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La passione per i cavalli «Sono allevatore e proprietario»

La passione per i cavalli «Sono allevatore e proprietario»

FERRARA. Questa è la sua città. La Spal è la sua squadra. Ma il cordone ombelicale è reciso.«A Ferrara ormai capito poco - dice Manfredini -. Sono partito da giovane, ho girato l’Italia, giocato in...

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FERRARA. Questa è la sua città. La Spal è la sua squadra. Ma il cordone ombelicale è reciso.

«A Ferrara ormai capito poco - dice Manfredini -. Sono partito da giovane, ho girato l’Italia, giocato in tante squadre, e ormai da dodici anni abito a Misano Adriatico. Alla Spal, poi, è cambiato tutto, non è rimasto nessuno dei miei tempi. Di quelli della squadra attuale ho giocato con Borriello nel Genoa, con Felipe all’Udinese, ma l’unico che sento è Floccari: con lui - come dicevo - esiste un’amicizia autentica. Certo sono molto contento che la Spal sia tornata in serie A dopo una vita. A volte, in certe piazze, se la tradizione, la passione, la cultura del calcio le hai nel Dna, basta poco per risalire. Per fortuna la Spal ha finalmente trovato il mix giusto, e un allenatore che ha dato idee: è tornata nel posto che merita».

Manfredini è rimasto la persona educata, gentile, di sempre. Innamorato dei cavalli, fin da quando da bambino si recava spesso a vederli all’ippodromo di Ferrara, Manfredini ha fatto della propria passione la sua attività post-calcio. In realtà aveva iniziato quando giocava ancora. Diventato proprietario di alcuni trottatori, già nel 2009 aveva preso la licenza di gentleman driver.

«Sono proprietario, allevatore, gentleman... Ho una scuderia».

Manfredini gareggiando tra i gentleman ha vinto e sta vincendo molto, ha già una ventina di gare all’attivo, con una percentuale di successi superiore al 30%. La prima cavalla la teneva a San Bartolomeo, poi acquistò cinque puledri a Zenzalino. È appunto diventato allevatore, ha diversi cavalli, puledri e fattrici, è anche socio dell’Allevamento Serenissima e ha aperto pure una sua nuova scuderia, la Fior di Loto (giubba rosa blu e fiore sul dorso). Con la prima, battezzata Remy, correva vestendo giubba blu con un pallone sulla schiena: «Perché il calcio mi ha dato la possibilità di avere ciò che ho oggi, e ciò che sono. Mi ha dato tanto, è stata la mia vita da 6 a 36 anni. E ne sono orgoglioso».

Ne ha tutte le ragioni.(p.n.)

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