Palla lunga, pedalare La Spal cambia pelle
di Paolo Negri
Praticità, solidità e adattamenti tattici per tornare a vincere
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FERRARA. Palla lunga e pedalare, si diceva una volta. La Spal ha fatto suo questo motto: ha calciato lungo e ha pedalato. Ha segnato e ha vinto. In soldoni, si potrebbe riassumere così la prova dei biancazzurri contro il Genoa, ed il conseguente ritorno al successo. Ma sarebbe una sintesi banale, incompleta, una ricetta troppo facile. Perché continuiamo a credere, tra l’altro, che non abbia senso parlare di squadra operaia, o di ricorrere a formule quali bisogna essere meno belli e più efficaci. Del resto non si capisce come si possa giocar male e fare risultato. Può accadere una volta, ma non certamente sul lungo periodo.
Detto ciò, è evidente che la Spal contro il Genoa ha saputo essere molto concreta, cinica, tosta. E questi sono titoli di merito. Se si prende atto dell’evidenza, delle difficoltà incontrate, e ci si adegua alle necessità, si dà prova d’intelligenza, elasticità, umiltà. L’apprezzabile fondo di gioco della Spal, la sua identità di squadra, non stavano più premiando. Bellini esteticamente, i biancazzurri si stavano incartando su loro stessi, vittime di un giro-palla lento quindi prevedibile, dell’assenza di soluzioni alternative allo sfruttamento delle corsie laterali, all’ormai acclarata conoscenza - da parte dei rivali - del modo di manovrare della Spal e della conseguente capacità di bloccarla, alla realtà della serie A ove un minimo errore viene immediatamente sfruttato da avversari di livello. Per questa somma di motivi (e se ne potrebbero aggiungere altri, dall’assenza di un difensore di maggior rapidità all’eccessiva distanza tra centrocampo e punte, ad una formula offensiva ideale non ancora incontrata) i biancazzurri sono incappati in una serie di gare, 8, che ha prodotto la miseria di 1 punto all’attivo. La partita con il Genoa era quindi uno snodo cruciale della stagione, uno scontro diretto (il quarto consecutivo in casa) che questa volta non si poteva toppare. Troppo importante tornare a vincere, dopo due mesi.
La Spal ha dimostrato adattabilità, ha sofferto per buona parte del primo tempo (Semplici ha mandato a scaldarsi sia Cremonesi che Oikonomou, stava pensando di cambiare qualcosa in difesa), poi è venuta a capo del Genoa. Come?
Terzini più bloccati. Sia Lazzari che Mattiello hanno spinto pochissimo. In tal modo hanno garantito maggior copertura. Due provvidenziali diagonali di Lazzari sono risultate decisive, un paio di interventi di Mattiello (nella ripresa) sono stati a loro volta importanti. Gara chiusa senza reti al passivo, non capitava dal debutto all’Olimpico contro la Lazio.
Baricentro arretrato e lanci lunghi, dalle retrovie; li ha fatti Vicari (a volte fuori misura), ci ha pensato Felipe (che ha innescato l’azione del gol). Quindi, più rapidità nel giungere sul fronte opposto. Perché ciò abbia successo serve però un attaccante che sappia addomesticare il pallone (Paloschi nell’azione del gol, Borriello in occasione dell’appoggio a Viviani) e qualcuno che vada a sostegno (Antenucci, quando ha segnato; Viviani, al tiro sul ponte di Borriello).
Cambio modulo. A Torino si è passati al 4-4-2 già nel primo tempo, riuscendo a creare difficoltà alla Juve; col Genoa ecco il 5-4-1 per opporsi alla marea di punte rossoblù (spazi intasati), difendere il vantaggio, ripartire.
La squadra ha combattuto. Schierando Schiavon e immettendo Mora, Semplici ha elevato corsa e agonismo.
