«La Spal si prepari per reggere l’urto dell’Atalanta»
di Paolo Negri
Il doppio ex: i nerazzurri partiranno forte, là è dura per tutti «I biancazzurri possono salvarsi. E Floccari sarà decisivo»
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FERRARA. È la sua partita. Sarebbe stata la sua partita. Un cuore diviso a metà: origini e consacrazione. Thomas Manfredini è nato a Ferrara, è cresciuto in biancazzurro, è stato lanciato dalla Spal. Nell’Atalanta ha conosciuto il proprio top in serie A, capitano della Dea, amatissimo dai tifosi. Domani la gara la guarderà dal divano: «Niente stadio, soffro troppo, soffro ancora. Ho smesso di giocare a causa di un infortunio, non perché fossi troppo vecchio o perché non ne avessi più. Così è più difficile. Per questo preferisco restare a casa».
Manfredini è uscito dal mondo del calcio. La sua realtà, il suo presente, i suoi sogni, il suo futuro sono legati ad altro. Ai cavalli, al trotto, un mondo in cui si sta realizzando con successo. Ma il calcio resta parte di lui. Come Spal ed Atalanta: «Ho staccato del tutto, però le seguo. Per me sono state squadre importanti. Una, quella della mia città. L’altra, quella che mi ha fatto maturare. Le accompagno con affetto, sto vedendo tutto».
Che partita prevede domani a Bergamo?
«Per l’Atalanta dipende tutto da come recupera da questi sforzi ravvicinati che sta sostenendo da tempo. Anche la trasferta di giovedì a Cipro ha portato via energie. Certo, mister Gasperini sa come ricaricare le pile dei suoi, ed ha anche alternative per ricorrere a qualche rotazione, ma gli impegni di Europa League ed una gara come l’ultima in cui sei stato raggiunto al 94’ ti possono togliere qualcosa».
L’assenza o il recupero del “Papu” Gomez possono incidere parecchio in un senso o nell’altro?
«Gomez sposta gli equilibri, con lui l’Atalanta in fase offensiva guadagna il 30 o 40% in più. Lui ti dà qualcosa che le altre squadre non hanno, anche le big: poche possiedono un campione del genere, capace di giocate speciali. Chi c’è? Lui, Dybala... L’Atalanta ha bisogno di Gomez, che possiede il potere di rifinitura e conclusione. La Spal non ha giocatori con quelle caratteristiche».
Se i biancazzurri escono indenni da Bergamo fanno un grande passo in avanti?
«Sarebbero sicuramente sulla strada giusta. Affrontare l’Atalanta in casa sua è come andare negli stadi delle grandi squadre. La tifoseria dà una grossa mano, trascina, appoggia, incita per 90 minuti. È sempre stato così. La Spal deve essere pronta, concentrata e tosta fin dall’inizio perchè l’Atalanta partirà forte, poi si vedrà se risentirà delle fatiche europee».
Come vede la Spal?
«La vittoria sul Genoa ha sicuramente dato quel pizzico di consapevolezza in più. I biancazzurri sanno cosa hanno fatto, cosa hanno ottenuto, mettendoci quel pizzico di cattiveria in più. In serie A molte grandi squadre non hanno un gioco spettacolare, figuriamoci se lo si deve chiedere alla Spal: per fare risultato, per salvarsi, deve puntare sulla componente agonistica, sulla voglia di arrivare sul pallone prima degli avversari. Quando trovi squadre con giocatori che possono fare la differenza, per venirne fuori devi avere voglia. Anche perchè col tatticismo che impera, fai fatica a segnare».
Infatti il gol è o è stato uno dei problemi della Spal.
«È normale. Se poi hai giocatori come Borriello e Paloschi, o vai sul fondo e metti tanti palloni in area, oppure loro sono più in difficoltà. Serve chi si adatta di più al gioco del mister».
Tipo Floccari, assente da due mesi?
«Sergio è un amico, un grande amico, un amico vero. Un amico che mi ha dato il calcio e con il quale esiste un rapporto che va oltre l’ambito sportivo. Tra l’altro abbiamo giocato insieme nel Rimini, nell’Atalanta, nel Sassuolo... Floccari fa girare la squadra, la fa giocare bene, dà soluzioni alternative, con lui il gioco è più fluido. La Spal l’anno scorso ha fatto il salto di qualità a gennaio, col suo arrivo».
