Il Mondiale è a rischio ma gli azzurri litigano e Ventura è nel caos
di Massimo Meroi
Domani a San Siro il ritorno con la Svezia, servono due gol Si torna allo sciagurato 4-2-4, anche Pirlo boccia il ct
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E adesso che succede? L’Italia del pallone si è risvegliata delusa, sgomenta dopo la sconfitta nell’andata del play-off Mondiale con la Svezia. Ma non c’è tempo per pensare o per fare analisi. Domani sera si ritorna già in campo a San Siro per la gara di ritorno. Bisogna vincere con due gol di scarto per staccare il biglietto verso Russia 2018. In caso contrario azzurri a casa e Gian Piero Ventura che terminerà anzitempo la sua esperienza sulla panchina azzurra.
Appiano Gentile. La Nazionale è atterrata ieri pomeriggio a Malpensa e da lì ha fatto rotta su Appiano Gentile dove preparerà l’appuntamento di domani sera. Chissà se nella camera che da qualche mese ospita quel ruvido geniaccio di Luciano Spalletti, il ct Ventura non trovi l’ispirazione per azzeccare la formula giusta.
In aeroporto non c’erano più di dieci tifosi ad accogliere Gigi Buffon e compagni. La gente è delusa, magari lo è anche una parte dei 70mila che domani sera riempiranno San Siro, ma questo è il momento di “turarsi il naso” e provare a spingere gli azzurri verso la qualificazione. Solo il giorno dopo sarà tempo di processi e si spera anche di autocritica da parte di una federazione da tempo più che balbettante.
Zero alibi. Che ci sia confusione in casa azzurra lo testimonia la lettura della partita di Solna data dallo stesso Ventura e da alcuni azzurri che hanno parlato di «zero tiri verso Buffon e di occasioni create dall’Italia». Due per la precisione: il colpo di testa di Belotti e il palo di Darmian. Un po’ poco per accampare delle giustificazioni. E non è il caso neanche di tirare fuori le decisioni arbitrali. Berg avrebbe meritato il secondo cartellino giallo, ma è opportuno ricordare che se ci fosse stato il Var, Daniele De Rossi per una manata allo stesso Berg, avrebbe potuto essere espulso. Illuminante in questo senso il commento di Andrea Pirlo uno che in campo accendeva la luce e che oggi servirebbe come il pane a Ventura: «Parlare dell’arbitro mi sembra riduttivo, la squadra doveva fare di più. In queste gare si deve lottare, l’impressione è che si andasse giù al primo contatto. La Nazionale è attesa da giorni pesanti, bisognerà rivedere gli errori commessi e cercare di porvi rimedio. Come farei giocare l’Italia? In maniera più offensiva, magari con un 4-3-3 con Insigne largo e libero di inventare negli ultimi trenta metri. Abbiamo giocato centralmente perdendo tanti palloni, invece dovremo allargare il gioco dando la possibilità agli esterni di creare superiorità numerica».
Spogliatoio spaccato. Ma servirà innanzitutto unione d’intenti. Dall’esterno si ha più che la sensazione di una squadra divisa. Neanche gli stessi senatori sembrano formare un gruppo monolitico. Ventura pare un ct “commissariato”. Il ritorno al 3-5-2 non sarebbe farina del suo sacco ma del trio Buffon-Barzagli-Chiellini. A Solna non ha dato gli effetti sperati. E così ecco che Ventura sta meditando di tornare al suo caro 4-2-4 che ha portato alla figuraccia con la Spagna. «Se devo affondare lo faccio con la mia testa e le mie idee», i pensieri che frullano nella testa del commissario tecnico. E allora difesa a quattro con Florenzi e Darmian terzini e la coppia centrale formata da due tra Barzagli, Bonucci e Chiellini (a proposito, frattura al naso non grave per il milanista che giocherà con una maschera protettiva). Al centro, mediana a due composta da De Rossi e uno tra Gagliardini e Jorginho, Candreva e Insigne esterni e davanti la coppa Immobile-Eder. Siccome è corretto parlare con il senno di prima, non pare una soluzione idonea. Troppo scoperta la zona centrale che rischierà di essere infilata dalle ripartenze degli svedesi.
