polemiche: lasciando parlare il campo. L’anno scorso Mirco è stato il re del gol (18 sigilli), uno dei protagonisti assoluti dello storico ritorno biancazzurro nella massima serie. In estate è stato scavalcato nelle gerarchie dai nuovi arrivi: Paloschi prima, Borriello poi. Senza ignorare la presenza forte di Floccari. Insomma, eccolo nelle retrovie. Con quell’Empoli ammiccante e corteggiante, per una notte agostana vicinissimo ad ottenerne il sì. Lì è emerso l’orgoglio: «Resto, voglio giocarmi le mie chance a Ferrara». In panchina nelle prime gare di campionato, solo un assaggino con l’Udinese (7’ appena ma solo per via dell’infortunio di Floccari); qualche boccone con Inter e Cagliari. La prima da titolare il 20 settembre al Meazza con il Milan. E s’è capito subito che la sua tecnica, la rabbia e la vivacità sarebbero state indispensabili per la truppa biancazzurra. Lo sforzo di cucire i reparti, legare centrocampo e attacco, erano qualità e volontà solo sue.
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Dal fondo valle, al picco più alto toccato domenica(29 ottobre) con la rete della vittoria contro il Genoa. Mirco “Anteseven7” s’è ripreso tutto: fascia di capitano compresa. Quando è stato chiamato in panchina, minuto 84, la sua barba rossiccia vibrava di emozione. Perché non è mica stata una passerella qualunque, la sua: uno stadio intero ad applaudire e, vabbé, s’è già visto. Di più: tutto il Mazza in piedi e pure questo, dai, l’abbiamo vissuto. Ma un popolo che senza un solo astenuto urlava il suo nome, beh: questo è tanta roba. “Mirco, Mirco, Mirco...”: il boato è stato una magia. Altroché standing ovation. «Non servono tante parole: grande vittoria e tre punti super importanti» scrive nella notte di domenica Antenucci. Lui, amante della vita e del numero sette. E quel post raccoglie oltre 150 commenti e quasi 3.700 like. L’hashtag con cui lo rilancia è emblematico: “Non tifo per gli squadroni ma tifo te”. Laddove il “te”, of course, sarebbe la Spal.
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Ed è innegabilmente sugli acuti di “Anteseven7”, che la Spal può depositare parecchie speranze salvezza. Vero che pure Antenucci può considerarsi un simil debuttante in serie A, altrettanto certo che l’esperienza gli fa superare gli eventuali impacci dettati dal salto di categoria. Prima di Ferrara, il Lupo aveva collezionato 19 gettoni nella massima serie spalmati in tre stagioni non consecutive col Catania. Ed una sola rete, decisiva tra l’altro: giusto per non perdere il vizio. Nel 2010 su rigore determinando il 2-1 etneo sul Parma. Una vita fa, in fondo. Era prima dell’avventura al Torino e alla Ternana, della maturazione come uomo. Della nascita delle figlie. Prima dello sbarco Oltremanica al Leeds: 75 partite con 19 reti. Prima dell’estate 2016. Quella che l’ha portato a Ferrara. «Mi ha spinto il cuore - dirà - avvertivo sensazioni positive: ho scelto a pelle». Quarantasei partite dopo, ecco una B domata e dominata, una serie A che sta entrando nel sangue: Mirco Antenucci è il Duca d’Este. Finalmente a bersaglio su azione anche nella serie maggiore (il primo bagliore a Bologna), decisivo al Mazza.
Gli amici d’infanzia lo abbracciano sussurrandogli: “Sei l’orgoglio del Molise”. A Ferrara lo vedono godersi il centro città e gli sorridono a distanza, discrezione estense. Il Lupo di Roccavivara è tornato famelico.
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