La Spal può salvarsi?
«Secondo me finora ha ottenuto meno del previsto, pensavo facesse di più, ad esempio negli scontri diretti. Ma c’è tempo, il salto dalla B alla serie A non è facile, bisogna capire cosa serve per adattarsi. Vedo squadre più in difficoltà della Spal, ed inferiori. La Spal si salverà».
Manfredini è uscito dal mondo del calcio. La sua realtà, il suo presente, i suoi sogni, il suo futuro sono legati ad altro. Ai cavalli, al trotto, un mondo in cui si sta realizzando con successo. Ma il calcio resta parte di lui. Come Spal ed Atalanta: «Ho staccato del tutto, però le seguo. Per me sono state squadre importanti. Una, quella della mia città. L’altra, quella che mi ha fatto maturare. Le accompagno con affetto, sto vedendo tutto».
Che partita prevede domani a Bergamo?
«Per l’Atalanta dipende tutto da come recupera da questi sforzi ravvicinati che sta sostenendo da tempo. Anche la trasferta di giovedì a Cipro ha portato via energie. Certo, mister Gasperini sa come ricaricare le pile dei suoi, ed ha anche alternative per ricorrere a qualche rotazione, ma gli impegni di Europa League ed una gara come l’ultima in cui sei stato raggiunto al 94’ ti possono togliere qualcosa».
L’assenza o il recupero del “Papu” Gomez possono incidere parecchio in un senso o nell’altro?
«Gomez sposta gli equilibri, con lui l’Atalanta in fase offensiva guadagna il 30 o 40% in più. Lui ti dà qualcosa che le altre squadre non hanno, anche le big: poche possiedono un campione del genere, capace di giocate speciali. Chi c’è? Lui, Dybala... L’Atalanta ha bisogno di Gomez, che possiede il potere di rifinitura e conclusione. La Spal non ha giocatori con quelle caratteristiche».
Se i biancazzurri escono indenni da Bergamo fanno un grande passo in avanti?
«Sarebbero sicuramente sulla strada giusta. Affrontare l’Atalanta in casa sua è come andare negli stadi delle grandi squadre. La tifoseria dà una grossa mano, trascina, appoggia, incita per 90 minuti. È sempre stato così. La Spal deve essere pronta, concentrata e tosta fin dall’inizio perchè l’Atalanta partirà forte, poi si vedrà se risentirà delle fatiche europee».
Come vede la Spal?
«La vittoria sul Genoa ha sicuramente dato quel pizzico di consapevolezza in più. I biancazzurri sanno cosa hanno fatto, cosa hanno ottenuto, mettendoci quel pizzico di cattiveria in più. In serie A molte grandi squadre non hanno un gioco spettacolare, figuriamoci se lo si deve chiedere alla Spal: per fare risultato, per salvarsi, deve puntare sulla componente agonistica, sulla voglia di arrivare sul pallone prima degli avversari. Quando trovi squadre con giocatori che possono fare la differenza, per venirne fuori devi avere voglia. Anche perchè col tatticismo che impera, fai fatica a segnare».
Infatti il gol è o è stato uno dei problemi della Spal.
«È normale. Se poi hai giocatori come Borriello e Paloschi, o vai sul fondo e metti tanti palloni in area, oppure loro sono più in difficoltà. Serve chi si adatta di più al gioco del mister».
Tipo Floccari, assente da due mesi?
«Sergio è un amico, un grande amico, un amico vero. Un amico che mi ha dato il calcio e con il quale esiste un rapporto che va oltre l’ambito sportivo. Tra l’altro abbiamo giocato insieme nel Rimini, nell’Atalanta, nel Sassuolo... Floccari fa girare la squadra, la fa giocare bene, dà soluzioni alternative, con lui il gioco è più fluido. La Spal l’anno scorso ha fatto il salto di qualità a gennaio, col suo arrivo».
La Spal può salvarsi?
«Secondo me finora ha ottenuto meno del previsto, pensavo facesse di più, ad esempio negli scontri diretti. Ma c’è tempo, il salto dalla B alla serie A non è facile, bisogna capire cosa serve per adattarsi. Vedo squadre più in difficoltà della Spal, ed inferiori. La Spal si salverà».
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