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Spal, c’è un Petagna come avversario

di Paolo Negri
Spal, c’è un Petagna come avversario

Nonno Francesco è stato allenatore-simbolo dei biancazzurri. Il nipote Andrea domenica guiderà l’attacco atalantino

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FERRARA. Il calcio, come la vita, fa strani giri, lunghi percorsi. Coincidenza e incroci.

Da Petagna a Petagna. La storia della Spal si trova proprio in prossimità di una di tali coincidenze.

Francesco Petagna è stato allenatore-simbolo dei biancazzurri. In ben sei campionati alla guida della Spal, tra cui tre stagioni piene, tutte in serie A, dal 1965/66 al 67/68. Prima, la promozione dalla B nel 64/65 (era subentrato a Gibì Fabbri); dopo, gli esoneri del 68/69 (a profitto di Fabbri, per una curiosa successione a ruoli invertiti) e del 1975/76 quando venne sollevato alla 13ª giornata dopo il pareggio interno con il Catanzaro. Decisioni, le ultime, che le cronache narrano come prese malvolentieri, o comunque con dispiacere, dal presidente Paolo Mazza, che mai aveva lavorato per tanto tempo con un allenatore, ad eccezione di Antonio Janni, non a caso da lui citato come il migliore avuto, insieme a Petagna.

Tarantino di nascita, triestino di adozione, stabilitosi nella città giuliana dopo dieci anni di ininterrotta militanza da giocatore con i rossoalabardati dopo l’esperienza nel Taranto(in totale, in carriera, 256 presenze con 12 reti in serie A e 103 presenze con 26 reti in serie B). E proprio a Trieste è nato suo nipote Andrea, classe 1995, attuale centravanti dell’Atalanta che domenica ospiterà la Spal.

Un Petagna contro i biancazzurri non è fatto banale. Perchè il nome del nonno di Andrea è indissolubilmente legato alla storia della Spal, ai giovani lanciati, ai vecchietti rigenerati, alla promozione, alla serie A. Un simbolo.

Nonno Francesco era centrocampista, a Trieste ha giocato con Oscar Massei, poi suo giocatore alla Spal. Andrea, che è anche figlio d’arte (il papà Euro ha militato nella Triestina e allena a livello dilettantistico), è un centravanti di grande potenza fisica, che dopo il vivaio del Milan e il debutto in prima squadra ha girovagato di prestito in prestito senza lasciare traccia fino all’anno di Ascoli che gli ha consentito di essere acquistato dall’Atalanta. Non uno spaccareti, ma pedina che mister Gasperini considera fondamentale, tanto che nella scorsa stagione ha rubato il posto a Paloschi (che domenica ritroverà sul fronte spallino) ed è stato preferito a Pinilla. Considerata anche la giovane età, il futuro gli appartiene, soprattutto se migliorerà tecnicamente e se farà qualche gol in più, che per un centravanti è sempre aspetto di riguardo.

Francesco Petagna (classe 1923, deceduto a Trieste l’1 luglio del 2000) oltre che un bravo allenatore era uomo che sapeva rapportarsi. Non casuale la sua lunga convivenza con Paolo Mazza, presidente-tecnico che di trainer ne cambiava tanti, soprattutto quelli che... non seguivano le sue indicazioni. Ma ciò non significa che Petagna fosse un signorsì. Però sapeva dialogare, confrontarsi, instaurare un rapporto anche con i suoi giocatori. C’è una foto bellissima, che pubblichiamo qui in pagina, che ritrae Petagna sorridente, allegro, a Roma, in Piazza Navona, insieme ad alcuni spallini, ai suoi ragazzi: Bertuccioli, Reja, Moretti, Capello e Pasetti, oltre al più esperto Bruschini. La Spal era reduce dal pareggio in rimonta sul campo della Lazio, 2-2, nel novembre del 1965. Tutti eleganti in divisa sociale, a godersi la dolce serata capitolina. Bei tempi.

Non sappiamo se Andrea Petagna domenica proverà qualcosa nell’affrontare una squadra che per la sua famiglia ha significato tanto. Le emozioni di un giovane d’oggi sono diverse da quelle di una volta. La Spal probabilmente sarà un’avversaria come tante altre, anche se dal nome decisamente più familiare. Azzardiamo che nonno Francesco se avesse potuto assistere alla sfida avrebbe gradito una partita senza vinti e vincitori. Non si può andare contro una parte della propria vita e una parte del proprio cuore.

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