È importante che la Spal abbia capito lo spirito e le necessità di chi deve salvarsi. Si può vincere anche giocando diversamente dal copione prediletto. Il che non significa rinnegarlo. Il che non vuol dire non dover migliorare ancora (contro altre squadre, se ti porti gli avversari troppo vicino all’area rischi; in vantaggio, il pallone va conservato di più). Vanno trovati i giusti equilibri. Intanto si è dimostrato di avere soluzioni alternative. E si è vinto, tornando in zona salvezza. Mica poco.
Detto ciò, è evidente che la Spal contro il Genoa ha saputo essere molto concreta, cinica, tosta. E questi sono titoli di merito. Se si prende atto dell’evidenza, delle difficoltà incontrate, e ci si adegua alle necessità, si dà prova d’intelligenza, elasticità, umiltà. L’apprezzabile fondo di gioco della Spal, la sua identità di squadra, non stavano più premiando. Bellini esteticamente, i biancazzurri si stavano incartando su loro stessi, vittime di un giro-palla lento quindi prevedibile, dell’assenza di soluzioni alternative allo sfruttamento delle corsie laterali, all’ormai acclarata conoscenza - da parte dei rivali - del modo di manovrare della Spal e della conseguente capacità di bloccarla, alla realtà della serie A ove un minimo errore viene immediatamente sfruttato da avversari di livello. Per questa somma di motivi (e se ne potrebbero aggiungere altri, dall’assenza di un difensore di maggior rapidità all’eccessiva distanza tra centrocampo e punte, ad una formula offensiva ideale non ancora incontrata) i biancazzurri sono incappati in una serie di gare, 8, che ha prodotto la miseria di 1 punto all’attivo. La partita con il Genoa era quindi uno snodo cruciale della stagione, uno scontro diretto (il quarto consecutivo in casa) che questa volta non si poteva toppare. Troppo importante tornare a vincere, dopo due mesi.
La Spal ha dimostrato adattabilità, ha sofferto per buona parte del primo tempo (Semplici ha mandato a scaldarsi sia Cremonesi che Oikonomou, stava pensando di cambiare qualcosa in difesa), poi è venuta a capo del Genoa. Come?
Terzini più bloccati. Sia Lazzari che Mattiello hanno spinto pochissimo. In tal modo hanno garantito maggior copertura. Due provvidenziali diagonali di Lazzari sono risultate decisive, un paio di interventi di Mattiello (nella ripresa) sono stati a loro volta importanti. Gara chiusa senza reti al passivo, non capitava dal debutto all’Olimpico contro la Lazio.
Baricentro arretrato e lanci lunghi, dalle retrovie; li ha fatti Vicari (a volte fuori misura), ci ha pensato Felipe (che ha innescato l’azione del gol). Quindi, più rapidità nel giungere sul fronte opposto. Perché ciò abbia successo serve però un attaccante che sappia addomesticare il pallone (Paloschi nell’azione del gol, Borriello in occasione dell’appoggio a Viviani) e qualcuno che vada a sostegno (Antenucci, quando ha segnato; Viviani, al tiro sul ponte di Borriello).
Cambio modulo. A Torino si è passati al 4-4-2 già nel primo tempo, riuscendo a creare difficoltà alla Juve; col Genoa ecco il 5-4-1 per opporsi alla marea di punte rossoblù (spazi intasati), difendere il vantaggio, ripartire.
La squadra ha combattuto. Schierando Schiavon e immettendo Mora, Semplici ha elevato corsa e agonismo.
È importante che la Spal abbia capito lo spirito e le necessità di chi deve salvarsi. Si può vincere anche giocando diversamente dal copione prediletto. Il che non significa rinnegarlo. Il che non vuol dire non dover migliorare ancora (contro altre squadre, se ti porti gli avversari troppo vicino all’area rischi; in vantaggio, il pallone va conservato di più). Vanno trovati i giusti equilibri. Intanto si è dimostrato di avere soluzioni alternative. E si è vinto, tornando in zona salvezza. Mica poco.
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