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Spal-Fiorentina vissuta dal mito Pandolfini «Devo tutto a Ferrara»

di Paolo Negri
Spal-Fiorentina vissuta dal mito Pandolfini «Devo tutto a Ferrara»

Lo straordinario ex campione biancazzurro e viola ricorda il passato «Lì la spinta determinante per la mia carriera, mi hanno voluto bene»

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FERRARA. «Chiama da Ferrara? Ah, che piacere mi fa... Che ricordi fantastici».

Dall’altro capo del telefono, la voce di Egisto Pandolfini sembra avere un piccolo tremito. Si percepisce l’emozione. Lui, uno dei più grandi giocatori della storia della Spal, bandiera della Fiorentina, è un signore che ha compiuto 91 anni lo scorso 17 febbraio. Quando festeggiò i 90, l’associazione Glorie Viola organizzò una grande festa radunando una marea di ex giocatori della Fiorentina, da Rino Marchesi a Moreno Roggi, da Giancarlo Antognoni a Claudio Merlo. C’era anche Carlo Bresciani (centravanti spallino per tre stagioni dal 1983 all’86), a suo tempo portato in maglia viola proprio da Pandolfini, che a metà anni ’70 era il direttore sportivo della Fiorentina.

La carriera di Egisto Pandolfini è stata qualcosa di straordinario: 326 presenze e 76 gol in serie A, 21 partite e 9 reti con la maglia della Nazionale, presente sia ai Mondiali del 1950 in Brasile che a quelli del 1954 in Svizzera, capitano della squadra azzurra. Ma tutto partì dalla Spal.

Pandolfini è di Lastra a Signa, 15 chilometri scarsi da Firenze. Si può parlare di un paese a tinte biancazzurre, visto che vi nacque anche Fulvio Nesti, grande mediano biancazzurro, approdato a Ferrara nel 1948 proprio a parziale conguaglio (dalla Fiorentina) per il trasferimento in viola di Pandolfini, col quale poi giocò nell’Inter. Egisto (o semplicemente “Gisto”, come veniva affettuosamente chiamato) crebbe e debuttò in viola, ma poi venne in un certo senso sbolognato all’Empoli, in B. Il presidentissimo Paolo Mazza, che nel dopoguerra stava costruendo la grande Spal ed il proprio mito, lo notò da avversario nei due scontri diretti di campionato e decise di portarlo a Ferrara. Fu una delle sue intuizioni più grandi. Giocando come centravanti, Pandolfini nel 1947/48 disputò un campionato strepitoso, vincendo la classifica cannonieri con 20 gol in 31 partite e guidando la Spal ad un passo dalla clamorosa promozione in serie A (raggiunta poi qualche anno dopo). Performances di livello tale, le sue, da indurre la Fiorentina a riacquistarlo: i viola pagarono a Mazza una cifra iperbolica per l’epoca, aggiungendo pure i cartellini di Nesti (appunto) e dell’attaccante Otello Badiali che aveva giocato nell’Ac Ferrara (denominazione assunta dalla Spal nel periodo bellico) e che nel 48/49 segnerà la bellezza di 19 gol. Per Mazza e la Spal un affare mostruoso. E per Pandolfini il trampolino di lancio. Tornato a Firenze si sarebbe infatti definitivamente imposto ai massimi livelli, diventando bandiera gigliata (quattro campionati, 142 partite, 36 gol), approdando in Nazionale e passando poi alla Roma (120 partite e 30 gol) e quindi all’Inter per due anni, dove avrebbe giocato al fianco di Oscar Massei, da lì a poco alfiere spallino: curiosamente, il 3 febbraio 1957 Pandolfini e Massei firmarono le reti della vittoria 2-0 dell’Inter contro la Spal. Pandolfini avrebbe segnato anche nel 4-0 del 2 febbraio 1958. Proprio alla fine del torneo 57/58, 32enne, Pandolfini venne considerato finito dall’Inter. Mazza non si fece scappare l’opportunità e lo riportò alla Spal, venendone ripagato con 25 gare d’alto livello, 2 gol (ormai giocava da centrocampista) ed un fondamentale ruolo di leader nella conquista di una sofferta salvezza. La stagione dopo, 1 sola partita - a Vicenza - ma preziose vesti di chioccia all’interno del gruppo che avrebbe conquistato lo storico quinto posto. Poi il ritiro. O meglio, una parentesi biennale da giocatore-allenatore all’Empoli prima del rientro alla Fiorentina come istruttore dei giovani e successivamente come direttore sportivo.

Domenica, a Ferrara, si gioca Spal-Fiorentina. La sua partita.

«Sì, me l’hanno detto - ci ha confidato Pandolfini -. Nessuno può immaginare che piacere mi faccia rivedere la Spal in serie A. Ho un ricordo eccezionale dei miei anni lì, dove ricevetti la spinta fondamentale per la mia carriera. Oggi voglio che si sappia che dico grazie alla città, ed a tutti i ferraresi che mi hanno sempre voluto bene, forse perchè un po’ li ho fatti gioire».

Egisto Pandolfini sta recuperando da un incidente. E con pudore dice: «Fatico un po’ a parlare, non riesco ad andare oltre. Ma grazie per avermi telefonato».

Siamo noi a doverlo ringraziare.

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