Fatti non parole. Nella giornata dei silenzi, l’unica riflessione a voce alta ieri è stata quella del presidente federale Carlo Tavecchio che ha trascorso la giornata con la squadra: «Non è tempo di parole, la reazione ci sarà in campo», ha dichiarato prima di salire sull’aereo che riportava la squadra in Italia. Parole una volta tanto quanto mai opportune. E allora turiamoci tutti il naso e domani sera a San Siro o davanti alla tv gridiamo “Italia! Italia!”. Sperando che basti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Appiano Gentile. La Nazionale è atterrata ieri pomeriggio a Malpensa e da lì ha fatto rotta su Appiano Gentile dove preparerà l’appuntamento di domani sera. Chissà se nella camera che da qualche mese ospita quel ruvido geniaccio di Luciano Spalletti, il ct Ventura non trovi l’ispirazione per azzeccare la formula giusta.
In aeroporto non c’erano più di dieci tifosi ad accogliere Gigi Buffon e compagni. La gente è delusa, magari lo è anche una parte dei 70mila che domani sera riempiranno San Siro, ma questo è il momento di “turarsi il naso” e provare a spingere gli azzurri verso la qualificazione. Solo il giorno dopo sarà tempo di processi e si spera anche di autocritica da parte di una federazione da tempo più che balbettante.
Zero alibi. Che ci sia confusione in casa azzurra lo testimonia la lettura della partita di Solna data dallo stesso Ventura e da alcuni azzurri che hanno parlato di «zero tiri verso Buffon e di occasioni create dall’Italia». Due per la precisione: il colpo di testa di Belotti e il palo di Darmian. Un po’ poco per accampare delle giustificazioni. E non è il caso neanche di tirare fuori le decisioni arbitrali. Berg avrebbe meritato il secondo cartellino giallo, ma è opportuno ricordare che se ci fosse stato il Var, Daniele De Rossi per una manata allo stesso Berg, avrebbe potuto essere espulso. Illuminante in questo senso il commento di Andrea Pirlo uno che in campo accendeva la luce e che oggi servirebbe come il pane a Ventura: «Parlare dell’arbitro mi sembra riduttivo, la squadra doveva fare di più. In queste gare si deve lottare, l’impressione è che si andasse giù al primo contatto. La Nazionale è attesa da giorni pesanti, bisognerà rivedere gli errori commessi e cercare di porvi rimedio. Come farei giocare l’Italia? In maniera più offensiva, magari con un 4-3-3 con Insigne largo e libero di inventare negli ultimi trenta metri. Abbiamo giocato centralmente perdendo tanti palloni, invece dovremo allargare il gioco dando la possibilità agli esterni di creare superiorità numerica».
Spogliatoio spaccato. Ma servirà innanzitutto unione d’intenti. Dall’esterno si ha più che la sensazione di una squadra divisa. Neanche gli stessi senatori sembrano formare un gruppo monolitico. Ventura pare un ct “commissariato”. Il ritorno al 3-5-2 non sarebbe farina del suo sacco ma del trio Buffon-Barzagli-Chiellini. A Solna non ha dato gli effetti sperati. E così ecco che Ventura sta meditando di tornare al suo caro 4-2-4 che ha portato alla figuraccia con la Spagna. «Se devo affondare lo faccio con la mia testa e le mie idee», i pensieri che frullano nella testa del commissario tecnico. E allora difesa a quattro con Florenzi e Darmian terzini e la coppia centrale formata da due tra Barzagli, Bonucci e Chiellini (a proposito, frattura al naso non grave per il milanista che giocherà con una maschera protettiva). Al centro, mediana a due composta da De Rossi e uno tra Gagliardini e Jorginho, Candreva e Insigne esterni e davanti la coppa Immobile-Eder. Siccome è corretto parlare con il senno di prima, non pare una soluzione idonea. Troppo scoperta la zona centrale che rischierà di essere infilata dalle ripartenze degli svedesi.
Fatti non parole. Nella giornata dei silenzi, l’unica riflessione a voce alta ieri è stata quella del presidente federale Carlo Tavecchio che ha trascorso la giornata con la squadra: «Non è tempo di parole, la reazione ci sarà in campo», ha dichiarato prima di salire sull’aereo che riportava la squadra in Italia. Parole una volta tanto quanto mai opportune. E allora turiamoci tutti il naso e domani sera a San Siro o davanti alla tv gridiamo “Italia! Italia!”. Sperando che basti.
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