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La Spal nel destino della famiglia Viviani

di Paolo Negri
La Spal nel destino della famiglia Viviani

Mauro in gol al Mazza con Centese e Lecco, ora segue il figlio

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FERRARA. Una somiglianza che dire impressionante è dire poco. E una linea professionale, un destino calcistico, con un punto in comune: la Spal. I biancazzurri, sempre all’angolo degli appuntamenti di uno. E meta d’approdo per l’altro.

Parliamo dei Viviani. Mauro e Federico. Padre e figlio. Uno cresciuto nella Lazio, l’altro nella Roma. Uno attaccante, l’altro centrocampista. Ma, appunto, uniti dalla Spal.

Guardi le foto del papà, lo ricordi avversario della Spal, e ti pare di vedere Viviani junior: stesso viso, stesso fisico. Ma chi lo ricorda Mauro Viviani? I tifosi biancazzurri sicuramente, quelli con la memoria più lunga e la sana malattia per il calcio.

Primo incrocio (giovanili a parte). Anno di (dis)grazia 1981/82. La Spal sarebbe retrocessa in C1, la Lazio sarebbe rimasta lontanissima dalla promozione in serie A. I biancocelesti, per cercare di rimediare, avrebbero esonerato Castagner e promosso Clagluna, allenatore della Primavera. La stessa cosa sarebbe accaduta in casa Spal, con Tomeazzi al posto di Rota. Che però sedeva ancora in panchina quel 14 febbraio 1982 quando a Ferrara arrivò la Lazio, che Clagluna presentò con la maglia numero 9 sulle spalle di un debuttante: Mauro Viviani, punta della Primavera. Pomeriggio gelido, 2-2 finale. Molti ricorderanno il gol del definitivo pareggio del laziale Claudio Vagheggi. O meglio, l’esultanza di Vagheggi: rete nella porta sotto la Curva Ovest, corsa a percorrere tutto il sottotribuna, dietro le panchine, mostrando il... dito medio al pubblico ferrarese. Il giovane Viviani, lui, era stato sostituito da un certo Stefano Ferretti, giovane futuro spallino, pupillo di Galeone.

Secondo incrocio. Spal-Centese, stagione 1989/90. Siamo in C2, il punto più basso - fino a quell’epoca, dopo sarebbero arrivati giorni anche peggiori - toccato dalla Spal nella sua storia. Alla settima giornata, il derby interno con i cugini. La Spal non è ancora riuscita a decollare (e non lo farà), la Centese è una squadra con i fiocchi: Cervellati, Ricci, Caini, Danilo Ferrari, Maritozzi, Gigi Cagni in panca. Scusate se è poco. IL centravanti? Mauro Viviani. Che al 4’ intercetta il retropassaggio di Paganelli e, solo davanti a Piacentini, batte il portiere spallino con un perfetto rasoterra. Morale: 1-0 da lì alla fine, derby alla Centese, Viviani mattatore.

Terzo incrocio. Stagione 1990/91, sempre in C2. La Spal vince a Treviso, siamo alla prima di ritorno. E il presidente Donigaglia che fa? Esonera mister Lombardo e chiama Gibì Fabbri, che debutta in casa contro il Lecco, il 10 febbraio 1991, clima da lupi e ombrelli aperti. La Spal si trova avanti 3-0, quando in un minuto, tra il 79’ e l’80, il futuro allenatore spallino Remondina e... Mauro Viviani, segnano i due gol ospiti e fanno correre un brivido carognone sulle spalle dei biancazzurri.

Ecco, con tutti questi precedenti, questo trovare la Spal sulla sua strada (o viceversa) era inevitabile che un giorno Mauro Viviani vivesse la Spal diversamente. Grazie a suo figlio Federico. Sono i casi della vita. O forse non è un caso.

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